Nei panni dei rifugiati, la sfida di Porte Aperte

Notizia inserita il 8/5/2016 alle 12:04 nella categoria: Chiesa Perseguitata

RIMINI - Di profughi si parla molto, ma nel concreto si sa molto poco: al di là delle consuete immagini dai campi profughi o dai confini presidiati da un'Europa sempre più attonita e confusa, il grande pubblico non conosce storie, percorsi, rischi e condizioni di chi è dovuto scappare dal proprio Paese per salvarsi la vita in seguito all'avanzata dell'Isis, alle persecuzioni delle dittature, all'emarginazione da parte di maggioranze religiose ostili.

LA GUIDA - Il modo migliore per raccontarlo, ha pensato Porte Aperte, è offrirne un assaggio - ancorché virtuale - che attraverso tanti piccoli gesti e comportamenti pratici permetta al credente occidentale di mettersi nei panni di un rifugiato.

È nata così Vivi come un rifugiato, una pratica guida che abbina l'informazione sulle attività di Porte Aperte a sostegno dei profughi e, ne contempo, si propone di aumentare la consapevolezza dei lettori sul tema.

«Attraverso questa brochure - spiega Cristina Merola, coordinatrice per l'Italia del progetto - Porte Aperte vuole rispondere a due delle domande più frequenti: in quali modi l'organizzazione fa fronte all'ondata di rifugiati, e come aiutiamo i cristiani a rimanere nei loro Paesi».

L'IDEA - Vivi come un rifugiato (2,50 euro) è pensata per un duplice utilizzo: l'esperienza personale e la condivisione in gruppi di studio o preghiera, specie giovani, per esplorare biblicamente che cosa significhi vivere come rifugiati.

«Secondo alcune versioni della Bibbia - spiega Cristina - l'apostolo Pietro si rivolge agli "esiliati", ed è una traduzione significativa. Esiliati è sinonimo di rifugiati, persone che sono state allontanate dal Paese in cui vivevano. Parlarne in questi termini aumenta la nostra consapevolezza di cristiani come pellegrini sulla terra, precari, anche quando viviamo in una zona tranquilla».

Realizzata partendo da un'idea della sede inglese di Porte Aperte/Open Doors, la guida è stata presentata in Italia al convegno di inizio maggio, ed è stata stampata per ora in duemila copie.

I CONTENUTI - In apertura, dopo una testimonianza di impatto da un campo profughi siriano, l'introduzione mette in chiaro la situazione: "Il mondo è in movimento? No, il mondo è in fuga", a significare un cambio di prospettiva che, ormai, possiamo definire epocale, e che come cristiani dobbiamo guardare con occhi diversi rispetto agli altri: «I politici e i media - spiega Porte Aperte nella guida - discutono su cosa fare e se queste persone siano migranti, rifugiati o richiedenti asilo. Gesù ha usato una parola per definirli. Li chiamò "prossimo"».

Nel concreto la guida si propone di accompagnare il lettore per sei settimane, giorno per giorno, attraverso letture, spunti di preghiera e di riflessione anche concreta. Per ogni settimana viene proposto un tema chiave ("salvataggio", "riparo", "perdita", "servizio", "regno", "risurrezione"), seguito da suggerimenti quotidiani, con letture bibliche a tema e spunti di preghiera mirati.

SFIDA PRATICA - Ma non solo: la guida propone la sfida di vivere per sei settimane richiamando in qualche misura nei propri comportamenti quotidiani le condizioni di un rifugiato. "Mettersi nei panni" è l'idea chiave; a volte letteralmente - "indossa gli stessi vestiti per una settimana", "vivi per una settiana in una tenda" - altre volte in chiave di sfida - "copia tutti i versetti della Bibbia che ricordi come se la Bibbia ti fosse stata confiscata", "svegliati di notte per pregare" - per immedesimarsi in condizioni comuni per i profughi.

In appendice alla guida sono inoltre presenti quattro sessioni di gruppo in vista del discepolato, mirate per aree di azione di Porte Aperte; in conclusione al lettore viene proposto un invito a proseguire il discorso continuando "a sostenere la tua famiglia perseguitata".

«La guida non copre solo il Medioriente - precisa Merola - ma vuole dare l'idea che i rifugiati sono ovunque. I media si concentrano sulle aree invase dall'Isis, ma ci sono rifugiati anche in altre aree del mondo: in Cina arrivano profughi dalla Corea del Nord; in India, Bangladesh e Thailandia i cristiani di etnia rohingya in fuga dalla Birmania (che sono doppiamente perseguitati, in quanto rifugiati e in quanto minoranza); nei Paesi affacciati sul lago Ciad arrivano migliaia di persone dal nord della Nigeria, a causa delle violenze di Boko Haram».

OLTRE LA GUIDA - La guida "Vivi come un rifugiato" è solo una delle attività che Porte Aperte porta avanti a favore dei profughi: «nei centri di rifugio - ricorda Cristina - è aumentata la fornitura di alimenti, generi di prima necessità, materiale didattico, spazi dedicati ai bambini. Nei campi profughi, ma non solo: i cristiani rifugiati, tendenzialmente, non vengono ospitati nei campi o nei centri, ma trovano un alloggio provvisorio nei cortili delle chiese».

L'azione di Porte Aperte tenta di svilupparsi in modo rispettoso con il contesto, compatibilmente con la situazione generale: in Siria vengono potenziate le chiese situate nelle zone lontane dai conflitti, o nei paesi limitrofi come Giordania e Libano, in modo da permettere loro di ospitare i rifugiati agevolando così un trasferimento a raggio ridotto, in vista di un allontanamento meno traumatico possibile e di un potenziale ritorno nelle città di origine appena sarà possibile. E, a chi vuole rimanere nelle zone di crisi, Porte Aperte tenta di dare la possibilità di farlo.

UN MILIONE DI FIRME - L'attività avrà a breve un ulteriore sviluppo: «nel 2015 abbiamo iniziato a parlare sulle nostre pubblicazioni dell'emergenza-medioriente; prossimamente - anticipa Cristina Merola - lanceremo una campagna di preghiera che coinvolgerà le chiese per i prossimi sette anni. A margine di questa sensibilizzazione spirituale intendiamo raccogliere un milione di firme nel giro di dodici mesi (giugno 2016-17) che verranno poi consegnate ufficialmente al Segretario generale dell'Onu insieme a un dossier aggiornato sulla condizione dei cristiani, basata su ricerche che Porte Aperte ha svolto sul campo in collaborazione con le chiese in Siria e in Iraq».

La presentazione della guida

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