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Appello all'unità dei credenti

Abele Aureli, missionario, evangelista e pastore evangelico presso alcuni gruppi della provincia di Frosinone, ha recentemente lanciato, attraverso la lettera di seguito riportata, un appello all’unità fra credenti.

19 Gennaio 2004

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
pastori e responsabili di denominazioni e di altre organizzazioni,

Mi scuso per la lunghezza di questa lettera, ma vista l'importanza, credo che sia stata necessaria.

E' da molti anni ormai che sento nel cuore un peso per la Chiesa Universale che, come quella nazionale e locale, è frammentata e divisa al punto che non riesce a prendere quota e spesso, cosciente dei propri limiti, non ha il coraggio di prendere autorità contro il nemico delle nostre anime. Frequentemente, nelle nostre battaglie giornaliere, siamo feriti dal fuoco del nemico, anche quando non subiamo la sconfitta. Sento questo peso nel cuore dal 1985, quando il Signore mi ha riportato in Italia dagli USA.

Mi sono sentito un po' frenato nel passato a presentare e condividere quello che vorrei fare qui a causa di alcuni atteggiamenti discriminatori nelle chiese nei confronti di pastori e ministri meno famosi o con chiese più piccole. Forse sarà stata una frase rivoltami qualche anno fa da un pastore: "Ma chi ti credi di essere?" Questo, solo perché avevo fatto mettere l'indirizzo della nostra organizzazione su una TV locale...

Io credo di essere, né più e né meno, un uomo salvato da Cristo per grazia e, come tutti gli esseri umani salvati per grazia, vado anche avanti nelle vie del Signore, per la grazia e l'aiuto di Dio.

Sento che però sia giunto il momento di guardare in faccia la realtà e fare qualcosa al riguardo della condizione quasi "cronica" della Chiesa italiana, piuttosto che continuare ad ingannare noi stessi e fare finta che tutto sia a posto. Spero e prego, pertanto, che questa lettera venga accettata sinceramente ed onestamente per quello che è, e non per quello che il nemico potrebbe farci credere che sia.

Noi sappiamo che il nemico è riuscito a "frammentare" la Chiesa universale, al punto che si presenta come un vaso lesionato, al quale bisogna prestare particolare attenzione altrimenti potrebbe cadere a pezzi. Il nemico sa questo e sa anche che questa nostra consapevolezza di "frammentazione" ci impedisce di esprimere la nostra fede in Dio ed usare contro di lui l'autorità di "figli di Dio" e di "principi" del Suo Regno. Satana sa benissimo ciò che Dio può fare quando la Chiesa è di pari consentimento, pertanto egli ha tutto l'interesse di evitare che la Chiesa sia unita come Gesù vuole che sia: "Affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato". (Giovanni 17:21).

Quando il popolo ebraico si ribellava contro Dio e si metteva ad adorare gli dèi pagani, Egli permetteva ai loro nemici di farlo prigioniero e di deportarlo per renderlo schiavo fino a quando non avrebbe riconosciuto i propri peccati e non si fosse ravveduto.

Senza dar gloria al nemico, la Chiesa, ed in modo particolare quella italiana, è un po' schiava del nemico. Molte chiese sono piene di peccati, al punto che non c'è quasi più distinzione tra esse ed il mondo che le circonda. Molti credenti non credono neppure più che Dio guarisca e che Egli liberi dalle oppressioni del nemico. Molti sono disoccupati e malaticci. Alcuni credono addirittura che stanno portando la "croce" che Cristo gli ha dato di portare, ed a parte qualche individuo o qualche chiesa locale, la situazione è più o meno la stessa a livello nazionale.

Le aree che il nemico sta attaccando in modo particolare, sono: l'unità della Chiesa, la famiglia e la secolarizzazione. Ci conduce a credere che nulla sia peccato, solo perché tutti si comportano nello stesso modo! In pratica, tra il mondo e molti cosiddetti cristiani, non c'è alcuna differenza, e non riusciamo più ad essere la luce del mondo ed il sale della terra che Gesù ci ha chiamati ad essere.

Negli ultimi anni, le famiglie dei credenti vengono prese di mira in modo particolare, affinché vengano distrutte con litigi, divorzi e ribellioni dei figli. Egli sa che il livello spirituale di una chiesa non può essere superiore al livello spirituale delle famiglie che la compongono, pertanto egli attacca le famiglie cercando di distruggerle, ed abbassare così il livello spirituale della chiesa che frequentano! Gesù disse che negli ultimi tempi queste cose sarebbero accadute. Proprio per questo è di vitale importanza vegliare, essere in comunione fraterna e procacciare l'unità del Corpo di Cristo.

La stessa cosa accade per la Chiesa, nazionale e universale. Mantenenendola frammentata grazie alle varie denominazioni e "credenze", tra l'altro spesso simili tra loro (ma che lo spirito di orgoglio, di gelosia e d'invidia ci fanno vedere molto diverse), il nemico fa sì che la Chiesa non abbia la collaborazione ed il sostegno dello Spirito Santo e della Sua potenza, perché lo Spirito Santo può operare solo se c'è il "pari consentimento"! Sansone si illuse che come la volta precedente, si sarebbe alzato e liberato, ma non si accorse che stava cadendo sempre più nella trappola del nemico, fino a quando perse la potenza di Dio! Così sta accadendo alla Chiesa Italiana.

Sono d'accordo che noi cristiani dobbiamo essere positivi e che non è buono confessare con la nostra bocca cose negative, però questo non vuol dire che non dobbiamo confessare a Dio i nostri peccati o che possiamo fare ciò che vogliamo e dire che tutto va bene solo per non confessare qualcosa di negativo nella nostra vita. Dio lo dice in tutta la Sua Parola: "Se mi ubbidirete e seguirete i miei comandamenti, io vi benedirò. Altrimenti sarete maledetti!!! Se poi, riconoscendo i vostri peccati vi ravvedrete e tornerete a me, allora io vi perdonerò e vi ristorerò!" Questa è Parola di Dio, non una confessione negativa!

Ho riscontrato ovunque lo stesso problema, avendo vissuto per anni in Germania, in Australia e negli Stati Uniti, ed avendo anche frequentato alcune chiese italiane. Certo, il nemico lavora contro tutti, anche contro le chiese straniere, ma pare che questo "ministerio" della maldicenza, dell'orgoglio e dei litigi si noti di più tra gli Italiani. Alcuni anni fa, durante una riunione pastorale, ad una mia proposta di invitare di tanto in tanto qualche ministro dall'estero, mi fu risposto che noi in Italia abbiamo i migliori predicatori che esistono al mondo e pertanto non c'è bisogno che venga nessuno dall'estero! Naturalmente, questo è solo uno dei segni del nostro orgoglio e della nostra carnalità! Non che in Italia (per grazia di Dio), non ci siano dei bravi ministri, ma arrogarsi di non avere nulla da imparare dal ministerio di altri servi di Dio che vivono in altre nazioni (così come loro possono imparare da noi), è pura "miopia spirituale". E' un'esagerazione. Non fosse altro che per il fatto che tutti abbiamo bisogno di imparare gli uni dagli altri, anche dalla persona meno considerata nella nostra chiesa locale... Si dimentica inoltre, che non tutti abbiamo lo stesso ministerio e gli stessi talenti. Se siamo un corpo, allora dobbiamo per forza essere uniti, altrimenti dov'è il corpo?

Sono certo che quelli che si comportano in questo modo sono una minoranza, però la stessa cosa, accade tra ministri e ministri, in Italia! La "mano" che si sente superiore al "piede". L'occhio che si sente superiore all'orecchio, ecc. ecc. E così, il Corpo di Cristo, è diviso. Mi pare che questo sia proprio il contrario di ciò che ci ha insegnato Cristo! Nel mondo ci sono questi divari e differenze, ma tra voi non deve essere così, dice Gesù! Eppure, questo accade, ed è all'ordine del giorno!

Sappiamo tutti che ogni volta che lo Spirito Santo ha operato in modo miracoloso, lo ha fatto quando la chiesa era di pari consentimento. Pertanto, come una chiesa locale non può sperimentare un risveglio se in essa non c'è il pari consentimento, così la Chiesa, nazionale ed universale, non potrà esperimentare un risveglio se in essa non c'è il pari consentimento.

Purtroppo, astuto com'è, il nemico non ha perso tempo nell'usare le varie denominazioni ed i problemi di chiesa e famigliari, come i frequenti litigi tra diaconi, anziani e pastori, con diaconi o anziani che si auto-proclamano pastori solo per ripicca o per vendetta ed aprono un'altra chiesa nello stesso paese o nello stesso rione. Accecati e feriti nell'orgoglio collaborano così con Satana nel dividere il Corpo di Cristo, mostrando i panni sporchi a tutto il mondo, piuttosto di cercare il perdono, la riappacificazione e l'amore fraterno, e fare fronte comune contro il comune nemico. Dio fa nascere le chiese per "moltiplicazione", e non per "divisione".

Spesso ci ritroviamo ad essere divisi su cose che non hanno nulla a che vedere con la dottrina della "salvezza per grazia mediante la fede in Cristo". Siamo divisi sul velo, sulla Santa Cena, sulla gonna, sui pantaloni, sulle mezze maniche, sulla cravatta, sui cantici, sul parlare in lingue, ecc. ecc. Nel frattempo il nemico fa festa, lo Spirito Santo non può operare come vorrebbe, e molte anime non vengono a Cristo e si perdono a causa del nostro comportamento di separatisti e di guerra-fondai!

Naturalmente, questo non vuol dire "unità a tutti i costi" anche con quelli che vivono una vita peccaminosa, come fa il resto del mondo, e dover avere a tutti i costi una comunione fraterna con loro. Sappiamo che Dio condanna una vita peccaminosa, e sappiamo anche che Egli non condanna soltanto l'adulterio, l'idolatria ed il ladrocinio, ma condanna anche l'orgoglio, l'odio, l'avidità e la gelosia che spesso esistono nella Chiesa, e sono tollerati!

In 1 Corinzi 5:9-11, Paolo ci dice così: "Vi ho scritto nella mia epistola di non immischiarvi con i fornicatori, ma non intendevo affatto con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari, o con i ladri, o con gli idolatri, perché altrimenti dovreste uscire dal mondo. Ma ora vi ho scritto di non mescolarvi con chi, facendosi chiamare fratello, sia un fornicatore, o un avaro o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un ladro; con un tale non dovete neppure mangiare".

Molte divisioni hanno come scusante la "sana dottrina" che nessun altro all'infuori di noi avrebbe, ma la realtà è che le separazioni sono il frutto della gelosia, dell'egoismo, dell'orgoglio, dell'invidia e dei rancori personali. Se avessimo veramente tanto a cuore la "sana dottrina", cercheremmo per prima cosa di non separare il Corpo di Cristo, perché questo fa parte della "sana dottrina"!

Il danno che noi causiamo con le nostre beghe personali, supera di gran lunga il bene della cosiddetta "sana dottrina", del velo o della Santa Cena. Infatti, io sono convinto che se avessimo mostrato l'amore che il Signore ci comanda di avere gli uni per gli altri, ciò avrebbe prodotto più frutto di quello che le nostre divisioni, conseguenza delle nostre beghe personali, hanno prodotto! Ripeto, sto parlando del pari consentimento tra coloro che credono nella salvezza per grazia mediante la fede in Cristo e nella nuova nascita, non con tutti coloro che pur chiamandosi cristiani, predicano e praticano un altro Vangelo.

Vi prego di non pensare che io porti "l'anello al naso" o che non capisca le difficoltà che incontreremo e che il nemico ci metterà davanti agli occhi quando cercheremo il pari consentimento. Infatti, io non pretendo di credere che si possa fare tutta una chiesa o denominazione unica, o che nello stesso paese si debba per forza adorare Dio nello stesso locale di culto ma, credo che, a dispetto delle denominazioni almeno a livello di pastori e di responsabili, si possano organizzare degli incontri per parlare e pregare insieme affinché lo Spirito Santo ci aiuti ad unirci sotto la Sua guida e che insieme possiamo fare fronte comune contro il nemico delle nostre anime, come una muraglia che non può essere abbattuta!

Una cosa dalla quale dobbiamo guardarci è la carnalità e l'orgoglio che spesso fa capolino in noi e che ci impedisce di sottometterci gli uni agli altri, specialmente tra i responsabili di una grande denominazione o una grande chiesa, nei confronti dei responsabili di una piccola denominazione o di una piccola chiesa! Però, sapendo che questa è la volontà di Dio e che lo Spirito Santo non ci lascia altra alternativa, se vogliamo fare veramente la volontà di Dio e avere un impatto nel mondo che ci circonda, dobbiamo umiliarci, rinunciare a noi stessi e dobbiamo insistere e lottare su questa linea fino a quando Dio ci darà grazia di avere la vittoria contro il nostro comune nemico. A noi potrà sembrare impossibile, ma sappiamo che per Dio nulla è impossibile, e se gli daremo spazio nella nostra vita e nella nostra chiesa, sappiamo già tutti che Egli opererà!

Dobbiamo anche riconoscere che, durante il secolo scorso, la Chiesa italiana ha fallito la sua missione di evangelizzare tutta l'Italia, e questa è una colpa dei nostri predecessori. L'Italia è ancora oggi un campo missionario ed una delle nazioni meno evangelizzate del mondo. In ogni caso, pur dimenticando il passato e guardando avanti, che ci piaccia o no, l'evangelizzazione della nostra generazione è responsabilità nostra, ed è meglio che ci diamo da fare, se vogliamo "veramente" evangelizzarla come il nostro Signore ci chiede.

Giovanni 13:35 dice: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". Credo di capire che Gesù stia parlando dell'amore fraterno che dobbiamo avere, non con il resto del mondo o con chi desidera vivere nel peccato (i quali devono comunque essere amati ed evangelizzati) ma, gli uni per gli altri, i "credenti". L'Apostolo Giacomo nel Cap. 5:15 ci dice a proposito: "Che se vi mordete e vi divorate a vicenda, guardate che non siate consumati gli uni dagli altri". Questo ci fa comprendere il contrasto e ... l'illusione che a volte esiste nella nostra vita cristiana. Come possiamo pretendere che Dio operi dei miracoli e che faccia accorrere gente verso di noi e ci aiuti a crescere, se il mondo non ci riconosce come dei veri discepoli di Cristo?

Io proporrei che ciascuno dei Pastori che condivide questo desiderio, trasmetta questo messaggio e proposta alla propria chiesa, esaminando attentamente la propria situazione e quella della propria chiesa alla luce della Sua Parola. Potrebbe poi trasmettere questo invito ad altri Pastori e responsabili di altri gruppi e denominazioni che hanno a cuore l'opera di Dio, affinché ciascuno di noi faccia del proprio meglio affinché l'unità del Corpo di Cristo divenga realtà. Allo stesso tempo è necessario pregare in modo efficace (individualmente e nelle chiese) che Dio tocchi il cuore di tutti noi, così che questo possa iniziare il più presto possibile.

Ripeto, così come stanno andando le cose (non si illuda chi crede di essere il solo ad avere la sana dottrina), il mondo non può credere che noi siamo "discepoli di Cristo"! Manca l'evidenza! Mancano i frutti! Quando Paolo rimproverava i Corinzi (1 Cor. Cap. 1:12) per la loro carnalità nel preferire questo o quell'altro Apostolo, egli rimproverava anche chi cercava d'essere "super-spirituale", colui che affermava di non parteggiare per Paolo, né per Pietro e neppure per Apollo. Egli voleva far credere che era di Cristo e basta, e che non era come gli altri. Ma anche lui era un carnale! Era un "falso modesto", quindi, altrettanto carnale.

Spero di essere stato chiaro nel fatto che qui non si sta parlando di dottrina della salvezza, ma dell'Unità del Corpo di Cristo (di coloro che sono già salvati) e di vivere una vita cristiana vittoriosa, affinché il mondo possa vedere la luce di Cristo nei nostri cuori ed in mezzo a noi.

E' chiaro anche, che per "Corpo di Cristo" intendo l'unità di coloro che credono nella salvezza per grazia mediante la fede in Cristo, e nella nuova nascita. Pertanto, non credo che la volontà di Dio sia quella di vivere in una "Babilonia" di religioni che pretendono di essere chiamate cristiane ma che non conoscono neppure il significato della parola "cristiano"! A costoro dobbiamo annunziare il Vangelo della grazia ed eventualmente ritrovarci per discutere le dottrine basilari per la loro salvezza.

Spero e prego che questo appello venga accettato, non come se venisse da "Abele Aureli", ma da un semplice fratello in Cristo il quale come tanti di voi, ha a cuore l'opera di Dio e la vuole condividere con tutti gli altri fratelli e sorelle in Cristo, in modo da fare qualcosa al più presto. D'altro canto, non credo si possa credere che nel nostro piccolo noi siamo i soli ad andare in Cielo. Pertanto, come possiamo credere di contaminarci qui sulla terra se mostriamo più amore fraterno e pari comunione fraterna verso coloro che non la pensano esattamente come noi, per poi doverci vivere insieme nel cielo per l'eternità?

Dobbiamo realizzare che il perdono non è tanto per il beneficio di chi ci ha fatto del male, ma è sopratutto per il bene di chi perdona (Marco 11:25). E che il rancore o il risentimento, fanno più male a noi stessi che non a chi ci ha offeso.

Se tu, pastore, fossi stato ferito od offeso da qualche anziano, da qualche diacono, da un altro membro della chiesa oppure un altro pastore, vorrei suggerirti, in questo momento, di pregare per quella persona e di perdonarla.

Cari fratelli, spero di non avervi annoiato con questa lunga lettera, e di sentirvi presto con buone notizie. Se la pensate diversamente o se avete un'idea migliore, vi prego di comunicarmelo via email a: operitaly@tin.it oppure per telefono al numero 0775/20.15.37 o 338/19.03.761. Oppure per posta normale a: Casella Postale Succ. 2 03100 Frosinone.

Dio ci benedica insieme e ci faccia prosperare nelle Sue vie.

Vostro in Cristo,
fratello Abele Aureli

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