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Evangelici.net copiato

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15 Marzo 2001: evangelici.net copiato

Sono ormai già almeno cinque i casi che abbiamo individuato.

Alcuni "fratelli" si sbizzarriscono nel copiare spudoratamente contenuti, loghi e immagini di evangelici.net. In alcuni casi è stata citata la fonte, sebbene non sia stato richiesto il permesso, in altri nemmeno questo.

Ritengo questi fatti un ennesimo esempio dell'immaturità della Chiesa italiana. In un contesto lavorativo, pochi si sognerebbero di copiare il lavoro altrui, sapendo a quale rischio si può andare incontro. Pare invece che quando si tratta di questioni "religiose" tutto debba essere permesso, tranquilli del fatto che il fratello non si permetterà mai di denunciarci o crearci problemi.

Naturalmente non voglio fare una crociata. Credo però sia giusto ricordare a tutti i navigatori che dietro a Evangelici.net ci sono persone che lavorano GRATIS, anzi, che servono. Oltre a Marco Fornasini, il quale, instancabile, porta avanti "La Piazza Evangelica" sin dal 1996, noi altri che ci siamo aggiunti al team di recente, sottraiamo parte del nostro tempo ad altre attività o alla famiglia. Ognuno di noi crede che Evangelici.net sia un servizio utile per l'Italia e continueremo a farlo fin che Dio ce ne darà la possibilità.

Se anche tu credi che Evangelici.net sia un progetto che merita di essere aiutato e incoraggiato, o se invece non condividi il nostro modo di lavorare, puoi:

- farcelo sapere ;-)
- rispettare il nostro lavoro e "non copiare"

Se invece hai il desiderio di collaborare col nostro team, puoi cominciare subito partecipando ai forum o mandandoci il materiale che vorresti veder pubblicato. Se vuoi collaborare ancora più attivamente e condividi le nostre basi di fede, manda un e-mail a webmaster@evangelici.net raccontandoci dettagliatamente chi sei, cosa hai già fatto in Internet e cosa potresti fare. Non ti promettiamo una risposta rapida, ma saremo lieti di avere fratelli e sorelle su cui contare. Abbiamo molti progetti che devono partire e ci sarà lavoro per tanti ;-)

Buona navigazione :-)
Walter Aresca


21 Marzo 2001

In merito alla questione delle "copiature" da evangelici.net, essendo parte in causa (da anni opero attivamente a favore di siti e portali evangelici), forse non dovrei intervenire, ma credo di poter contribuire con alcune riflessioni utili a vedere la questione da una visuale più ampia.

Prima riflessione.
Scrivo molto, e a volte trovo il mio materiale "ripubblicato" altrove, senza che ne sappia nulla. Credo che:
- l'autore debba venir sempre informato, e gli vada chiesto il permesso di ripubblicare: a volte il contesto diverso potrebbe inficiare il senso dell'articolo, oppure un particolare sito potrebbe risultare non opportuno per il testo in questione;
- l'autore debba altresì venir sempre citato, con tanto di e-mail di riferimento, per consentirgli di venir contattato dal lettore (l'interattività e il contatto diretto sono l'essenza di Internet);
- il materiale debba venir riportato *integralmente*;
- gli eventuali "commenti" dei lettori debbano venir comunicati all'autore in modo che possa rispondere. Una volta, in calce alla... ripubblicazione non autorizzata di un mio scritto, ho trovato addirittura la lettera di una persona che riprendeva il mio articolo per considerazioni sue.

Seconda riflessione.
Lavorando nel settore, sapete cosa vedo? Che l'evangelismo italiano su Internet sta assumendo la stessa identica forma dell'evangelismo italiano "fisico": tutto frammentazione e diffidenza.
Lo giro molto, l'universo evangelico italiano della rete. E vedo un panorama triste. Ci sono siti interessanti ma cui mancano le forze per un aggiornamento costante. Ci sono mailing list che promettono una cadenza (settimanale, o addirittura quotidiana) ma dopo un po' si accorgono di non riuscire a tenere il ritmo, e si arenano infelicemente, riportando alla mente quando Gesù esortava: «chi si mette a costruire una torre, calcoli prima la spesa, per non restare a metà». Vedo siti con un ottimo archivio, ma scarsa attualità. Vedo siti con buona grafica, ma contenuti infarciti di errori grammaticali e sintattici; e vedo siti con buoni contenuti ma grafiche imprecise o troppo pesanti.
Vedo "portali" di nome ma non di fatto (a volte mi chiedo se chi li cura sappia cos'è esattamente un portale), che vorrebbero occuparsi di tutto ma si occupano di una o due cose, e mi chiedo perche' non si concentrino su quelle con un sito apposito, lasciando perdere la tentazione "generalista" e le rubriche che non aggiorneranno mai.
Insomma, vedo una realtà da eterni "lavori in corso". Viene allora spontaneo pensare: se il fratello che è un bravo grafico collaborasse con il fratello che realizza validi contenuti, se tre mailing list di messaggi ed esortazioni si accorpassero in una, se il fratello che si occupa di attualita' venisse interessato a curare le rubriche apposite, arricchendo l'offerta di chi ha già un buon archivio... non ne verrebbe fuori UN SOLO portale (vero, stavolta), ma completo, accattivante e utile?

Anche perche' a volte si arriva a veri paradossi: ho visto che piu' di qualche webmaster, nel creare il suo nuovo "portale", ha copiato pari pari i "punti di fede" di altri siti. Ma se si condivide addirittura il *credo* di una certa realtà, perché non aderirvi, piuttosto che creare un doppione?

Fratelli, l'entusiasmo è tanto, ma bisogna ragionare con realismo: ognuno di noi per vivere deve lavorare, e quindi il nostro tempo è giocoforza limitato. Anche le competenze sono limitate: nessuno sa fare tutto bene (io per primo), e lo si vede chiaramente.
Aprire un sito tutto proprio è un sogno, mentre curarlo giorno dopo giorno è una dura realtà, con cui ci si scontra prestissimo, finendo per lasciare a metà il lavoro avviato. L'ho sperimentato sulla mia pelle e, per quanto mi riguarda, ho deciso di non peccare di egocentrismo intraprendendo l'ennesimo sito generalista, ma di collaborare con altri che hanno la mia stessa fede e i miei stessi scopi.

D'altronde, se esiste un portale che funziona e di cui si condividono basi dottrinali, metodologie di lavoro e obiettivi, perché non collaborarvi, anziché avviare una realtà nuova, finendo per disperdere quei talenti e quelle competenze che il Signore ci ha donato?

Fraternamente,
Paolo Jugovac


Per evangitalia@yahoogroups.it, 22 Marzo 2001

> Grazie Paolo J. per il Tuo intervento condivido appieno, e penso
>
che cio' che succede in buona parte delle comunita' evangeliche
>
si verifichi poi anche in rete inevitabilmente.

Attenzione, non credo sia "inevitabile", se non siamo NOI a volere che lo sia.
Mi spiego. Nella realtà fisica, abbiamo chiese, confessioni e usi diversi: differenze dottrinali, differenze nell'organizzazione del culto e degli incarichi nell'ambito della comunità provocati da situazioni nate in momenti e contesti diversi.

In Internet non è così. In Internet non ci sono "chiese"; siamo tutti e solo *credenti*, evangelici, che il più delle volte - come citavo nella mia precedente - condividono lo stesso credo. E, tra credenti, avere comunione è MOLTO più semplice che averla tra chiese.
Lo dimostra questa stessa lista: la cura un evangelico storico e vi partecipano, fianco a fianco, pentecostali fondamentalisti (come me) e darbisti.
Cosa ci accomuna?
- Gesù come Salvatore, e la Bibbia come base di fede;
- la sincerità di cuore, che ci permette di accettare i fratelli anche quando hanno visioni divergenti dalle nostre, proprio perché sappiamo che - esattamente come noi - non prendono posizione per sostenere una loro teoria, ma perché trovano nella Bibbia ragione di credere così, e - come noi - sono pronti a ragionare, investigando le scritture, prendendo in considerazione e rispettando il punto di vista altrui;
- il desiderio di seguire e servire il Signore mettendo a disposizione sua (e quindi anche dei fratelli) le proprie competenze, senza partigianeria o desiderio di preminenza, ma mettendosi *al servizio*. Così Paolo Castellina quando ha fondato Evangitalia, così Walter Aresca quando ha fondato Musictus, così Marco Fornasini con Piazza evangelica, così Alessia Ciuchi con la missione dei Continentals, e allo stesso modo tanti, tanti altri, tra cui umilmente (per spirito più che per risultati) mi conto.
- la capacità di mettersi in discussione e rivedere i propri progetti contingenti (non le proprie basi di fede!) a seconda della realtà che ci circonda. E qui si torna al discorso della maturità, che porta a cercare una collaborazione piuttosto che portare avanti autarchicamente la propria realtà anche quando ci si rende conto dei limiti di questa.

Certo - e lo dico subito - personalmente in tutta coscienza non potrò collaborare con chi ha una visione liberale, o propone stravaganze spirituali non biblicamente fondate.
Ma tra quanti condividono posizioni simili, perché continuare a lavorare su progetti diversi? Perché non unirsi in una sinergia che completi le rispettive attività, offrendo UN luogo dove un credente (o un non credente) sa di poter trovare senza tanti giri ciò che cerca?

Allora, approfittiamo della mancanza di divisioni, ed evitiamo di crearne ora per mantenere le nostre "roccaforti". Ricordiamoci che il nostro lavoro e i nostri talenti non sono veramente *nostri*, ma Suoi, e agiamo di conseguenza.

Fraternamente,
Paolo Jugovac

 

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