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LA FEDE CRISTIANA SOTTO ATTACCO
I Palestinesi convertiti al Cristianesimo rischiano il linciaggio

L’articolo che segue è la traduzione di quello originale in Inglese apparso su World Net Daily che può essere letto sul sito. La data è del 14 gennaio 2003. L'articolo è stato rilanciato da Washington dopo che una deputata si è appellata ad Israele per conto di due fratelli ricercati dalla Autorità Palestinese.

Quando i fratelli Arabi Saeed e Nasser Salamah si sono convertiti dall’Islam al Cristianesimo non avevano immaginato quanto sarebbe costato a loro, alle loro abitazioni, ai loro amici e forse anche alle loro stesse vite.

Al momento della propria conversione, Nasser Salamah era un membro praticante del Fatah, il partito personale di Arafat. Secondo il Gruppo Cristiano Francese e il Consiglio per la Libertà Religiosa per questo “crimine” di coscienza, è stato imprigionato e torturato. I due fratelli hanno deciso che la loro unica speranza era di fuggire in Israele – e successivamente, forse, in Francia o in qualche nazione occidentale, dove avrebbero potuto praticare liberamente la loro nuova fede. Con uno dei due colpito da sentenza di morte, sono quindi fuggiti dalla prigione dell’Autorità palestinese in Israele. Tuttavia i loro problemi sono lungi dall’essere risolti, Israele è disposto a concedere loro solo un permesso di 30 giorni. Per cui si trovano di fronte alla prospettiva di essere nuovamente restituiti all’Autorità Palestinese – e forse uccisi. Fatah li accusa di essere dei collaboratori di Israele. Accusa che l’Autorità palestinese spesso si traduce in linciaggio pubblico. I due fratelli da quando sono in Israele temono anche la loro sorella sia stata uccisa. Sostengono che è svanita senza lasciare alcuna traccia.

Il Pastore Jo Ann Davis, R-Va (Virginia) e il Consiglio per la Libertà Religiosa stanno sollecitando Israele al fine di prolungare il loro asilo – almeno per il tempo necessario a ottenere un permesso di emigrazione in Europa o altrove.

Davis, che siede nel Comitato per le Relazioni Internazionale della Camera Bassa e nel SottoComitato per il Medio Oriente, ha formalmente chiesto al Governo Israeliano, attraverso l’Ambasciatore Americano Daniel Ayalon di assistere i due fratelli Salamah. “Per conto dei due fratelli Salamah Si richiede che prendiate contatto con membri del governo Israeliano e si raccomanda che venga loro concesso asilo nel Vostro Paese”.

La lettera di Davis diceva anche “Chiudo con la postilla che la vostra nazione rimane nei mie pensieri e nelle mie preghiere a causa degli innumerevoli attacchi che i vostri coloni hanno dovuto subire negli scorsi mesi”.

Secondo fonti Arabe almeno 200 palestinesi vengono detenuti nelle prigioni dell’Autorità palestinese con il mero sospetto di essere dei collaboratori di Israele (vedi questo sito).

Secondo al stessa fonte, la maggior parte sono stati arrestati dalle forze di sicurezza della AP nella striscia di Gaza nel corso degli ultimi due anni. Dall’inizio dell’Intifada, settembre 2000, dozzine di Palestinesi sospettati di collaborazionismo sono stati uccisi. Nella scorsa estate in tre mesi, qualcosa come 14 Palestinesi sono stati linciati nella sola città di Tulkarem, tutti con l’accusa di collaborazionismo con Israele.

Dalla CisGiordania (West Bank in Inglese) alla striscia di Gaza, dall’inizio dell’Intifada, più di 60 Palestinesi sono stati uccisi con l’imputazione di aiutare i Servizi di Sicurezza, Shin bet, di Israele. L’AP ha giustiziato almeno altri 5 per la stessa ragione. I gruppo palestinesi in difesa dei diritti umani e le famiglie dei detenuti hanno protestato che molti di loro vengono torturati durante gli interrogatori e alcuni sono stati forzati a firmare delle confessioni.

William Murray, il Capo del Consiglio per la Libertà Religiosa, ha lavorato al fine di produrre l’evidenza circa la persecuzione antiCristiana all’interno dell’Autorità Palestinese. Questo fanatismo, ci dice, viene spesso mascherato come accusa di collaborazionismo con Israele.

“In quella parte del mondo, la tua religione è un certificato di nascita” Murray ci dice. “Nel caso di un Musulmano che rinuncia all’Islam, sua religione per nascita, si può arrivare all’esilio o anche alla violenza”.

Murray ha detto che uno dei due fratelli è stato così duramente torturato dalla Polizia che gli sfregi della violenza (si può anche tradurre in “giudizio di Dio”, alla stregua di quanto facevano i tribunali della inquisizione vaticana n.d.t) lo hanno segnato in modo irreversibile.

Murray dice anche, “Ci è data l’opportunità di raggiungere e di aiutare i palestinesi che non odiano l’America, ed è un’opportunità che non possiamo ignorare”

E poi aggiunge “Vi è una diffusa conoscenza circa le persecuzioni degli Ebrei nelle varie regioni del mondo islamico, ma si fa poca attenzione al prezzo pagato dai Musulmani che si convertono al Cristianesimo. Quel prezzo è spesso la morte”.

Murray conclude “la Coalizione per la Libertà Religiosa lavorerà vigorosamente al fine di far conseguire ai i due fratelli e alle loro famiglie la sicurezza, o in Israele o in un’altra Nazione Occidentale”.

P.S.: in questo sito si può acquistare una cassetta video (in inglese) sulle persecuzioni antiCristiane della Autorità Palestinese dal titolo "Terra Santa - Cristiani in pericolo".

Traduzione: Aldo Moltifiori

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