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Gli Speciali di Evangelici.net

Una seconda Sabra e Chatila?
retroscena della battaglia a Jenin

di Johannes Gerloff, 13 Aprile 2002 (trad. MARILENA LUALDI)

Centinaia di morti e feriti sono il risultato di aspre battaglie, durate giorni, nel campo profughi di Jenin. Lo ammette l'esercito israeliano. Il fidato rappresentante di Arafat Saeb Arekat parla di una seconda Sabra e Chatila. Le immagini che "documenteranno" le affermazioni di un nuovo massacro dell'esercito israeliano, saranno diffuse nel mondo nei prossimi giorni. Fino ad allora, l'esercito vieta a organizzazioni umanitarie come ai giornalisti di entrare nel campo di Jenin: la sicurezza non può essere garantita. C'è ancora troppo materiale esplosivo nelle strade, negli edifici e nelle macerie. Ciò è però terreno fertile per le speculazioni e le voci di tutti i tipi.

Il groviglio maleodorante di edifici in cemento nella parte orientale della città dell'Autonomia palestinese era da tempo noto come focolare dell'estremismo. "Peggio della striscia di Gaza", era questo territorio vasto centinaia e centinaia di metri, così diceva un giornalista palestinese ben informato. Gli stranieri farebbero bene a evitare questo campo. Quanti dei 13 mila abitanti siano ancora vivi all'interno della zona chiusa dai militari, non è chiaro. Il generale israeliano Ejal Schlein, che ha guidato l'operazione in Jenin, spiega che l'esercito ha raggiunto il suo scopo, ossia la distruzione della infrastruttura terroristica e l'arresto di centinaia di palestinesi. Tra questi, ci sono secondo Schlein attentatori suicidi, che avevano già preparato i video, destinati a essere diffusi dopo la loro morte. Ali Sfori, lo sceicco quarantenne, uno dei leader della Jihad islamica, si è presentato ai soldati israeliani giovedì. E' un esperto di bombe e si dice sia responsabile di diversi attentati in luoghi israeliani, Hadera, Binkamina, Afula e al Kibbutz Schluchot. I palestinesi avevano detto in precedenza che lo sceicco era stato ucciso dagli israeliani.

L'esercito afferma ancora, che sono state scoperte grandi quantità di armi, munizioni e materiale esplosivo, come dozzine di laboratori di bombe. I palestinesi arrestati a Jenin cominciano intanto a dare informazioni agli israeliani. Così un funzionario di Fatah, nonché comandante delle brigate di Al-Awsa, Abd al-Karim Awiss, ha riconosciuto che il capo del servizio segreto di Arafat, Tawfik Tirawi, ha partecipato in prima persona al reclutamento, all'addestramento e alla spedizione di terroristi in Israele. Nell'ambito della cooperazione di sicurezza con Israele, Tirawi aveva ricevuto dai partner israeliani liste con i potenziali attentatori suicidi. Invece di farli arrestare, come gli era stato richiesto dagli accordi di Oslo, egli li ha messi in guardia. Gli ufficiali di sicurezza palestinesi, che sono stati arrestati da Israele, hanno detto durante gli interrogatori, di appartenere a organizzazioni terroristiche e di aver guidato attentati contro Israele. Documenti, che sono stati trovati nel quartier generale del servizio segreto palestinese a Jenin, confermano un'indiretta collaborazione delle autorità palestinesi e di Al Fatah (legata a Arafat) con i gruppi terroristici estremistici di Hamas e Jihad. Le conquiste israeliane in altri luoghi dei territori palestinesi forniscono altre prove in questa direzione.
Invece di fermare gli attentati terroristici contro Israele, come dicevano a tutto il mondo, i "partner di pace" dello stato ebraico hanno sostenuto ricercati terroristi con informazioni, logistica e armi. I soldi per questa costosa "coalizione del terrore", come la chiamava il premier Sharon, venivano dalla Siria. Anche questo possono dimostrare gli israeliani con i fondi a Jenin. Meticolosamente i funzionari hanno tenuto libri, come probabilmente hanno imparato nella Germania dell'Est, dove molti di loro si erano formati.

I "combattenti della libertà" palestinesi sanno utilizzare i più efficaci scudi di protezione: donne e bambini nel campo di Jenin o edifici simbolici di significato internazionale, come la chiesa della Natività di Gesù a Betlemme.

Così Arafat e i suoi si nascondono dietro il dolore terribile e la miseria del suo popolo amareggiato e si giocano ogni possibilità di una autodeterminazione dei palestinesi, provati dalla sofferenza, a fianco di uno Stato ebraico. Non c'erano dubbi, che la presa di questo campo profughi non potesse avvenire senza vittime. A dieci anni da Oslo, il governo israeliano sa che non si può trattare con terroristi motivati religiosamente, il cui ultimo scopo è il "martirio". Sa anche però che Israele deve vivere con i suoi vicini arabi, anche con i palestinesi. I soldati non hanno agito come avrebbe fatto "ogni razionale esercito in questo caso", sottolineava un militare israeliano di lunga esperienza. Invece hanno dato ai civili la possibilità di fuggire e poi sono intervenuti con panzer, artiglieria, aerei. Più di venti soldati israeliani sono morti nelle strade del campo profughi pieno di civili.

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