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Gli Speciali di Evangelici.net

Che ne sarà di Israele?
di Johannes Gerloff, 1 Aprile 2002
(trad. MARILENA LUALDI)

Pace sulla terra, se lo augurano tutti gli uomini di buona volontà. E alcuni non solo, bensì fanno anche qualcosa per essa. Come un gruppo di amici dei palestinesi, che hanno facilmente ignorato il divieto del Governo israeliano di entrare in una zona militare proibita, nonché i colpi di avvertimento dei soldati israeliani, per abbracciare e baciare il loro Yassir Arafat davanti agli occhi di un mondo stupito, fra cui una ebrea israeliana. Rappresentanti delle chiese e comunità tedesche compaiono nella Terra Santa per visite di solidarietà, che valgono espressamente solo per i Palestinesi.

Gli amici di Israele si preoccupano intanto della propria sicurezza, dovessero (solo in caso puramente ipotetico!) visitare Israele, e come essere obiettivi, se si riconoscono chiaramente dalla parte del popolo ebraico. Si discute in modo rovente se si possa appoggiare la politica di un Ariel Sharon e si dimentica, che il vecchio generale è l'unico capo di governo eletto democraticamente nel Medioriente. La critica del suo predecessore Barak - interverrei più duramente - giace inascoltata.

Le immagini del terrore quotidiano e delle sue conseguenze le conosciamo tutti. Vengono trasmesse tutti i giorni dai massmedia in ogni salotto. Apertamente i palestinesi mostrano i loro dolori e accusano il terrorismo di stato israeliano e l'occupazione. Pentiti, gli israeliani di sinistra si battono il petto e confessano la colpa del loro governo. Solo i rappresentanti del governo sospettati di propaganda possono dire che Israele deve combattere la sua guerra contro il terrorismo.

Ciò che non mostrano i media, sono i palestinesi che dimostrano contro il terrore delle proprie fila, perché non ce ne sono. Non viene fatta menzione di come si è trattenuto per mesi l'esercito israeliano, mentre il terrore palestinese proseguiva senza posa, perché ormai non è più attuale. Non citano le ragioni storiche del conflitto del Medioriente, perché così possono portare avanti l'immagine "bianco/nero" costruita con tanta cura.

La realtà rimane però che l'unico motivo per l'occupazione dei territori palestinesi è la scarsa disponibilità degli arabi alla pace, e non un qualche sogno israeliano di costruire un "grande Israele". La realtà è anche il radicato antisemitismo arabo, che ha portato alla distruzione in meno di 100 anni, prima ancora della nascita dello Stato d'Israele, delle comunità ebraiche con alle spalle millenni, come a Hebron. La pulizia etnica di più di 200 mila coloni ebrei richiesta da tutte le parti viene avanzata sfacciatamente. Finché dalla parte degli arabi non c'è la minima intenzione di riconoscere che anche loro hanno una grossa parte di colpa in questo conflitto, una soluzione è impensabile.

Probabilmente la pace ci sarà veramente, quando colui che una volta su un'asina attraversò le strade di Gerusalemme, la porterà ai popoli (Zaccaria 9:9-10). Rimane da vedere se ciò avverrà con cura, diplomaticamente e in accordo con l'Onu.

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