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Gli Speciali di Evangelici.net

ISRAELE, 9-20 settembre 2002

Grazie a Loretta per questo splendido reportage e per averlo faticosamente
ricostruito dai suoi stessi messaggi (e da quelli di Abramo) sul Forum.

Lo scopo principale del viaggio era esprimere la nostra solidarieta' al popolo di Israele specialmente in questo periodo di difficolta'. Adesso che si evita Israele e  non è politicamente corretto esprimere giudizi positivi su questo popolo e paese, molti come me da tutto il mondo, cristiani chiamati dal Signore, intraprendono questo viaggio sapendo di essere nella volonta' dell' Eterno che ha stabilito tutte le cose.

Il mio gruppo era composto da 15 persone provenienti da tutta l'Olanda , diverse ma con la stessa caratteristica: amiamo Israele. Partenza il 9 settembre e dopo controlli su controlli, a lungo, di tutti i tipi (perfino le scarpe che portavo sono passate per 2 minuti dai miei piedi alle mani di un agente israeliano che le ha controllate minuziosamente)  siamo decollati.

Dopo  circa 4 ore e mezzo di volo siamo atterrati all'aereoporto Ben Gurion. (Tel Aviv)  Non vi so descrivere la mia gioia all'arrivo, mi sembrava di tornare a casa tanto ero felice.

All'uscita dell'aereo l'aria calda d'Israele e il sole mi sono venuti incontro e mi hanno avvolto come una soffice coperta . Dall'alto ho preso la decisione di baciare la terra  dalla  gioia pero' piu' scendevo piu' mi accorgevo che le mie labbra avrebbero dovuto toccare delle macchie d'olio pazzesche che adornavano l'asfalto, al che ho deciso  man mano che il suolo si avvicinava, che accarezzare con la mia mano il suolo per esprimere quello che provavo forse sarebbe bastato! realismo e praticita' oltre che fede! Mi sono chinata e l'ho toccato con molta emozione.

Comunque se io mi sono sentita cosi' e non è uno scherzo, chissa' come si sentono quegli ebrei che tornano per la prima volta dopo generazioni! La sensazione di essere finalmente a casa, sensazioni genetiche trasmesse dai loro padri e madri e basate sul credere alla terra promessa e data a loro dal Signore. E' male credere alla parola dell'Eterno e alle sue promesse? Non credo.

Mentre il nostro pulmann ci portava verso Gerusalemme avreste dovuto vedere le colline intorno alla citta' che la circondano come una corona. Che paesaggio! Le pietre bianche, come tutte le costruzioni del resto, risplendono al sole e danno una luce particolare a questa citta'. Comunque se in Olanda il passaggio dalla luce al buio dura direi un'ora o 2, qui in Israele si passa dal giorno alla notte in un quarto d'ora.

Mi riempio di immagini:  c'è ancora luce  ma lo faccio dietro ai miei occhiali da sole, indispensabili per tutto il viaggio e quando è buio, prima di viaggiare verso il centro, ci fermiamo e scendiamo non so dove per ammirare Gerusalemme by night. Le luci della citta' luccicano davanti a noi come stelle, ci fermiamo sotto un lampione apriamo la bibbia e leggiamo genesi 13:18, l'incontro di Abramo con Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio altissimo. La guida, una guida speciale il nostro Jacob, apre una borsa e ci offre del pane salato e del vino, come benvenuto a Gerusalemme.

E' sera, un nuovo giorno è cominciato. L'hotel ci aspetta.

10 settembre

Alle 5,30 mi sveglio, appena fa luce mi butto sul balcone, leggo la Bibbia in un angolino, dopo aver rimirato la bellezza del cielo, le colline sulla destra e il resto di Gerusalemme.

Sono proprio  a Gerusalemme? Quasi non ci credo. Comunque mi riempio i polmoni d'aria. Sara' inquinata anche qui ?

Una cosa mi colpisce. Sotto vedo macchine ma niente pedoni, dove sono tutti? Abituata alle biciclette cerco di trovarne almeno una. Il sole splende, il Signore ci ama, cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?

E' proprio la grandezza di Dio che ci da' tutto, ne sono molto cosciente, cerchiamo di mantenere i suoi comandamenti d'amore e speriamo nel suo perdono. Sentendomi benedetta penso a quello che ho letto stamattina in 1 Re nel capit. 20.

I nemici di Israele pensano, dopo una vittoria degli Israeliti, che Israele abbia vinto solo per il fatto che la battaglia era nelle montagne e senz'altro gli dei di Israele sono dei delle montagne ma in pianura , nelle valli, allora sara' altra cosa. Si sono naturalmente sbagliati:

Israele vince nonostante  il suo re  fosse colpevole di tanto male contro il Signore  piu' ancora dei suoi predecessori e nonostante  il numero elevato degli avversari.  Gli Israeliti erano tanti quanto due povere e malandate greggi di capre.  Il Difensore d'Israele ha voluto dimostrare  ancora una volta ad Israele che Lui è il Signore

Mi consolo, con questo pensiero, mi affido a Lui anche perchè devo decidere se andare a Hebron, da Abramo. Anche sua moglie mi ha invitata, la voglia è grande ma visto che loro non hanno un'auto  blindata devo andarci da sola con l'autobus. Prima di partire avevo rassicurato mio marito dicendogli :" Non preoccuparti , l'autobus da sola non lo prendo!"

Oggi ci rechiamo all'ospedale Bikur Cholim il quale trovandosi nel centro di Gerusalemme è in prima linea per quanto riguarda gli innumerevoli attentati.

In Olanda c'è un'associazione con rappresentanti ebrei e cristiani che sostiene anche con iniziative che riguardano le finanze questo ospedale. Ad Aprile , il gruppo precedente al nostro ha incontrato anche una giovane donna che veniva curata qui  dopo un attentato :  parole di conforto e molte lacrime .

Entriamo al pronto soccorso dopo avere passato ancora controlli di borse e zaini. Il dottore che ci fa da' guida  e  la moglie di origine olandese  sono  ortodossi. Calzoni scuri, camicia bianca, barbone, treccine dietro le orecchie e kippa lui e gonna naturalmente lei. I capelli della moglie, saranno veri? o è rasata e ha la parrucca ? Ho sentito che a volte fanno cosi' fra gli ortodossi, boh!

La moglie di Abramo sulla foto aveva un cappellino, lo chiedero' a lei se ci vado.

Il dottore ci spega che a volte negli attentati anche dell'anno scorso, il posto delle esplosioni è cosi' vicino che le teams dell'ospedale si recano sul posto a piedi, cioè di corsa. Poi si sgombera il pronto soccorso per le innumerevoli vittime che arriveranno. All'entrata viene fatta una selezione. Molti sono sotto shock. Il personale dell'ospedale deve essere sempre essere in grado di fare efficacemente il proprio lavoro fra il dolore e la disperazione. Ci possono essere neonati morti, genitori che scoprono che piu' di un figlio non ce l'ha fatta, bambini che non si trovano. E' terribile. La gente che lavora qui ha visto di tutto. Hanno trattato anche un terrorista. La moglie di questo dottore mi dice intanto che visitiamo il reparto neonatologia , che ha smesso da tempo di chiedere al marito se vuole parlare del suo lavoro con lei.  A volte ci vuole tempo , a volte non se ne parla per niente, si spera solo che ci sia una fine a tutta questa violenza senza vincitori.

Il dottore invece ci racconta che la  cosa che l'ha piu' traumatizzato è questa :dopo aver comunicato ad una donna ferita la morte di un figlio molto piccolo e dopo averle comunicato la morte del secondo figlio l' aver dovuto comunicare al resto della famiglia il tutto.

La disperazione dei familiari: famiglia felice prima, famiglia distrutta dal dolore dopo. Il pavimento davanti a lui era pieno di persone o svenute o che si disperavano o che avevano un attacco di cuore. Questo è stato il massimo per lui. Si vedeva chiaramente che questo fatto lo toccava ancora profondamente e la sua voce era piena delle emozioni e disperazione di allora.

Il cuore si spacca anche a noi e come è grande il contrasto fra i fagottini con la nuova generazione di Israele nel reparto neonati e queste storie di morte e dolore.

Sempre di piu' mi rendo conto del trattamento che ci viene riservato, da amici e come se lo fossimo da anni. La cosa è reciproca e ci accompagnera' per tutto il viaggio.

Stamattina abbiamo anche saputo che il capo della'associazione Christenen voor Israel , organizzatrice del viaggio è morto alle 7 a 62 anni in Olanda. Ci viene comunicato in comune, nella sala del consiglio comunale, dove viene donata ad ognuno una spilla con un leone luccicante dorato, il leone di Giuda, simbolo di Gerusalemme

Di seguito visitiamo il nuovo Palazzo della Corte Suprema, che se ho capito bene comunica con il Knesset, il parlamento. Che costruzione imponente, bellissima e risplendente di marmi.

Molto simbolico il tutto, molti circoli che simboleggiano la giustizia e molte linee rette che stanno per i diritti che ogni persona ha. La legge israeliana è ancora in sviluppo e vicino all Torah c'è per ora anche la giurisprudenza dei tempi del mandato inglese e perfino della legge risalente ai tempi del dominio turco.

 

Per strada due signore si fermano dopo che hanno visto il cartellino sulla vetrata anteriore del pullman con la nostra provenienza e il motivo del viaggio, parliamo un po' con loro e alla fine ci baciano, ci benedicono e dicono : "We are proud of you". Le benedico anch'io e chiedo al Signore di proteggerle sulla loro via.

Andiamo anche Yad Vashem, a ricordo e onore dei milioni di vittime della Shoah, che secondo molti arabi non c'è mai stata.

Ad Yad Vashem ci dovrebbero andare tutti, una volta nella vita. Per ricordarsi della Shoah,. per avvertire. Questo posto è anche stato fatto per gli Ebrei che arrivarono dai paesi Arabi, se non sbaglio.

Per prima cosa vediamo il monumento ai bambini, pilari di pietra bianche naturali che fanno da contrasto con il fatto innaturale della morte di bambini, la speranza del mondo. Le pietre di questa "foto di classe" sono rotte nella parte superiore.

Entriamo nella "tenda del ricordo" di basalto come l'eruzione vulcanica di odio dell'Olocausto e come i sopravvisuti segnati di nero per la vita. C'è anche della cenere dai crematori. Mi fa molta impressione. Resisto poco dentro, la guida non è neanche entrata e si è fermata in un angolo vicino alla porta. Uno del nostro gruppo, i quali nonni materni erano ebrei e sono morti in un campo di concentramento esce quasi subito. Se ne sta adesso nell'altro angolo dell'entrata, di spalle.

Adesso siamo in tre fuori e ci guardiamo in silenzio, Poi chiedo a W. se il tutto lo fa star male, domanda stupida me ne rendo conto. Mi dice di si . Ci incamminiamo, gli altri verranno anche loro.

Un'altra coppia del nostro gruppo, cioè la moglie mi prende sottobraccio e mi dice che il marito ha una sorella adottiva che era stata affidata ai genitori da una famiglia ebrea per salvarla dal campo di concentramento. I genitori non sono piu' tornati. Lei è sopravissuta.

Entriamo anche in un edificio buio, dove si vedono solo piccole luci come stelle dell'universo, luci che splenderanno sempre nel ricordo. Una voce legge i nomi di tutti i bambini morti nell'Olocausto, si sente il nome, l'eta', la provenienza nella lingua del bambino. Dura moltissimo leggere tutti i nomi, mesi, giorno e notte e poi finito l'elenco si ricomincia.

Ascolto un po' di nomi e non posso fare a meno di cercare di immaginarmi il viso di qualche bambino. Con gli stessi sogni e aspirazioni dei miei figli, forse lo stesso colore degli occhi, le stesse birbanterie, massacrati solo per il fatto di essere Ebrei.

Com'è difficile accettare il fatto che gli uomini possano essere in grado di queste atrocita'.

Dei trasporti dell'Olocausto se ne parla poco ma anche qui sono morte molte persone. Mentre camminiamo, per aria si vede una rotaia di un treno, solo un pezzo con un vagone sopra, sembra appeso nel vuoto, come meta' ponte che finisce con un salto nel vuoto. Sotto il tutto vedo, intanto che proseguiamo, un albero di fico, proprio sotto le rotaie appese nel vuoto. Faccio notare la cosa agli altri, un albero di fico (simbolo di Israele ?) che cresce proprio sotto questo simbolo di morte. Sara' piantato li' proprio per questo o sara' cresciuto spontaneamente qui fra il resto degli alberi ? La guida non lo sa.

Per ultima cosa camminiamo nella valle delle comunita' ebraiche sparite d'Europa, una specie di labirinto di pietre alte come un palazzo, ogni piazzetta rappresenta un paese d'Europa.

Va be', il pullman ci riporta all'hotel. Siamo in Israele, la vita del popolo d'Israele non si è fermata in questo abisso, il Signore sia lodato. Non dimentichiamo pero'.

11 Settembre, di Loretta

dopo varie telefonate e consultazioni con il Signore, la Sua parola e il mio gruppo ho deciso di recarmi a Hebron con I.. Stanotte ho dormito 4 ore e mezzo. Il resto del gruppo ci lascera' verso la' una ad una fermata dell'autobus. Il tutto a nostro rischio e pericolo, per fortuna che hanno fiducia che tutto andra' bene. Ci benedicono.

La fiducia l'abbiamo anche noi senz'altro ma........sono un po' tesa,  insomma..... E'LA PRIMA VOLTA CHE DOVREI SALIRE SU UN AUTOBUS BLINDATO, capite, non è una cosa che faccio tutti i giorni in Olanda !

ok. saliamo sul primo autobus che si ferma davanti a noi ma dopo che in inglese siamo riuscite a farci capire l'autista ci dice che lui non va a...

Scendiamo di corsa perchè gia' vedo arrivare un altro autobus. L'autista che si vede davanti due donne con due zaini che fanno segni strani, ci apre solo dopo che si è convinto di non avere a che fare con 2 terroriste. (Penso!) Saliamo.

Tutti, ma proprio tutti, l'autobus è pieno, ci fissano in silenzio. Li vedi pensare: ma che ci vanno a fare queste due straniere a Hebron/Kiryat Arba?

La meta' degli occupanti sono giovani soldati con dei fuciloni "mai visti in vita mia cosi' da vicino", tutti gli uomini o quasi hanno la testa coperta , le donne hanno le gonne lunghe e molte un cappellino.Ci sono anche bambini e studenti. Anche I. e io ci stiamo abituando alle nostre gonne lunghe e alle maniche corte invece di quelle sbracciate. La maggior parte dei calzoni sono rimasti nella valigia per tutto il tempo. Non mi spiace la cosa. Ci sono 37 gradi.

Mentre il viaggio procede, dietro i vetri doppi si intravedono le colline e il cielo blu, proprio il colore perfetto di come dovrebbe essere il cielo! Nonostante l'autista abbia fretta e prenda le curve su due ruote specialmente nelle vicinanze di certi baratri, niente puo' bloccare la mia felicita'. Mi sento proprio come se andassi sul tetto del mondo. Incontriamo controlli e posti di blocco ma non per il nostro autobus e  dopo un'ora di corsa pazza scendiamo.

Siamo a 1000 metri d'altezza ma non si direbbe E.' tutto molto diverso dai 1000 m. di altezza in Italia. Il paesaggio è aspro e roccioso ma la parte dove risiede la maggior parte degli ebrei è verde e fiorita, come non fosse quasi il deserto della Giudea!

Di sfuggita, penso ad una canzone che cantiamo spesso nella nostra chiesa e penso alle parole della Bibbia sulle colline che saranno riabitate e rifioriranno.

Telefono alla moglie di Abramo che ci viene a prendere con un "maggiolino" . Che emozione vederla per la prima volta. Ha un sorriso fantastico e ci mette subito a nostro agio, parla benissimo l'italiano.

A casa vedo per la prima volta il nostro caro e "mitico" Abramo e i loro figli.

Io e Abramo "ci immergiamo" quasi subito nella Bibbia e passiamo da un argomento all'altro come magari altri parlerebbero di giardinaggio o delle vacanze. Fantastico.

Per ragioni di sicurezza non vi descrivo il posto ma qui sul suo balcone c'è una pace, è questo uno dei posti piu' contesi della terra? Quasi non ci credo ma è la dura realta'.

Hebron mi fa un effetto speciale, lo scopro subito. Gerusalemme, nonostante la gioia, mi procurava una certa tristezza. Pensare a questa citta' che ha sofferto con i suoi abitanti per molto tempo, vedere quella cupola dorata erigersi in un posto che non gli appartiene e gli Ebrei pregare al muro mi ha procurato anche una certa dose di dolore.

Hebron invece, mi da' una felicita' e una tranquillita' paradisiaca, mi sento veramente in pace con tutto, tutti e soprattutto con il Signore. I miei pensieri vanno in continuazione al Signore, come una continua marea di lode. Penso anche a mio marito in Olanda che mi ha dato la sua approvazione per questo viaggio e mi sostiene con le sue preghiere, anche se non sa che oggi sono qui ! Stasera gli mandero' un sms col telefonino.

La mia compagna di viaggio è di sopra e poi davanti alla casa con la vicina di Abramo che parla olandese (anche questo un "caso speciale"). Poi mangiamo tutti insieme, anche i vicini, tutti sul balcone di Abramo. Il tavolo imbandito viene benedetto da Abramo. La conversazione a tavola è in 4 lingue: italiano, inglese, olandese e ebraico! Abramo parla con il vicino in continuazione e mi spiega che parla della Torah, perchè anche cosi' si santifica il mangiare.

Poi,.......... senza il minimo preavviso, senza un segno premonitore, senza che me lo aspettassi e fossi preparata ad una cosa del genere, con meta' polpetta di carne in bocca e meta' sulla forchetta nella mano sinistra, mi metto a piangere. Vi potete immaginare la scena?

All'improvviso, dal nulla, indipendentemente da me, dal profondo del cuore. Cosa succede, mi chiedo. Mi guardo in giro, non mi hanno ancora notata, dapprima mi vergogno, la mia amica mi parla ma non riesco a risponderle, cerco di masticare il resto della polpetta ma è un po' difficile la cosa. Anche gli altri adesso mi guardano, cerco di darmi una spiegazione r azionale della cosa ma l'emozione è troppo forte. I. è preoccupata e divertita nello stesso tempo. E' troppo per me!

E' come se qualcuno avesse aperto il rubinetto della doccia sotto la quale tu stavi senza saperlo e senza avvertirti. La tua reazione all'inizio è di timore e spavento. Infatti la cosa è inaspettata. Poi ti abitui ma all'inizio è... una scossa!

Il pianto si trasforma in riso, cioè in pianto e riso, che sia il Signore ? Ma...... a tavola! Non c'è niente di spirituale nel mangiare a Hebron polpette su un balcone con abitanti ebrei del posto. O forse si'?

Chi ha orecchie per intendere, intenda.

I., la mia amica che è un tipo molto pratico, mi guarda adesso un po' compassionevolmente.

Dopo la cena, Abramo si offre di portarci con la macchina a Machpela, il luogo delle tombe, li', nella parte araba, c'è una costruzione, protetta dall'esercito guardate se volete sul sito: www.hebron.co.il. Viene anche il vicino che stasera vuole pregare li'. Intanto che ci avviciniamo parlando, mi accorgo che I. non risponde ad una mia domanda. La guardo, non sospettando niente e la vedo piangere, con gli stessi lacrimoni miei di mezz'ora prima a tavola.

Lei mi guarda e mi dice che non sa cosa le stia succedendo, non stava pensando a niente di particolare e certamente non era sua intenzione mettersi a piangere in quel momento. Poi anche il suo pianto si trasforma in riso e pianto e ci sentiamo accommunate nella gioia di essere in quel posto con questa gente benedetta.

Chiamo Abramo e gli dico che anche I. è molto commossa come me prima. Piu' tardi Abramo dira' che questa è una cosa che capita a molti in questo posto, anche loro che abitano da tempo qui a volte sono assaliti da queste emozioni. E' qualcosa nell'aria.

Piu' tardi comprero' in Samaria un libro per mio marito sul quale leggero' che per molti Ebrei Hebron è un posto dove si puo' avere contatto con il trono di Dio.

Io vorrei solo dire che qui ho avuto la conferma inconfutabile che Dio ama il suo popolo e che benedice chi lo benedice.


(Le tombe  a Hebron)

11 Settembre, di Abramo

Loretta è stata a casa mia, abbiamo fatto conoscenza, ma è come se l'avessi da sempre conosciuta. Si presenta proprio come l'avevo immaginata, mi ha colpito il suo fervore per Dio e per il popolo di Israel. Mia moglie era molto commossa quando lei ripartì per Gerusalemme.

Siamo andati insieme a visitare la grotta di Machpela dove ci sono le tombe dei nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe; delle nostre madri Sarah, Rivca e Lea e secondo una antichissima tradizione anche le tombe di Adam ed Eva.

Non immaginate con quale emozione Loretta e la sua amica olandese entravano nel luogo delle tombe. "E' la presenza di un qualcosa che sta nell'aria, è una cosa normale, succede a tutti." Le dissi, quando vidi le lacrime dei loro occhi. "Noi che abitiamo in questo luogo sentiamo continuamente questa strana cosa e anche essendo abituati, spesso siamo presi da grande emozione." E' lo Spirito di Dio che presiede in questi luoghi.

Prima di andare a visitare il luogo sacro siamo stati a parlare del popolo di Dio e della Bibbia. Loretta era senza parole, l'emozione l'aveva già presa dal momento che si mise a sedere, parlavo quasi sempre io.

Abbiamo parlato anche del Messia, ma sono stato io, questa volta, ad avere l'iniziativa, non come succede spesso su questo forum. Certo, pensandoci bene, se quel Messia promesso, si chiamerà Gesù, sarebbe la riconciliazione universale, l'unificazione delle religioni. Anche i mussulmani attendono il ritorno di Cristo, pur credendolo profeta e non messia. Il popolo di Israel, invece non avrà bisogno di modificare la sua teologia, se egli, Gesù, nel suo ritorno, compirà il ruolo del così tanto atteso e sperato avvento del Messia. Se questo è un enigma che ha bisogno di essere risolto, lo sarà sicuramente nel futuro, con la seconda venuta di Cristo perchè il popolo di Israel non avrebbe potuto convertirsi al Cristianesimo nel passato, ciò avrebbe messo in pericolo la sua stessa identità e presto si sarebbe estinto perchè assorbito dai popoli gentili. Oggi non sarebbe esistito lo Stato di Israel e non si sarebbero potuto adempiere le profezie, ma Chi ha scritto la storia dei popoli evidentemente ha fatto in modo che il Suo popolo non dimentichi la Torah e la conservi per il periodo culminante, per il tempo della fine, la fine di questo sistema di politica internazionale, per far strada alla politica di Dio, alla Teocrazia, alla Regalità di Dio, alla salvezza ed emancipazione di tutti i popoli della terra.

"ve haià **** le Melech al col haaretz baiom hahu iiè **** Ehad ushmò Ehad". = "e sarà **** il Re per tutta la terra, in quel giorno sarà **** Uno e il suo nome Uno." (Zacharià 14:9)

Non come aveva detto Papa Pio X a Herzl nel 1919 che la salvezza dei popoli avverrà solo quando tutto il mondo, ebrei compresi, diventerà cristiano, e che non sarebbe stato certo che Dio avrebbe permesso di nuovo lo Stato di Israel nella terra di Israel; ma evidentemente i pensieri dell'uomo sono di gran lunga lontani dai sofisticati Pensieri di Dio. Dio ama il Suo popolo e lo salverà e per mezzo di esso si salveranno tutti i popoli perchè Egli ci Ama tutti e cerca solo il bene dell'uomo come un Padre cerca il bene dei propri figli. Il popolo di Israel deve continuare a sperare nella venuta del Messia promesso perchè così è scritto nella Torà che ancora vige e che non sarà mai rimpiazata e stà scritto nei profeti che tutti i popoli riconosceranno il Dio dell'universo e il popolo di Israel e festeggeranno con esso la festa delle capanne. (Zacharia 14:16-19)

In passato avevo conosciuto protestanti, cattolici e evangelici e alcuni di questi sono venuti a trovarmi, ma l'esperienza con Loretta per me e mia moglie è stata veramente unica e pensiamo che due angeli ci hanno visitato perchè angeli per noi ebrei significa anche uomini mandati da Dio per consolarci e sostenerci. E nella Sua grande bontà Egli ci mostra sempre che non siamo soli. Propio lei, Loretta fà parte di una organizzazione di volontariato per sostenere il popolo di Israel e proprio in questo periodo che stiamo attraversando grandi prove ne abbiamo tanto di bisogno.

Che il Signore mandi sempre i Suoi angeli per sostenerci. Benedetto nei secoli sia il Suo Nome. Amen sela.

(le immagini sono di Gerusalemme)

12 Settembre

Lasciamo Gerusalemme per un po' di giorni. Prima ci rechiamo al Memorial Center di Latrun, qui c'è un monumento ai caduti e il museo della Cavalleria, nel senso di carri armati.

Leggo : "...ai guerrieri che hanno dato la loro vita cosicchè noi vivessimo in pace in una nazione libera. I loro nomi e le loro gesta eroiche sono per sempre incisi nei nostri cuori"

Qui ha combattuto anche Giosuè e il popolo, vedi cap. 10:12. Nella valle di Aialon, dove il sole e la luna si sono fermati. Qui si è combattuto nel 1948 e nel '67. Nel posto piu' alto di questo memorial c'è anche una costruzione che era un posto di polizia inglese ai tempi del mandato britannico, i muri sono ancora crivellati di colpi.

Poi andiamo in un centro del JNF dove piantiamo un alberello a persona sui fianchi di una collina, anche questo rappresenta simbolicamente le profezie: lavoriamo e contribuiamo anche se siamo "stranieri" con le nostre mani al restauro di questa terra. Attorno all'alberello metto 4 pietre.

La prossima tappa è David Portowich con il suo istituto . Si occupa di ragazzi , maschi, che vengono da situazioni problematiche familiari o con poche possibilita' e offre loro un'educazione scolastica, una vita regolare, infatti abitano proprio li' all'istituto e  ricevono un'educazione religiosa ortodossa. Il Signore ha benedetto grandemente il suo lavoro di carita' con doni da tutte le parti del mondo, anche dall'Olanda dove si reca spesso.

Viaggiando verso la striscia di Gaza la guida ci fa notare alcuni posti, dove anche ci fermiamo fra le pietre e il sole ad aprire la Bibbia e a leggere per esempio di Sansone. Vicino alla striscia di Gaza ci aspetta una sosta di 2 giorni in un Kibbutz non religioso. Di sera incontro un ragazzo sui vent'anni nato nel kibbutz che si meraviglia della nostra presenza qui e ci dice che siamo pazzi a venire qui in Israele perchè lui invece se ne vuole andare al piu' presto. Via da questo posto disgraziato. Anche questo è Israele .

In silenzio gli faccio una preghierina anche perchè conosco fin troppo bene queste sensazioni e disagi esistenziali .

Le zanzare israeliane sembrano comunque apprezzare la mia presenza.

Viene anche a trovarci David, che è il capo della security di un kibbutz non tanto lontano da qui dove ci recheremo domani. Non è religioso e crede solo nella sua pistola , nell'esercito e nella sua terra. Sapere pero' che nonostante tutto quello che si dice di Israele noi siamo qui PUR NON ESSENDO EBREI lo fa sentire meno solo e gli da' forza. Per lui e gli altri del kibbutz è una lotta per la sopravvivenza nella sua terra. Nonostante il pericolo e le preoccupazioni non c'è niente che lo potrebbe far spostare dalla sua terra, ci ripete piu' di una volta. Il lavoro nei campi è possibile con la protezione dei carri armati, gli ultimi due anni sono atterrati 50 missili sul kibbutz. 50 di troppo. Nel suo kibbuts vengono a lavorare arabi ma la situazione è molto peggiorata e visto i missili e le sparatorie non ci si fida piu' di nessuno, nonostante la buona volonta' sua e di molti.

Loro vogliono solo vivere in pace, è un peccato questo ? Come lo vogliono anche molti palestinesi dall'altra parte, se ne rendono conto anche loro . Come sempre pero' pochi rovinano la vita di molti.

13 Settembre

Il giorno dopo, molto presto, aerei militari ci sfrecciano sulle teste in direzione Gaza, infatti c'erano stati lanci di missili verso Israele.

Nel kibbutz di David ci rechiamo all'asilo, abbiamo comprato dei giochi per i bambini, restiamo un po' con loro poi David ci porta alla base militare del kibbutz, i militari donne lavorano al posti radar o altri tipi di segnalazioni di pericolo e controllano tutta la zona. Una ragazza compie gli anni oggi. Le cantiamo in inglese Happy Birthday to you. Piu' avanti c'è un altro gruppo. Come sono giovani tutti quanti eppure gia' confrontati con queste situazioni. Si cresce in fretta qui.

Uno delle problematiche di queste zone rimane pero' una delle cose piu' essenziali alla vita; l'acqua. Questo fatto e come hanno cercato l'acqua i primi arrivati qui ci viene spiegato al Yachini Project.

Domani il Mar Morto e poi ritorniamo a Gerusalemme, prima Shabbat, il Shabbat prima di Yom Kippur e poi Yom Kippur.

14 Settembre

è ancora Shabbat all'hotel in Gerusalemme. Siamo molto stanchi, prendiamo le valigie e entriamo nell'ascensore .

Io e I. ci resteremo un quarto d'ora circa, fra su e giu'- giu' e su' nell ' hotel prima di poter uscire al nostro piano in quanto si tratta di un shabbat-ascensore e noi non ne  capiamo il funzionamento. Abbiamo toccato tutti i bottoni possibili senza i risultati che vogliamo. Una signora molto gentile che poi entra ci spiega come funziona l'ascensore di shabbat.  Cioè ci dice che non bisogna far niente, solo uscire al piano giusto!!!!!!!!!!!! Ahhhhhhhhhhhhhhhhhh!

La sera quando mangiamo, sul tardi ', in quanto aspettavamo la fine del shabbat, si canta e si è contenti vicino a noi, nalla sala del ristorante. Molti hanno festeggiato questo shabbat a Gerusalemme. Quando per loro è  l'ora di partire, in una sala vicina, mi colpisce una ragazza vicino alla porta che con la chitarra sta cantando in inglese "Stand by me".

Senz'altro è un caso ma viste nella luce del mio viaggio queste parole mi commuovono e dentro di me accentuano il richiamo a essere vicina al popolo di Israele !

15 Settembre

Il mattino dopo, domenica , a colazione parlando con gli altri dico che mi piacerebbe rivedere Abramo, la sua famiglia e Hebron. Poi di sopra, in camera, suona nel mio telefonino Amazing Grace, cioè qualcuno mi chiama, mi precipito e la moglie di Abramo mi invita a passare Yom Kippur con loro.

Non mi capita spesso che i miei desideri vengano esauditi cosi' in fretta!

Ne parlo con il gruppo e sono contenti che mi venga offerta la possibilita' di passare questa festa speciale a Hebron. Devo passare li' pero' due giorni perchè naturalmente tutto si fermera' fra oggi e domani sera.

Prendiamo l'autobus, gia' ho deciso con I. di digiunare come fa Israele, cioè non mangiare e bere per 25 ore.

Rieccomi in viaggio in direzione Kiryat Arba. L'autobus è molto affollato, infatti molti tornano per passare questa ricorrenza li'. Ci sono anche molti soldati e mi colpisce la gentilezza di molti di questi che si alzano per far sedere donne e bambini.

Vediamo Abramo dopo piu' un'ora di viaggio sul marciapiede opposto alla fermata. E' con il piu' piccolo dei suoi figli, quello con gli occhioni celesti, celesti. Lui sorride sempre, a volte anche quando piange.

Fra le cose che intrapendiamo con Abramo nel pomeriggio, c'è una visita al "profeta" il quale è pero' molto impegnato con i preparativi per Yom Kippur. Nella sua casa che dal dentro è molto curata,   mi colpisce la vista di un pezzo del muro in sala che è come se non fosse finito, non c'è l'intonaco e si vedono le pietre sotto. Mi viene spiegato che anche questo è un confrontarsi con il fatto della distruzione del tempio.

Fuori, nei dintorni della casa, vediamo dei ragazzi di una jeshiva che hanno appena fatto un bagno rituale in un antico buco/pozzo/bagno rituale di pietre.

YOM KIPPUR, di Loretta

Abramo si da' da fare per convincermi a non digiunare, visto che non sono ebrea. Gli spiego che anche a casa digiuno, anche se non mi sono mai astenuta dal bere en in ogni caso mai pensato di farlo con 38 gradi di tepore!

Tutto Israele digiuna in queste ore di penitenza + il riposo assoluto e la mancanza di attivita' + preghiere nelle sinagoghe ecc.. Mortificazione ed espiazione.

Personalmente sono convinta che anche nella nostra vita da cristiani queste cose siano a volte necessarie. Anche i nostri popoli, olandesi o italiani o americani ecc. che siano, ne hanno bisogno, visto la dose di peccati derivanti dalla negazione dei suoi comandamenti e del suo amore o del Suo esistere.

E poi come si fa a non digiunare quando il popolo (e la famiglia) che ti ospita, il popolo che il Signore si è scelto e che anche tu ami e sostieni è impegnato in questo comandamento eterno?

La sera dopo una passeggiata nella parte ebrea di Hebron , prima di ritirarci nella camera che Abramo e sua moglie hanno messo a nostra disposizione, veniamo informate su cosa fare se dovesse esserci pericolo durante la notte. Abramo ne ha parlato piu volte, della tranquillita' speciale di questi giorni ma visto che si è sempre preparati al peggio, lui si sente in obbligo di informarci su certe misure.

16 Settembre

La mattina mi sveglio presto e vado fuori. Il sole mi bacia sulla fronte, le pietre bianche risplendono di luce e i riflessi quasi mi accecano. La voglia di vivere mi riempie, la sensazione di sentirmi un sacco vuoto (senza il mio caro caffe', scusate eh) passa di colpo. Ringrazio il Signore per avermi dato un'altra giornata . Sono accucciata in un angolo vicino al recinto di questo posto, leggo la bibbia olandese, visto che la mia italiana non l'ho e poi rinfrancata dal Signore mi faccio un giro passando dietro la sinagoga dove penso stiano gia' pregando.

All'improvviso, dall'altra parte del recinto, nella zona araba, si apre una saracinesca, un uomo con un vestito lungo mi vede stare li' e mi guarda. Non siamo tanti vicini ma ci fissiamo in silenzio. Una marea di pensieri attraversa il mio cervello ma sono cosi' veloci che non riesco ad acchiapparne nemmeno uno. Visto che non conosco l'arabo alzo il braccio ma solo dopo un po' di esitazione, muovo la mano da destra a sinistra per salutarlo amichevolmente. La persona in questione ci mette lo stesso tempo che ho impiegato io per decidere e senza alzare quasi il braccio muove anche lui la mano .

Mi ha salutato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La moglie di Abramo mi dira' poi che la sua esitazione forse era solo dovuta al fatto che ero una donna e non familiare. Forse era anche perchè ero dall'altra parte del cancello. Bohhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!

Nella sinagoga cerchiamo di seguire le preghiere . Siamo con le altre donne che pregano, a volte sedute e a volte in piedi, in altre due salette. Gli uomini si intravedono dietro una tenda pero' si sentono eccome. Le loro preghiere e il rito mi toccano il cuore anche se capisco purtroppo solo Jerushalaim, Adonai e Amen.

Non è molto direte voi ! La foga e le intenzioni pero' sono chiarissime.

La gentilissima vicina ci da' due libri di preghiere con la traduzione in olandese cosi' abbiamo un 'idea del tutto. Io mi sento molto onorata che mi sia data questa opportunita' di sedermi qui con loro e prego il Signore.

il pomeriggio andiamo con tutta la famiglia alla grotta di Machpela, le tombe dei patriarchi, forse Abramo preghera' qui. Le altre preghiere le aveva fatte nella sinagoga vicinissima a casa anche perch'è li'dovevano avere 10 uomini altrimenti non si poteva pregare.

Piu' che un camminare, quello che facciamo è un trascinarci dal punto A, la casa di Abramo al punto B.

I bambini non solo sembrano avere caldo ma sono stanchi. Nonostante questo sono dei tesori e molto affettuosi. Se non ci vedono per 2 minuti ci abbracciano con un SHALOM! portentoso. Da loro abbiamo imparato molte parole ebree, tipo animali a cominciare da ragno e anche parole di oggetti ma anche parole tipo jeep auto manette polizia pistola ecc. Logico mi sembra !

Le labbra sono molto asciutte e la pelle secca è anche rivestita di una sabbietta rosa molto fine. ho notato. Il sole non spacca solo le pietre ma anche il mio cervello e il desiderio di una bottiglia di una Coca Cola da 2 litri gelata mi assale all'improvviso, scusate se reclamizzo questo prodotto!

Camminiamo in direzione Machpela appunto e incrociamo a volte altre persone che si recano li' a pregare, anche famiglie. Certi hanno un fucile sulle spalle per proteggersi da attacchi o forse far paura ad un nemico invisibile che pero' puo' colpire quando non te l'aspetti.

(Questo succedera' anche dopo il mio ritorno in Olanda come avete saputo da Abramo)

Abramo è contro queste cose. Io lo seguo fiduciosa come fosse una scampagnata e ho fiducia anche nel Signore nella certezza che Lui sa quello che fa con le nostre vite.

La distruzione delle case del centro mi colpisce, anche perchè so che qui sono cadute molte vittime ebree. Dei bambini arabi gridano qualcosa, mi giro per guardarli e salutarli. La moglie di Abramo mi dice pero'che ci stanno insultando.

Arrivati, le scale per entrare nella costruzione della Machpela sono lunghe e pesanti da fare. Ci riposiamo un po' e mi guardo intorno.Ci sono anche molti giovani con dei vestiti che  sembrano risalire ai tempi dei Patriarchi e chiari o bianchi. Che apparizione speciale!

Decidiamo di ritornare. Usciti fuori sotto il sole, riguardo questo posto e cerco di immagazzinare il piu' possibile immagini e sensazioni. Do' un addio nel mio cuore .

Abramo decide di prendere un'altra strada. Oggi c'è il coprifuoco per evitare troppi problemi. Camminiamo fra i caseggiati arabi e gli occhi della gente dietro le finestre o sui balconi mi pesano sulle spalle. Non sono sguardi d'amore. Ma chi potrebbe fare male a questa famiglia e questi bambini innocenti, mi chiedo. Che situazione !

Incontriamo solo un'altra famiglia ebrea e per il resto solo una jeep dell'IDF che fa il suo giro continuo e ogni 5 minuti ripassa sulla nostra strada. Chissa' se Abramo o sua moglie si sentono un bersaglio o sono abituati a tutto questo?

In quel momento Abramo mi dice che li' giriamo a destra invece di proseguire in quella zona perchè piu' avanti sarebbe troppo pericoloso. Rientriamo nella zona ebrea, dietro il cancello.

La sera, dopo che le preghiere nella sinagoga sono finite e le terribili ma anche gioiose 25 ore sono a termine, siamo al buio in piedi davanti alla sinagoga. Tutti guardano la luna e pregano le ultime preghiere.

Yom Kippur è finito.

In casa Abramo "separa" con una benedizione questo giorno da un giorno normale. Si beve ragazzi! Ci viene offerto  molto con la stessa generosita' di sempre.

Poi è ora di salutarci .

Gli addii non mi sono mai piaciuti, specialmente separarsi da gente fantastica che abita in un posto meraviglioso ma anche con i suoi problemi e pericoli fa pensare. Domani partiamo con il gruppo da Gerusalemme per la Samaria.

YOM KIPPUR, di Abramo

Fù in quel momento che vidi Loretta con la sua amica. Era appena scesa dall'autobus superblindato, a prova di bomba, proveniente da Gerusalemme dove Loretta e il suo gruppo albergano. Appena la vidi fui preso da grande gioia e diedi loro il benvenuto. Era un giorno particolare: la vigilia del giorno delle espiazioni, dello Yom Kippur che tutti gli ebrei venerano lodando Dio e chiedendo perdono per il popolo di Israel. Attraversammo la stradella di campagna che conduce alla mia casa, in mezzo alle vigne che producono il vino della benedizione del mio Dio.

Si avvicinava però il solenne giorno di digiuno quando tutti fanno i preparativi per evitare di trasgredirlo in ogni sua forma. Loreta era contenta di rimanere proprio quel giorno e gli avevo spiegato che non sarebbe potuta ritornare lo stesso giorno a Gerusalemme perchè di Yom Kippur in Israel si ferma tutto. Solo all'esercito e ai fuoristrada della sicurezza è permesso di viaggiare. Spiegai a Loreta che non lei non deve digiunare quel giorno perchè, quello di digiunare è uno specifico comando solo per il popolo ebraico. Lei e la sua amica non ne vollero sapere e dissero che avrebbero digiunato come avrebbero fatto per qualsiasi altro giorno quando di solito decidono di digiunare. Mi spiegò che anche lei digiuna di tanto in tanto ma di solito dalla mattina alla sera e spiegai loro che stavolta si trattava di un digiuno di 25 ore. Grande la loro fede cristiana come grande il loro amore per Israel al punto di digiunare e mettere in repentaglio la loro vita in questi luoghi dei più contesi della terra.

Dopo aver parlato della parola di Dio, decidemmo di fare una passeggiata per andare a trovare il profeta di cui una volta raccontai su questo forum. Ma il tempo stringeva e il solenne giorno era quasi alle porte e purtroppo il profeta si affrettava al mikve per il bagno rituale per accogliere con purezza la solennità. Dopo averci offerto da bere siamo partiti con quel vecchio maggiolino strapieno e sovraccarico perchè stavolta dovevo accompagnare anche il profeta e la moglie a Qiriat Arba. Viaggiammo in mezzo a quei campi dove spesso si trovano per terra i segni dei bossoli delle tante sparatorie che svegliano il profeta dal sonno notturno. Poi tornando a casa mangiammo il pasto che si fà poco prima di Kippur, intenso e timoroso.

Quello sarebbe stato l'ultimo pasto dopo di che il solenne e lungo digiuno. Parlammo di tante cose, ma la parola di Dio in primo luogo. Lei era contenta di stare col popolo eletto di mangiare insieme a quella famiglia, a quei banbini ebrei col cappellino del timore di Dio in testa. La benedizione al pane: "Benedetto sei Tu Signore RE dell'universo che fai uscire il pane dalla terra". Dopo averlo benedetto in quel modo, alzandolo, lo spezzai e lo diedi ai commensali. Ero contento che due cristiane mangiavano insieme a noi senza l'ombra delle contese che inevitabili spuntano come funghi in questo forum. Ognuno qui accetta la fede dell'altro, attento di non ferire le idee, i ragionamenti, i modi di fare diversi e quasi condivisi.

Un'armonia bellissima, una benedizione del Dio Altissimo che benedice Israel senza fargli mancare la sua correzione e quelle invitate che sedevano condividendo con noi il pasto. Il Signore così Buono che aveva permesso a Loretta di mettere piede per la prima volta sulla terra di quei antichi e misteriosi Padri della fede infinita e del suo amato Gesù, le mostrava ancora la sua bontà infinita. La sua gioia era traboccante, come trabboccante è la coppa di vino dell'israelita che la innalza e benedice il Sommo e Buon Creatore. Si cerca di fare in modo di bere quanto più possibile perchè poi non si può più il digiuno stà per iniziare e dopo aver benedetto il Signore per il pasto: quella lunga benedizione che si pronuncia chiedendo poi di benedire anche i membri della famiglia e gli invitati uno per uno. Comincia così: "Benedetto sei Tu Signore Re dell'universo che nutre tutto il mondo con la sua bontà e la sua grazia etc." Poi le richieste per tutto il popolo e per Gerusalemme e la ricostruzione del Suo Santo Tempio.

Dopo esserci alzati mi recai in cucina per bere l'ultimo sorso d'acqua e guardo fuori se è ancora giorno, se c'è ancora luce, guardo l'orologio per vedere se si può ancora bere o il solenne giorno si riempie di tutta la sua sacralità. Non perdo tempo, non c'è tempo per riempire il bicchiere e bevo direttamente dalla bottiglia. Mi riempio la pancia d'acqua, ma prima si recita la benedizione: "Benedetto sei Tu, Signore, Re dell'universo che tutto creò con la sua parola". Bellissima quella benedizione che spesso si pronuncia, perchè ricorda il modo in cui Egli creò il mondo, e poi il ristoro dell'acqua, fonte indispensabile della nostra esistenza.

Ci si affretta in sinagoga perchè il tanto atteso tempio non è stato ancora ricostruito, anche Loreta e la sua amica vogliono vedere, vogliono sentire, sono curiose. Comincia la lode al Signore con canti e richieste di perdono per l'antico e martoriato popolo di Israel. Si prega per la sua sopravvivenza e per la difficile pace resa irraggiungibile e impossibile da chi usurpa la terra promessa dal Creatore alla nazione che porta il Suo Santo Nome. Poi quelle antiche preghiere che vengono dette in unità e timore che sostituiscono quegli antichi sacrifici. I canti si alternano n tante melodie e i cantori improvvisati si scambiano come in una sinfonia le parole di quei millenari canti di Israel. I salmi di David e quei terribili e bellissimi versi della tora che raccontano le aspersioni che il sommo sacerdote faceva nel Tempio quando vi entrava una volta all'anno in quel terribile e solenne giorno:"Ahat, ahat veahat, ahat veshtaim..." Una, Una e una, una e due...". L'aspersione di sopra e le sette aspersioni di sotto. Tutto il giorno durano le preghiere e le lodi, come tutto il giorno dura il solenne e intrasgredibile digiuno. Bello, Bellissimo, è tutto un godimento quel cantare a Dio con tutto il proprio cuore. L'eterno amore di Dio con la sua Sposa, il popolo di Israel, La nazione santa, messa da parte per uno scopo nobile e speciale per la salvezza di tutte le genti.

La notte, col tramonto cominciano i giorni per noi ebrei come quel: "fù sera e fù mattina" di Bereshit, la creazione del mondo. Con la sera dunque cominciò questa grande solennità ebraica ricca di significati, di amore di Dio e di perdono. Quella prima celebrazione notturna durò solo poche ore. Poi quando terminò con quel sentito grido al Cielo:"**** Hu haElohim" "Il Signore, Egli è il Dio" ripetuto tante volte con la bella alternanza di melodie, andammo tutti a passeggio in mezzo a quella santa città martoriata dal sangue sparso dei suoi abitanti e per questo accompagnata da quei frequenti giri delle geep dei soldati sempre vigili. Si và a passeggio perchè essendo un giorno di digiuno non c'è dopo la celebrazione, come le altre solennità di Israel, la santificazione dei pasti con quella coppa traboccante di vino segno della Divina Benedizione.

Si parla si cerca di passare il tempo nel santo digiuno e in quel poco spazio che rimane sulla mente, si riflette sulle opere magnifiche di Dio e ci si rattrista di aver passato ancora una volta un Yom Kippur senza il Sacro Tempio, un vuoto questo che niente può colmare. Pensavo alle parole di Loretta che mi disse quando eravamo seduti fuori in veranda alla vigilia della solennità. Pensavo pure a quelle belle parole che disse in un'altra occasione:" mi sembra di essere in paradiso in questo paese perchè tutti benedicono e pregano liberamente e senza vergogna".

Certo aveva provato quelle simili cose che passarono i miei fratelli ebrei nel bel mezzo delle nazioni, quando non potevano pubblicamente benedire il Nostro Buon Dio perchè ricercati per reati che non commisero. Ma quale vergogna si può provare in mezzo al popolo della lode di Dio, essa è una sua principale caratteristica. Una cosa affascinante ben lontana da ogni altra. Il popolo di Israel. Chi lo immagina in queste vesti di lode e di timore e di grandi solennità e di immense gioie di vita e amore. Certo Loretta ne aveva sentito parlare, ma ora stà qua e amira ciò che vede e si mostra sorpresa. La brava e umile Loretta aveva capito che si trattava del popolo dell'Eterno, rimpatriato dalle tante nazioni dove fù disperso, a causa delle sue disobbedienze e dove subì le più terribili prove della storia dell'umanità.

Poi ci fermammo per sederci in una panchina dopo aver camminato un bel pò senza aver ancora visto altra gente passeggiare, perchè venivamo dalla mia casa situata in un insediamento a parte e pertanto deserta dalla notte fonda. Qui cominciavamo ad osservare quei santi uomini ebrei religiosi che passano la loro vita a studiare la Torah e ad aiutare il prossimo. Essi passavano davanti a noi con quell'abito munito di strani fili bianchi e azzurri legati ai quattro angoli di quel mantello. Fili il cui compito è quello di far ricordare tutti i comandamenti della Santa e intrasgredibile Torah. Ad un tratto ecco passa un cohen, un ebreo di discendenza sacerdotale e lo faccio notare a Loretta ancora tutta impegnata con la sua amica in lingua olandese per tradurre tutto ciò che veniva detto in italiano. Un uomo con la barba lunga e bianca che tranquillo passava di la dopo aver lodato con tutto il cuore ,come sempre fà, il Dio dei Suoi padri, sacerdoti del Dio Vivente. Tornava da una di quelle numerose sinagoghe di Qiriat Arba dove spesso pronuncia la bellissima benedizione sacerdotale.

Poi ci alziamo per continuare il nostro itinerario e raggiungiamo un posto affollato dove c'è un parco giochi e i nostri cari bambini si affrettavano tempestivamente a prendere i loro posti mentre noi prendevamo i nostri sedendoci su quel muretto rivestito di legno. Cominciamo a discutere di vari argomenti con il massimo rispetto delle fedi di entrambi. Ad un tratto si parla del divorzio che apparentemente poteva sembrare un argomento di controversia. Loretta nella sua bontà non può accettare il divorzio, perchè esso è solo caratteristica dei cattivi, che non pensano al futuro dei propri figli e alle altre cattive conseguenze di esso.

Dico che sono d'accordo e racconto qualcosa che riguarda il privato rapporto con la mia cara moglie. Poi si parla di altri argomenti mentre i bambini giocano e si divertono sfuggendo al nostro controllo. Shilò è un "birbante" così lo definiva Loretta, si era allontanato e aveva bisogno di essere riportato vicino a noi. Poi qualcuno piange come sempre succede ai bambini e qualcun'altro cerca di calmarli e... qua e la si passa il tempo della grande solennità di digiuno assoluto. Po si torna a casa e si continua ancora a parlare, ma poi si fà tardi e Loretta e Irene, la sua giovane amica olandese salgono nella stanza preparata per gli ospiti. Loretta dice che ha bisogno di alzarsi presto per pregare e lodare Dio.

La mattina la solenne celebrazione nella vicina sinagoga cominciava alle otto meno un quarto e la sua prima fase durò più di ben sei ore.

Quando entrai in sinagoga quella mattina, ancora si discuteva dello svolgersi dalla celebrazione, sul dafarsi, di chi saranno gli incaricati, chi avrebbe dovuto leggere la Torah, della quale lettura i miei padri stabilirono bellissime note musicali da cantare perchè la Torah per gli ebrei è un magnifico canto. Ma non si possono purtroppo usare strumenti musicali per il grande e lunghissimo lutto della distruzione del Tempio e tutti i canti vengono svolti con le sole voci quasi tenori e baritoni di stampo orientale, da quasta parte dove cantano gli uomini e dall'altra parte i bei quasi soprani delle donne. Perchè così è divisa la sinagoga in uomini e donne, le donne da una parte e gli uomini dall'altra dove stà il sefer, il gran libro della Torah che mai i miei padri smisero di scrivere sulla pergamena.

Una finestra coperta da una tenda separa il luogo degli uomini da quello delle donne, una tenda perchè mi è proibito vedere il bel sorriso di mia moglie, così bella e piena d'amore per me. L'unica donna amata della mia vita e sempre elogiata per le sue grandi doti morali, culturali e di ogni genere. Non si può vedere il sorriso delle mogli perchè esso potrebbe distogliere dalla umile e pura lode innalzata a Dio, che fù così buono di darcele e di benedire il frutto del loro ventre. Esse stanno dall'altra parte dove anche i bambini per accudirli e per farsi che non venga disturbata la solenne celebrazione. Le donne, per gli ebrei, non hanno gli stessi compiti degli uomini: a loro tocca il gran compito di accudire e crescere i nostri figli nell'amore di Dio e della Sua Torah data al Suo servo Moshe e che mai sarà rimpiazzata.

Mentre stava per cominciare la celebrazione mi ricordavo di Loretta che la sera prima mi disse che anche lei avrebbe lodato Dio di prima mattina. Dove sarà andata? Solo oggi, poco fà mia moglie mi diceva che quella mattina fece un giro del nostro insediamento, dove dietro, dall'altra parte, quella che guarda il luogo che nella Bibbia è chiamato le querce di Mamre e che sicuramente molti di voi ricorderanno, ci stanno le case di quei cosiddetti palestinesi, ma invece provenienti dal Kurdistan. Che popolo martoriato è stato anche quello del Kurdistan, quella povera gente che non sapeva dove andare si era stabilita in questo luogo e che poi però si associò a quel popolo nemico che ci nega la Terra dei nostri padri e la nostra stessa esistenza. Sono nostri amici questi, pur essendo nemici sono nostri amici perchè secondo la loro religione siamo vicini e i vicini sono sacri e vanno rispettati. Non posso dire niente di male contro questa gente umile tranne l'essersi associati a quell'altro popolo arabo che si inventò il nome di palestinese per depredare e saccheggiare.

Ecco in un balcone un vecchio amico Kurdo che Loretta salutava mentre passeggiava accanto alle nostre case. Si affrettava a salutarlo probabilmente perchè le avevo raccontato dei buoni rapporti di noi ebrei con questa brava gente. Avevo raccontato di quelle volte che si chiacchierava insieme nella loro casa di Sabato del terribile problema palestinese e di altre svariate attualità, mentre loro preparavano quella tazza di caffè orientale che solo lì avrei potuto bere in giorno di Sabato. Perchè agli ebrei di Sabato è assolutamente proibito cucinare e quel tipo di caffè orientale così buono potevo berlo solo da questi amici.

Poi rividi Loretta dopo la prima parte, quella mattutina, della lunga celebrazione di lode che durò più di sei ore. Sì, perchè in questo giorno solenne come anche in quell'altro di rosh hashannà, il giorno del ricordo del suono, quel suono dello Shofar che gli ebrei dell'antichità sentivano fortemente provenire dal luogo dove Dio parlava. In questo giorno dicevo la celebrazione di Dio è lunghissima e dura quasi tutto il giorno tranne qualche breve pausa. La seconda parte avrebbe dovuto cominciare alle tre e mezzo di pomeriggio quando invece terminammo quella mattutina alle due pomeridiane. Ma avevamo discusso con Loretta che probabilmente saremmo andati a celebrare in quel sacro luogo dove furono sepolti i miei padri. Il sole quel girno spaccava le pietre e la strada era lunga e il digiuno ci struggeva indebolendoci e facendo sentire quella sete continua di acqua che avrebbe potuto evitare di prosciugarci durante il cammino.

Ci affrettiamo allora a prendere una decisione. Certo sarebbe stato bello continuare ad inneggiare a Dio in quel misterioso luogo, che ci fà sempre immaginare il nostro padre Abramo che si affrettava a comprare quel campo. La grotta di Machpela. Sempre frequentata da santi ebrei che ballano e inneggiano i salmi di David e si vestono con quelle vesti bibliche muniti di bei turbanti che non somigliano affatto a quei turbanti del deserto.

Uscimmo da casa insieme, tutta la mia famiglia e Loretta con la sua giovane amica olandese, alla quale sempre si affrettava a tradurre nella loro lingua tutto ciò che dicevo perchè l'olandese non lo conosco e l'inglese lo mastico pochissimo. Per questo si creavano due gruppi che si scambiavano di tanto in tanto. Io con Loretta in Italiano e mia moglie con Irene in Inglese; oppure io con mia moglie nella santa lingua biblica che parlavano i miei padri e Loretta e Irene nella lingua dell'Olanda dove Loretta risiede. Proprio come in quella passeggiata notturna dopo la prima solenne celebrazione della sera. I Bambini non sentivano il peso del digiuno perchè a loro è proibito digiunare, solo agli adulti è permesso. E adulto secondo la religione ebraica è chi ha raggiunto l'età di tredici anni, dopo aver accettato con buon cuore, tutte le leggi della Torah con una grande celebrazione di lodi e canti a Chi la pronunciò, in quel monte della penisola, che per amore della pace, fù restituita a chi cercava di distruggerci.

Il mio primogenito non ha ancora raggiunto quell'età e non poteva quindi digiunare e partecipare alle grandi fedi del popolo di Dio. La sua età non sarebbe stata adatta a quell'umiliazione ed era obbligato dal papà e dalla mamma a bere e a mangiare qualcosa.

I bambini erano contenti come tutte quelle volte che, di Sabato, ci rechiamo in quella grotta facendo tutta quella lunga passeggiata. Quei bravi e innocenti bambini sempre liberi di circolare nella loro terra nativa così piena di pericoli in ogni angolo e in ogni momento. Arriviamo ad un certo punto vicini alla grotta, ma dall'altra parte di Hebron, la città oggi abitata dagli arabi della lunga contesa. "Strano!" Disse mia moglie meravigliata e preoccupata per quei piccoli bambini perchè non avrebbe potuto far quasi niente per proteggerli se non di pregare Quel Dio Onnipotente che sempre l'aveva liberata. "Strano che questa volta in questo punto non ci siano i soldati di Israel!" Disse in ebraico.

Quei soldati che si sentono così soli in questi posti così terribili dove il sangue non cessa quasi mai di scorrere. Di solito sono riservisti che lasciano le mogli preoccupate e i figli a volte vengono convinti che il loro padre non sarebbe potuto più tornare. Questa volta essi non c'erano per proteggerci, ma la benignità di Dio sempre pronta a consolarci ci faceva vedere un cosiddetto "colono" munito di fucile automatico con cannocchiale. Lo conosco. E' un uomo timorato di Dio, uno di quelli che passano il loro tempo a studiare la Torah e a lottare contro l'antisemitismo del mondo. Mi saluta e mi dice: "vedi che non ci sono i soldati a proteggerci?"

"Certo!"- Risposi- " ma Colui che abita i luoghi altissimi è sempre presente per soccorrerci!" Chissà se aveva capito a cosa mi riferivo. Sicuramente avrà pensato ad una frase generica che viene detta per consolarci, ma invece mi riferivo proprio a lui. Ci si sente sperduti quando non si vede l'ombra dei soldati, in questi posti abitati totalmente da palestinesi sempre pronti, nelle loro terribili imboscate. Ma sperduti non si è più, quando si vede uno come lui pieno dello Spirito di Dio... e l'arma che portava era superflua, perchè a volte ci basta vedere un ebreo, ci basta sentirci in compagnia.

Continuiamo ad incamminarci tutti insieme in mezzo a quelle stradette sporche e pericolanti e ad un tratto uno dei miei figli ci fà notare un vecchio ingresso di una vecchia casa che era stato murato perchè lì, un giorno, si era nascosto il nostro nemico mentre pugnalava alle spalle un bravissimo e tranquillo ragazzo che si recava nella tomba dei suoi antichi antenati per pregare. Lo feci notare a Loretta mentre passavamo di lì, sotto quel quasi buio ponte, che univa quelle due vecchie case di quei palestinesi che ci guardano sempre con odio dalle loro finestre ogni volta che passiamo di lì.

A questo punto la stradetta si fà sempre più stretta e si diventa sempre più vulnerabili. Camminiamo in fila indiana, tutti insieme, tutta la famiglia, io, mia moglie i miei sei bambini e le ospiti cristiane, che digiunavano nonostante non fossero obbligate. Il sole è forte, fà caldo, anche egli era il nostro nemico, non un sorso d'acqua che sicuramente ci avrebbe ristorati ridonandoci quelle forze che cominciavano a mancare a quel'ora lì, del pomeriggio. Da una parte e dall'altra, case vecchie, abbandonate, poi una ripida discesa e a questo punto c'è una casa abbandonata dove si notano i segni che qualcuno, un coraggioso ebreo aveva aveva deciso di ristrutturare. Faccio notare questo particolare al ritorno quando quella ripida discesa diventerà una difficile salita e fa' comodo di tanto in tanto fermarsi quando c'è una salita come quella.

Dissi a Loretta:"vedi questa casa? Non è di nessuno. Abbandonata. Come tutte quelle che stanno qui intorno. Ma un ebreo decide ora di ristrutturarla per abitarci, coraggiosamente". Mia moglie invece faceva notare che quelle vecchie case una volta erano di ebrei, che poi furono cacciati e depredati. Camminiamo un altro pò, vediamo l'antico monumento, siamo arrivati. Ecco i soldati, i bambini sono contenti, si riparano dal sole sotto quella tenda legata ai quattro angoli e appesa come meglio si può, per rendere più facile la vita dei soldati, in quei giorni di sole. Ma continuiamo passando sotto quella tenda e a questo punto, accanto al muro di quell'antico monumento, dove stanno le tombe dei miei padri, ecco una donna appoggiata al muro che piangeva.

Stava pregando e si asciugava le lacrime. Chissà perchè stava lì fuori e non osava entrare dentro il monumento dove si tengono le preghiere pubbliche e dove ognuno trova sempre il suo posto appartato per comunicare in privato con l'Onnipotente. Ma  invece no, quella donna stava lì fuori, dove prima, avevamo spiegato io e mia moglie, che lì una volta, durante il dominio musulmano, quando non si permetteva agli ebrei di entrare nei luoghi sacri, si permetteva però di pregare sostando fino al settimo gradino. Lì ci stavano dei gradini che portavano ad uno degli ingressi del misterioso monumento.

Forse quella donna voleva ricordarsi di uno dei suoi nonni che andava sempre a pregare in quel preciso punto, oppure perchè non osava entrare dentro quei luoghi così sacri a causa dei propri peccati. O magari ancora perchè essendo appena arrivata, si era fatta prendere troppo presto dall'emozione da non voler aspettare ancora, per fare quell'altro pezzo di strada che porta fino all'ingresso e si precipitava al primo approccio, al punto più vicino. Oppure ancora magari perchè era di discendenza sacerdotale, una cohen. E ai cohen è severamente proibito recarsi nei cimiteri e nelle tombe. E quello pur essendo le tombe di quei santi uomini dell'antichità che erano amici di Dio, è pure proibito ai cohen essendo esse tombe. Perchè le tombe sono tombe e non si può far distinzione, perchè quando moriamo torniamo ad essere tutti uguali.

Camminiamo ancora un pò e si può osservare a questo punto , in basso, un ingresso della grotta di Machpela che era stato lasciato così, com'era nell'antichità, senza costruirgli sopra un'altra stanza come gli altri ingressi. Ma nessuno può entrare in questo antico ingresso e i soldati sono sempre vigili perchè non venga profanato.

Facciamo allora il rimanente pezzo di strada e ritorniamo ancora una volta in quel punto, poco prima dell'ingresso principale dove i soldati effettuano i primi controlli severi prima di permettere a qualcuno di entrare. E dove Loretta e la sua amica si erano fatti prendere dall'emozione e avevano bisogno di asciugarsi le lacrime.

Dopo aver passato quei primi controlli, saliamo le scale e poi ancora altri severi controlli. Ci incamminiamo in quei corridoi che ci portano nelle stanze dove stanno le grandi lapidi dove sotto, in linea d'aria nella profondità della grotta, ci stanno le antiche tombe. Ci si siede, si prende posto, ci si riposa dopo quel lungo e faticoso cammino a piedi. A piedi perchè nelle festività ebraiche non si può usare l'automobile e questa volta, anche se schiacciati dal digiuno non si poteva andare che a piedi. La vota scorsa invece, in un giorno qualsiasi eravamo venuti venuti in macchina.

Ecco quel particolare gruppo di giovani ebrei vestiti con quegli abiti biblici e con quel bel turbante che ballavano e lodavano Dio cantando: "Il Signore è il Re, il Signore ha regnato, il Signore regnerà per sempre". Sono contenti, la loro gioia traspare intensamente, con quella barba e quegli occhi chi li aveva neri , chi azzurri. Bei giovani ragazzi di vent'anni, che non sentivano affatto il peso del solenne digiuno.

Che magnifico gruppo, questo. Quanti gruppi ci stanno in Israel e in seno all'ebraismo, che lodano Dio allo stesso modo pur vestendo in modi così diversi, che vanno da quelli con quei lunghi cappotti medioevali e quelle lunghe trecciole dietro le orecchie a questi che vogliono ricordarsi di quegli antichi Padri nomadi.

Rimaniamo un pò, il tempo di innalzare qualche salmo e poi si decide di tornare, perchè ancora ci aspettavano altre due lunghe celebrazioni di preghiera e Lode all'Altissimo.

Ripercorrendo quel percorso per tornare a casa, stavolta ad un certo punto si decide di fare un'altra strada meno faticosa, ma più pericolosa e si era presa quella decisione, considerando il fatto che in questo giorno solenne i l'esercito fà il coprifuoco nei luoghi pericolosi per gli ebrei che si recano a pregare.

Arrivati a casa, Loretta e Irene decidono di riposarsi un pò nella loro stanza, quella degli ospiti. Io invece, come ogni uomo sentivo l'obbligo di continuare a partecipare a quelle lunghe celebrazioni.

Dopo aver ancora celebrato cantando con quei canti orientali di rito sefardita, verso il tramonto del sole comincia l'altra celebrazione, quella di chiusura, la "Nehilà".

Quelle belle ultime parole pronunciate sette volte dal hazan e ripetute dalla comunità: "Il Signore è il Dio", "ha**** Hu haElohim", sono la chiusura del giorno delle espiazioni. Poi il suono dello shofar. Il suono del corno di montone.

Una volta scesa la notte si prega la preghiera di tutte le sere e poi si torna a casa. Qui si prende una coppa di vino traboccante e si pronunciano alcuni versi biblici. Poi le benedizioni. Questa è la avdallà, che si deve dire al termine del Sabato e delle festività ebraiche.

Allora alzo la copa e dico:"Benedetto sei TU Signore, Re dell'universo che hai creato il frutto della vite". E poi le altre benedizioni: "Benedetto sei Tu Signore, Re dell'universo che separa il sacro dal profano, la luce dalle tenebre, Israel dai popoli, il giorno settimo dagli altri giorni del fare. Benedetto sei Tu Signore che separi il sacro dal profano."

Ora si può mangiare e si prepara la tavola. La mia cara moglie prepara quei buoni cibi, che sempre sono stati il godimento della mia vita. Ma dopo un digiuno di 25 ore non si sa distinguere una buona pietanza, perchè si ha fame e sete e tutto appare buono. Ma quei cibi succulenti che mia moglie sa preparare sono sempre buoni, come erano buoni quegli altri che avevamo mangiato prima dell'inizio di questo digiuno e che mia moglie con tanto amore per la famiglia, per gli ospiti e per il suo Dio, aveva preparato. Le cosce di pollo preparate con quelle spezie orientali caratteristiche di queste parti. Il buon pane che la mia cara moglie sempre prepara a casa e che io benedico con tutto il mio cuore pensando anche a lei che ha messo parte del suo amore per farlo. Allora prendo il pane, dopo esserci seduti, lo innalzo e benedico il Buon Dio che continuava ancora a nutrirci dopo quel digiuno che ci aveva quasi separati dal corpo: "Benedetto sei Tu, Signore Re dell'universo che fai uscire il pane dalla terra".

Terminato il solenne giorno di digiuno e preghiera, quando il Sommo sacerdote dell'antichità entrava nel santissimo, una volta all'anno, ora si sentono i primi colpi di martello di chi comincia a costruirsi la capanna. Ci si prepara per le altre solennità ebraiche, i sette giorni della festa delle capanne e il giorno ottavo nel quale si balla e si canta fuori all'aperto al nostro Dio perchè egli ci ha donato la Torah e questo giorno viene anche chiamato: "gioia della Torah". Grandi folle tutti insieme in questo giorno si prendono per mano e ballano facendo il giro tondo creando cerchi dentro altri cerchi dove al centro ci stanno quelli che portano i sefarim, i rotoli della Torah, di pergamena scritti tradizionalmente dai giorni antichi.

La mia succà (capanna) l'ho gia fatta e la mia dolce moglie l'ha già decorata, anche i bambini hanno portato i disegni che a scuola hanno preparato. Questa sera e per sette giorni si mangia dentro la capanna festeggiando quell'epoca in cui nacque la nazione santa con l'uscita dall'Egittto.

17 settembre

Abramo (Genesi) attraversa il Giordano e poi arriva a Sichem e Elon Morè dove il Signore promette la terra alla sua progenie, poi pianta le sue tende in un posto con Bethel a occidente. C'è una carestia, va in Egitto, ritorna e dopo la separazione di Lot arriva alle querce di Manre che sono a Hebron ecc. ecc.

Qui gli appare il Signore, come pure qui compra la spelonca di Machpela, davanti a testimoni.

Giacobbe comprera' anche una parte di terra nei pressi di Sichem, in Samaria dove costruisce un altare...

Questi posti sono la terra promessa, qui ci sono le radici del popolo d'Israele.

Anche Tova e Menachem, una coppia di Tel Aviv decide nel 1978 di recarsi in Samaria. Qui costruiscono un hotel vicino ad Ariel, la capitale della Samaria. che si chiama "ESHEL HASHOMRON".

Anche queste persone con le loro scelte hanno realizzato le profezie di Amos che si riferiscono alle colline e i monti che rifioriranno.

Amos 9 : ..."Ecco verranno giorni, dice il Signore in cui chi ara s'incontrera' con chi miete e chi pigia l'uva con chi getta il seme; dai monti stillera' il vino nuovo e colera' giu' per le colline. Faro' tornare gli esuli del mio popolo Israele e ricostruiranno le citta' devastate e vi abiteranno ........ Li piantero' nella loro terra e non saranno mai divelti da quel suolo che io ho concesso loro, dice il Signore tuo Dio"

Tova ha dovuto pagare un prezzo molto alto per la sua fede. Infatti, qualche mese fa un terrorista ha pensato di farsi saltare per aria nell'entrata del suo hotel. Lei è stata ferita gravemente e con lei anche altri ma ... vive ancora. Il suo corpo porta i segni dell'attentato ma la sua testimonianza e la sua tenacia sono un esempio per tutti i credenti.

Dormiamo una notte nel loro hotel e la mattina dopo visitiamo il centro di Ariel, il cui nome viene da Isaia 29:1

Il monte dove si erige Ariel si chiamava Har Heress per via della sua desolazione. In arabo "la montagna della morte".

Leggende arabe parlano di cose terribili per quelli che osavano avventurarsi qui, questo monte sul quale non cresceva niente e dove neppure le capre ci pascolavano.

Dopo il '67 gli arabi furono felicissimi di vendere su richiesta questa terra a rappresentanti israeliani. Perciò "territori venduti e comprati" ragazzi !

Nel 1978 il governo ha dato il permesso alle prime 60 famiglie di insediarsi su queste alture e oggi Ariel ha 15.000 abitanti.

E non solo cresce l'erba la' dove non cresceva niente ma ci sono giardini parchi, alberi, un paese e perfino un'universita' con 5000 studenti provenienti da tutto Israele!

Su un parcheggio all'uscita del paese ci fermiamo ad ammirare in lontananza i contorni del monte Gerizim e del monte Ebal, dove Giosuè ha raccolto il popolo d' Israele : meta' rivolto verso il monte delle benedizioni e meta' verso il monte delle maledizioni. Qui lesse tutte le parole della legge in presenza di tutti gli uomini, donne , bambini e degli stranieri che camminavano in mezzo a loro.

Giosue' 8.

Con il pullman ci rechiamo ad un posto militare dell'IDF. Qui viene tenuta d'occhio tutta la zona circostante con molta attenzione infatti puo' essere questione di vita o di morte.

2 dei soldati se ne tornano a casa fra pochi giorni, secondo me contano i minuti! Parliamo un po' con loro e con il sergente e penso anche ai loro genitori e a quella signora che in un negozio, qualche giorno fa , mi ha parlato delle sue preoccupazioni per la figlia militare.

Facciamo delle foto insieme a questi ragazzi e poi li lasciamo al loro compito.

Tappa a Savyon in un centro di studi per la cultura e religione ebrea con il quale ci sono contatti stretti con l'Olanda. Si occupa dell'educazione della nuova generazione con dei programmi speciali. Nel giardino hanno piantato piante bibliche e il rabbino che ci fa da guida risplende quando parla della natura ma soprattutto quando parla del Creatore di questa natura meravigliosa.                                            

Visitiamo gli scavi di un forte dei crociati, si' qui ci sono stati anche loro e per finire ci rechiamo a Tel Aviv e quindi a Netanya, sulla costa mediterranea.

Domani alle 7 di mattina tre di noi saranno battezzati nel mare. 2 giorni di permanenza e poi arrivederci Israele, alla prossima volta!


(Netanya, Mar Mediterraneo)

P.S. Ringrazio il Signore, ringrazio mio marito e i miei figli disposti a fare senza di me per circa 2 settimane, ringrazio Abramo e sua moglie, testimoni della grandezza, fedelta', bonta' del Signore, ringrazio Evangelici.net

 

 


 

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