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David Wilkerson a Milano
di Paolo Jugovac, 13 Maggio 2002


David WilkersonUn appuntamento che difficilmente un credente si sarebbe lasciato sfuggire, se solo avesse avuto la possibilità di parteciparvi: e infatti ai convegni che David Wilkerson ha tenuto in giro per l’Italia hanno partecipato in molti, delle chiese e denominazioni più disparate, e forse con gli scopi più vari.

Partita come una serie di incontri di evangelizzazione, forse per un difetto nella comunicazione da parte degli organizzatori gli appuntamenti sono diventati di fatto un rendez-vous per i credenti di mezza Italia, un momento di comunione, un’occasione per incontrarsi e riempire i palazzetti.

Erano infatti pochi, a quanto si poteva vedere, i non credenti: molti di più coloro che hanno approfittato dell’occasione per ascoltare un messaggio forte da parte di un servo di cui il Signore in questi decenni si è servito potentemente su più fronti, dalla lotta al disagio sociale (il suo arrivo a New York coincide proprio con il desiderio di operare con i disadattati del Bronx, in primo luogo i tossicodipendenti) all’invito rivolto ai credenti affinché ritrovino lo zelo del loro primo amore per il Signore.

Lo confesso: da parte mia, oltre al desiderio di vivere qualche ora in comunione con i fratelli, c’era anche una certa curiosità. La croce e il pugnale è stato uno tra i primi libri cristiani che ho letto, e la figura integra di quel pastore di provincia che lascia la sua tranquilla chiesetta su chiamata divina per andare a operare tra le bande della metropoli newyorkese mi aveva affascinato. Come mi aveva affascinato, più di recente, quel personaggio così defilato, lontano dalle faraoniche crociate grahamiane, dalle continue comparsate televisive hinniane, dalle dubbie manifestazioni "spirituali" che purtroppo in questi ultimi anni hanno coinvolto fin troppi credenti alla ricerca di emozioni sempre maggiori più che di comunione con il Signore. Diciamola tutta: l’immagine che avevo di David Wilkerson era quella dell’unico Servo di Dio che negli ultimi decenni si era mantenuto nella vera dottrina, senza deviare a destra o a sinistra, senza buttarsi in politica o nel sociale inteso nel suo senso più deteriore, senza inventare guarigioni spettacolo (pur avendo il Signore operato attraverso di lui anche miracoli) e senza chiedere soldi a chi gli sta di fronte.

Andando in tutto questo anche controcorrente, quando serviva: mentre altri predicatori dipingevano gli USA come la nuova terra promessa, lui si scagliava - a ragione - contro un popolo che "aveva cacciato Dio dalle sue scuole e dai suoi luoghi pubblici". In seguito, mentre altri ministri si lasciavano trascinare sperimentando in nome dello Spirito santo una serie di stravaganze al limite del biblico (o addirittura oltre questo limite), Wilkerson ammoniva la chiesa dicendo "Attenzione, state mettendo lo Spirito al posto di Gesù", sollevando così una messe di critiche da parte degli emozionalisti a oltranza. "Dave" non si era scomposto, continuando a predicare contro questi eccessi, senza curarsi di perdere consensi: d’altronde lui non ha mai cercato la fama e il seguito, e proprio per questo non ha mai avuto la necessità di stupire con "effetti speciali" o scendere a compromessi di marketing o di spettacolo.

Non predica guarigioni fini a se stesse, Wilkerson, e non spinge a cercare chissà quali esperienze spirituali dall’incerta giustificazione biblica; non racconta che Dio ci vuole tutti di successo, ricchi o "realizzati", e non chiede nemmeno soldi, neanche un semplice rimborso spese: anzi, al termine degli incontri ribadisce che nessuno chiederà nulla a nessun titolo, nemmeno in caso qualcuno desiderasse una consulenza spirituale (e, ci veniva da pensare, quanto avrebbero da imparare da questo tante realtà evangeliche, reali e catodiche, del nostro paese!).

Per questo volevamo proprio sentirlo di persona, questo Wilkerson, per vedere di che pasta era fatto. Non cercavamo un uomo, beninteso, o l’evento in se stesso, altrimenti avremmo riempito piuttosto altri palasport milanesi nei mesi scorsi. Volevamo piuttosto sentire il messaggio, e il messaggio è arrivato: forte, chiaro, nitido, biblico e di grande impatto. "Quando sono arrivato a Milano - ha raccontato - ho chiesto a Dio cosa dovessi predicare in questa città; lui mi ha risposto "Mettili in guardia, con grazia e con amore, perché sto tornando"". E lui lo ha fatto, lanciando con forza alle migliaia di presenti l’invito a ravvedersi e a riconsacrare la propria vita a Dio.

Con lui sul palco il coro di Times Square, la chiesa che Wilkerson pastura a New York: non abiti sgargianti, coreografie, danze, bandiere, cadute, risate o altre stravaganze hanno caratterizzato la loro performance, ma pura musica gospel: ispirata, spirituale, cantata e accompagnata con perizia, in grado di mettere in comunione con Dio più di molti altri stratagemmi. E i risultati di tutto questo si sono visti: alla fine della predicazione, all’invito di Wilkerson, centinaia di credenti si sono fatti avanti, alcuni in lacrime, con la promessa di rimettere Dio al primo posto nella loro vita. I riscontri, ovviamente, li vedremo con il tempo: ma se anche soltanto uno su dieci tra quelli che hanno risposto alla chiamata non l’avrà fatto esclusivamente per conformismo, per la chiesa italiana sarà già stato un bel passo avanti. E la missione italiana di David Wilkerson potrà venir ricordata come una benedizione durevole.

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