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Abbiamo visto "The Passion" in anteprima!


The Passion - scena tratta dal filmTutti ne hanno parlato, molti lo hanno criticato, pochi lo hanno visto: è The Passion, il film di Mel Gibson che narra le ultime ore di vita di Gesù.

Già a mesi dalla sua uscita The Passion è diventato un caso dottrinale e mediatico prima ancora che cinematografico, sollevando subito critiche incrociate da parte di tutte le confessioni: chiesa cattolica, chiese evangeliche, comunità ebraiche. Un primato decisamente poco invidiabile.

PREMESSA

Prima di entrare nel vivo, sono doverose alcune premesse, necessarie a disinnescare alcune polemiche latenti nei molti interventi letti fino a oggi.

Innanzitutto, una precisazione banale: The Passion è solo un film. Un film è la rappresentazione visiva di un racconto. Non c'è mai stata una pellicola capace di rendere in maniera assolutamente fedele una storia scritta, perché la potenza evocativa della parola è molto più pregnante di quella dell'immagine.

Seconda precisazione: se il Vangelo è ispirato da Dio, un film è invece la ri-narrazione del Vangelo, e quindi risente delle idee del regista, del talento dello sceneggiatore, della sensibilità degli attori.

Terza e ultima premessa: un film non potrà MAI sostituirsi alla Parola di Dio. Potrà essere un aiuto per capire, magari per valutare aspetti che non si erano considerati in precedenza. Ma attenzione: il supporto visivo è prezioso, e allo stesso tempo invasivo: rischia di appiattire e fissare il ricordo del racconto esclusivamente sulle scene narrate nel film.

IL FILM

«Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; mediante le sue lividure noi siamo stati guariti»: The Passion inizia così, con la citazione di Isaia 53, e con le immagini di Gesù che prega intensamente in una notte di luna piena sul Monte degli Olivi.

La storia è nota: The Passion non narra la vita di Gesù, ma si concentra sulla sua passione; parte da un Gesù tormentato e tentato che invoca suo padre sul Getsemani e prosegue con il tradimento di Giuda, il sommario (e illegale) processo notturno al Sinedrio, il rinnegamento di Pietro, la traduzione di fronte a Ponzio Pilato, il palleggiamento di competenze tra le autorità romane e il re Erode, il “castigus” delle frustate e dei colpi di flagello, la sentenza a furor di popolo, la “via crucis” tra sputi e offese insieme a un Simone cireneo che vive una profonda contraddizione interna, la crocifissione vera e propria in tutte le sue fasi. La resurrezione viene vista solo in maniera marginale e senza commenti, negli ultimi secondi del film.

In tutto quasi due ore di rappresentazione, in due tempi girati come noto nelle lingue originali, aramaico e latino, e sottotitolato nelle varie lingue moderne.

Sul piano dell'azione va detto che il film è molto statico: lunghe sequenze indugiano su volti, espressioni (anche se non tutti gli attori reggono la prova), particolari. L'azione è stemperata per non creare vortici di emozioni e lasciare uno spazio per la riflessione, per far digerire allo spettatore i fatti salienti della narrazione senza accavallarli.

LA VIOLENZA

Si è parlato tanto della violenza che caratterizzerebbe le scene della pellicola. E la violenza c'è, senza dubbio. Non ce n'è molta più di quella che si vede ogni giorno in televisione e che non suscita altrettante critiche. Certo, ci sono le angherie dei sadici soldati romani, ma certo all'epoca i legionari non andavano per il sottile con i prigionieri e con i sediziosi. A queste vessazioni fa da contrasto la dolorosa sopportazione di Gesù . Un Gesù che geme, si lamenta; un Gesù piagato da colpi di verga e di flagello, torturato dalla corona di spine, impastato di polvere e sangue, piegato dalle sofferenze e pure mansueto di fronte alle ingiustizie e alle ingiurie.

LA FOTOGRAFIA

Colpisce il massiccio uso dei chiaroscuri. Complice il fatto che molte delle scene rappresentate sono avvenute di notte, The Passion è un film giocato sulla morbidezza del soffuso notturno, che stempera i colori e quando può (come negli interni) offre giochi di tinte calde.

La staticità delle scene scivola a volte un po' troppo nell'agiografia, nel quadro, nella riproduzione di stilemi di arte sacra visti e rivisti nel corso dei secoli, che poco hanno a che vedere con il realismo di altre scene.

I SILENZI

Molto si è detto anche sulla scelta di girare il film in aramaico e latino, abbinando a queste i sottotitoli anziché avvalersi del doppiaggio. La scelta potrebbe creare qualche grattacapo a noi italiani, che non siamo abituati alle didascalie come altri paesi, ma in generale la decisione di mantenere l'audio integrale non disturba più di tanto. D'altronde la “Passione” secondo Mel Gibson è la Passione dei silenzi, lunghi e ostinati, dove la colonna sonora è un soffio etnico e il parlato è un deja vu (situazione inevitabile, data la notorietà proverbiale delle scene rappresentate). Le scene vivono di vita propria, senza bisogno di parole.

LE SCENE

La rappresentazione è ben studiata, con effetti di grande impatto. Interessante, per esempio, l'idea di ripercorrere con brevi retrospettive (flashback) alcuni momenti della vita felice di Gesù, il rapporto con la madre, alcuni fatti salienti del suo ministero.

Come in tutti i film sul tema il racconto non è preciso, né filologicamente completo: lo spettatore attento e con un po' di conoscenza biblica noterà molte omissioni. Alcune incongruenze si segnalano per la loro esagerazione: per vari motivi, per esempio, sarebbe stato difficile che nella realtà due pie donne ebree (Maria madre di Gesù e Maria Maddalena) andassero ad asciugare con panni bianchi il sangue di Gesù sul lastrico del cortile, nel forte romano.

Probabilmente la decisione di sorvolare su alcuni momenti per concentrarsi su altri è stata una scelta precisa sul piano narrativo. Se nulla viene detto di un Giuseppe D'Arimatea o della sepoltura, e se la resurrezione si deduce solamente negli ultimi secondi da Gesù seduto accanto al suo sudario, se manca perfino il grido con cui Gesù diede fine alle sue sofferenze terrene, sostituito da un sussurro impastato, altresì molto viene concesso alla figura di Ponzio Pilato, alla psicologia dei soldati romani e alla malvagità delle autorità religiose ebraiche (non dimentichiamo che per catturare e processare Gesù si violarono un buon numero di norme della Legge).

Non mancano nemmeno le stravaganze poco contestualizzate, come quella di mutare i volti dei bambini in quelli di spiritelli malvagi per mostrare la presenza reale dell'avversario in certi specifici momenti della passione di Gesù; come detto, però, un film è la rappresentazione di un racconto, e volente o nolente indulge in licenze artistiche e interpretative. Come tutte le narrazioni si avvale di una prospettiva soggettiva - quella del regista - e proprio per questo non la si può considerare unica e autentica.

I CONTENUTI

Coerentemente con il titolo, ampio spazio viene dato alla sofferenza di Gesù: una sofferenza cruda, densa, ripercorsa senza sconti. È questa la cifra che caratterizza il film, il tema su cui verte la narrazione. Certo, la sofferenza maggiore per Gesù in quei momenti è stata spirituale, a causa dell'abbandono da parte del Padre (Elì, Elì, lamà sabactanì), che non poteva sopportare la vista del peccato raccolto su di sé da suo Figlio; ma Gesù era anche vero uomo, e ha sofferto.

The Passion si concentra sul focus dell'esperienza umana di Gesù, per ricordare che non per i suoi miracoli, ma attraverso le sue lividure siamo stati sanati. Attraverso quelle frustate, attraverso quegli sputi, quei maltrattamenti, quelle offese, quel sangue grondante, quei chiodi nelle mani . Attraverso quel dolore.

The Passion al di là delle strumentalizzazioni che se ne vorranno fare, è una pellicola che fa pensare. non lascia indifferenti, e riporta l'attenzione dello spettatore sul prezzo che Gesù ha pagato, sulla ingiusta violenza che ha subito. E di fronte a tanta sopportazione, chiedersi “perché?” è il minimo che possa fare sia lo spettatore che ha fatto un'esperienza di fede, e che quindi sente un legame di gratitudine nei confronti della sofferenza, della morte e della resurrezione di Cristo, sia lo spettatore dubbioso, che attraverso il film potrà forse intravedere una risposta a quella violenza umanamente insensata ed emblematica, così antica eppure ancora così attuale.

Paolo Jugovac
pj@evangelici.net
(24/3/2004 - si ringrazia per la collaborazione tecnica Rocco G.)

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