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E non impareranno più la guerra

Elaborato da Marvin OxenhamIBEI
Materiale tratto da War: Four Christian Views di Cluse, Hoyt, Augsburger, Holmes e Brown.

Questo materiale si trova in forma illustrata sul sito www.ibei.it


La storia

Dal giorno in cui Caino sparse per la prima volta sangue umano a quello in cui la "terra era piena di violenza" ai tempi di Noè, la guerra è una costante nella storia umana. L'11 settembre ha risvegliato il tema della guerra come mai era successo a questa generazione. Come si è posto il popolo di Dio di fronte alla guerra nel corso della storia? Tra l'indifferenza, la supina abdicazione ai potenti e la ricerca disperata di un'etica che desse pace alla coscienza, il popolo di Dio ha assunto molte posizioni.

Lo scopo di questo articolo è di dare un orientamento storico e teologico di come i "cristiani" hanno affrontato e affrontano questa costante nella storia. Questo orientamento contribuisce anche a comprendere le posizioni riscontrabili oggi in ambito secolare, che variano dal pacifismo alla guerra giusta e alle guerre preventive e riparatrici.

1. Israele

2. La chiesa neonata

3. La chiesa primitiva (1, 2 secolo)

4. Un impero "cristiano" (4 secolo -)

5. Le crociate (11 secolo - )

6. Il Rinascimento (15-16 secolo)

7. Le guerre moderne

8. Oggi ci sono quattro posizioni sulla guerra nella cristianità

A. Il pacifismo universale
B. Il pacifismo cristiano
C. La guerra giusta
D. Le guerre preventive e riparatrici


A. Il pacifismo universale:
Il cristiano non deve mai avere nulla a che fare con la guerra

Il pacifismo universale, è la posizione che afferma che la guerra è un male, e che il cristiano non solo non vi deve mai partecipare, ma la deve condannare.

La posizione

1. Il cristiano può partecipare in una guerra? Mai, in nessuna forma

2. Ci sono casi in cui una nazione può legittimamente entrare in guerra? No: la guerra è sempre sbagliata. Tutto il mondo dovrebbe agire secondo i dettami pacifisti.

3. Cosa deve fare il cristiano quando viene chiamato alle armi? Disobbedire. Dato che i governi sono stabiliti da Dio, il cristiano si sottomette a Dio sottomettendosi a loro. Qualora i governi escano dalla volontà di Dio tuttavia, il cristiano deve "obbedire a Dio anziché agli uomini".

4. Quale deve essere l’impegno del cristiano per la pace? Prevenire. Pur essendo cittadino di un altro regno, il cristiano partecipa al bene della società in mille forme di servizio alternativo, ma nessuna legata alla guerra. In molti casi l'azione preventiva di cristiani volenterosi, può prosciugare lo stagno nel quale nuotano le premesse della guerra.

Le motivazioni

Le critiche


B. Il pacifismo cristiano:
Il cristiano partecipa in guerra, ma solo come non combattente

Il pacifismo cristiano afferma che il pacifismo è un obbligo che riguarda solo i cristiani.

La posizione

1. Il cristiano può partecipare in una guerra? Si, ma solo come non combattente.

2. Ci sono casi in cui una nazione può legittimamente entrare in guerra? Si. Dio permette ai governi della terra di esercitare la forza per proteggere le vite e le proprietà dei suoi cittadini. Può essere necessaria la guerra tra le nazioni del mondo.

3. Cosa deve fare il cristiano quando viene chiamato alle armi? E’ selettivo nella sua obbedienza. La violenza fisica è proibita come mezzo per ottenere qualunque scopo. Il cristiano non può partecipare alla guerra e all’uccisione del suo prossimo in modo attivo e diretto. Nel caso di una guerra, il cristiano appoggerà il suo governo e il suo esercito, ma in modi che non gli richiedono di togliere la vita ad altri

Le motivazioni

Le critiche


C. La guerra giusta:
Il cristiano può combattere in una guerra di difesa

La posizione della "guerra giusta" afferma che se da un lato la guerra è un male orribile, non sempre è evitabile. Se si pensa alla possibilità che l'aggressione e il terrore non trovino nessun freno, bisogna ammettere che, in alcuni casi, la guerra, e la partecipazione del cristiano in essa, rappresenta il male minore.

Nota: questa posizione sembra coincidere con la "legge naturale" innata nell'uomo. Era la posizione tra l'altro di Platone, Aristotele, e Cicerone.

La posizione

1. Il cristiano può partecipare in una guerra? Si. Quindi esistono circostanze in cui le nazioni del mondo sono legittimate nel fare guerra. Come ogni principio etico, quello della guerra giusta è universale e vincolante per tutti, cristiani e non cristiani.

2. Esistono sette regole che definiscono una guerra giusta:

3. Cosa deve fare il cristiano quando viene chiamato alle armi? Il cristiano può esercitare il diritto di una obiezione di coscienza selettiva nel caso la guerra alla quale egli venga chiamato a partecipare non corrisponda alle regole che definiscono una guerra giusta.

Le motivazioni

1. Nello stato attuale delle cose, non si può evitare ogni forma di male. La questione della guerra è estremamente complessa. Le situazioni della realtà sul pianeta sono così contorte e pervertite dal peccato che non sempre rimangono disponibili opzioni di comportamento "buone". "Se uso la violenza per sopprimere la violenza posso essere accusato di essere un violento. Ma se era in mio potere di fermare la violenza e non l'ho fatto, possono essere accusato di essere un violento a pari merito." La guerra è la scelta del male minore.

2. La forza usata come difesa

Gli stati hanno il dovere di difendere le vite e le proprietà delle popolazioni inermi da attacchi e violenze. Per difendere una nazione può essere necessario uccidere. Il "non uccidere" del 6 comandamento non è rivolto al contesto della guerra, ma all’omicidio.

3. La forza usata per ottenere giustizia. La teoria della guerra giusta non giustifica la guerra, ma tenta di portarla sotto il controllo della giustizia e di prevenirla. Romani 13 legittima (se pur in contesto civile e penale) l'uso legittimo del governo della "spada". Il "porgere l'altra guancia" ha a che fare con un contesto individuale non nazionale o internazionale. La lex talionis invece ha a che fare con un contesto di governo non di individui.

Le critiche

1. Cos’è una guerra giusta?

Una delle difficoltà di questa posizione è di applicare le definizioni di una guerra giusta. Occorre una definizione universalmente accettata sulla "giustizia". La depravazione dell'uomo non rende piuttosto difficile il discernimento di cosa è giusto? E, una volta identificato il percorso ideale, l'uomo sarà in grado di percorrerlo? Ne avrà la volontà? Molte volte anche la chiesa ha abdicato alle pressioni del governo, esimendosi da giudicare se determinate guerre fossero "giuste" o meno (ad esempio la guerra nel Vietnam). Sul piano individuale, l'obiezione di coscienza selettiva è resa improbabile dal fatto che il soldato semplice spesso non ha informazioni sufficienti sui fatti e sui retroscena per compiere un giudizio accurato

2. In un mondo violento, è possibile limitare la violenza alla sola difesa? La potenza distruttiva delle moderne armi nucleari pone serie difficoltà alla teoria della guerra giusta. Molti teorici di questa posizione hanno quindi incorporato una riserva di "pacifismo nucleare". Lo stesso va detto per tutte le armi cosidette NBC (nucleari, batteriologiche, chimiche).

3. I cristiani dovrebbero agire in base a valori più alti. E’ necessaria una maggiore separazione tra chiesa e stato di quanto questa posizione prevede. Il cristiano è consacrato al livello più alto di etica, che va ben oltre l'etica di uno stato che deve proteggere se stesso. Se le energie cristiane fossero dedicate alla missione di Cristo anziché alla guerra, il mondo sarebbe un posto migliore.

4. C’è un ottimismo incauto di fondo? L'ottimismo che, se adottata dalle nazioni del mondo, questa posizione porterà all'eliminazione della guerra, è umanistico e non cristiano. Il regno di pace in terra verrà con il regno messianico. Ogni altro ottimismo è al meglio provvisorio, e al peggio "curare leggermente la piaga del popolo

5. In alcuni casi la sola difesa non è sufficiente. Nasce dunque la quarta posizione delle guerre preventive e riparatrici 


D. Le guerre preventive e riparatrici:
Il cristiano può combattere in una guerra per impedire
un attacco e per correggere ingiustizie eclatanti

Le posizioni della "guerra preventiva" e di quella "riparatrice" nascono dalle limitazioni oggettive del teorema della "guerra giusta". Se l'unico criterio per dichiarare una guerra è quello della difesa, in molti casi non sarà possibile realizzare l'intenzione dichiarata di una pace giusta per tutte le parti.

La posizione

1. Il cristiano può partecipare in una guerra? Si, in due casi oltre la guerra giusta.

2. La guerra preventiva:

Una guerra preventiva è iniziata non come risposta ad un atto di aggressione, ma come anticipazione e prevenzione. L'obiettivo è di frustrare il male prima che nasca. "Un giusto timore di un pericolo imminente, anche se nessun colpo sia stato ancora inferto, può essere una causa giusta per la guerra" (Bacone).

3. La guerra riparatrice

Le motivazioni

1. L’autodifesa può non essere sufficiente. In alcuni casi l'assenza di azione preventiva, può far perdere la causa e rendere futile l'azione difensiva. Non si aspetta di essere feriti a morte da un pistolero minaccioso prima di difendersi legittimamente. A quel punto è troppo tardi. Un timore giusto alla luce di un pericolo imminente può giustificare un attacco di autodifesa.

2. Esistono crimini davanti ai quali è immorale essere passivi. Dio a volte si serve di altre nazioni come il "suo bastone" per punire nazioni particolarmente inique (Isaia 10:5,6). La teoria della sovranità nazionale (ogni stato può fare ciò che vuole all'interno dei propri confini) può essere un velo per coprire terribili crimini ed atrocità. Una guerra riparatrice mira a rimediare atrocità commesse, specialmente quelle di matrice spirituale, religiosa o ideologica. Queste guerre mirano a disfare ciò che nessuno aveva il diritto di fare in primo luogo. "Se Hitler non avesse compiuto nessun atto di aggressione verso altri stati, ma si fosse limitato a sterminare gli ebrei nelle camere a gas, il resto del mondo avrebbe dovuto assistere in silenzio?"

3. La responsabilità è dei governi

Alla luce del fatto che il soldato semplice spesso non ha le informazioni tali da compiere giudizi globali in merito alla guerra alla quale è chiamato, non lo si può giudicare per la sua partecipazione. Si è responsabili per la propria partecipazione a singole azioni riconosciute come sbagliate (e i tribunali di guerra giudicano queste azioni), ma non si può caricare su tutti la responsabilità di giudicare se la guerra stessa è giusta o sbagliata. Questo carico ricade sui governi. Dato che la responsabilità di molte di queste scelte morali ricade sul governo, i cristiani dovrebbero prodigarsi per eleggere leader che rispetteranno la loro integrità morale

Le critiche

1. Chi giudica l’imminenza del pericolo? Chi ha la capacità di definire quando il livello di pericolo è arrivato al punto da giustificare una guerra preventiva? C'è il pericolo di reagire troppo tardi, ma anche quello di reagire troppo presto.

2. Quanto alto può essere il costo della "prevenzione"? Truman era giustificato a sganciare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, causando qualche centinaio di migliaia di morti, ma mettendo fine alla guerra, per prevenire un numero equivalente di morti in battaglia?

3. Chi giudica la misura del crimine? Chi ha l'autorità di definire quanto debbano essere "terribili" le condizioni in una determinata nazione per giustificare una guerra riparatrice?.  Se Hitler si fosse limitato a far indossare la stella gialla di Davide agli ebrei, sarebbe stato motivo sufficiente. La categoria di una guerra "riparatrice" può condurre al concetto di una "polizia del mondo" che, con ogni probabilità, "riparerà" alla luce dei propri ideali sociali, politici e filosofici. Difficilmente interventi bellicosi in altre nazioni saranno portati avanti con motivazioni obiettive e altruistiche. Dietro lo scudo di guerre riparatrici e preventive si possono velare le ambizioni delle nazioni più potenti desiderose di stabilire la loro egemonia sul mondo, e proteggere non tanto la giustizia quanto i loro interessi. Non esistono nazioni "cristiane" qualificate per riparare il mondo. Anche se esistessero, la forza non è il metodo che Dio ha stabilito, se non con la sua seconda venuta?


Conclusione: c’è speranza?

Come appare da questa panoramica, nessuna delle posizioni sostenute dalla cristianità sul tema della guerre è completamente sufficiente e esente da lati criticabili. Ma la soluzione alla guerra viene dall’adozione della "posizione giusta"? Indubbiamente il cristiano deve cercare le soluzioni migliori, ma la speranza del cristiano non è nelle reazioni umane alla guerra. Gli umanisti sperando di trovare la formula della pace. Il cristiano spera nel ritorno di Cristo. Egli cammina sul ponte della vita in questo mondo, ma non vi costruisce la casa. La piaga del popolo non va "curata alla leggera".

Certamente nel caso di guerra, ogni cristiano deve pensare bene e prendere la posizione che ritiene migliore e più coerente con la sua fede. Ma nel farlo deve avere gli occhi ben puntati sulla soluzione finale al problema della guerra.

Questa soluzione è la speranza del Padre nostro.

"Il Signore giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra". Isaia 2:4

© Marvin Oxenham - IBEI

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