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Il Signore degli Anelli
(Prima parte)

Scritto da Marvin OxenhamIBEI


Il genere letterario

Nei noveri della letteratura che ha lasciato il suo marchio nelle menti e nella cultura dell'uomo, una gran parte è stata scritta usando storie, caratteri e situazioni fittizie, quali potenti veicoli per riflettere la realtà o illustrare una nuova verità.

Non occorre andare lontano per trovare esempi. La Repubblica di Platone, La Divina Commedia di Dante, Il Principe di Machiavelli, L'Utopia di Tommaso Moro, Così parlò Zarathustra di Nietzche, o Il Nome della Rosa di Umberto Eco.

Il veicolo letterario non va mai confuso nè fuso con la verità di cui si fa carico, infatti esso è spesso ingombrato da esagerazioni e da imperfezioni necessarie a creare un contesto nel quale lo studioso attento troverà le gemme nascoste di verità e il vero messaggio dell'autore.

Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien è tra questi capolavori. Anche se l'autore stesso negò di aver volutamente scritto un'allegoria cristiana, profonde verità del cristianesimo biblico vengono messe in parata originale e penetrante in questo libro che, come scrisse C.S. Lewis, "fenderà il cuore".

Figure di Cristo

A differenza delle allegorie "dirette" di C.S. Lewis, le opere di Tolkien non presentano una figura che corrisponde ad un'immagine completa di Cristo. Figure del messia sono disseminate in vari personaggi, tra i quali Frodo e Gandalf sono i due principali.

Gandalf

In Gandalf troviamo la figura del Cristo trionfante. Il personaggio è avvolto nel mistero, ma provvede una fonte costante di speranza anche nei momenti di cupo sconforto. Egli è una fortezza che, in momenti cruciali, si rivela come la chiave per la vittoria. Coloro che si schierano dalla parte della Luce si rivolgo a lui per avere guida, mentre le Tenebre temono i suoi poteri.

Le sue "magie" applicate alla causa del bene, ricordano il potere di Cristo sulla natura, e il suo ritorno dalla morte dopo il suo incontro con il Balrog evoca echi alla risurrezione di Cristo. Nello stesso modo che la risurrezione di Cristo ha portato speranza rinnovata ai discepoli, il ritorno di Gandalf infonde nuovo vigore nelle schiere della Luce.

Tuttavia Gandalf presenta precise lacune, ed impedisce una similitudine perfetta con Cristo. Il Gandalf del Signore degli Anelli è fallibile e limitato, e si riconosce tale. Pur rappresentando uno dei protagonisti principali nella causa del Bene, egli non incarna in alcun modo il Bene nè lo rappresenta perfettamente, come invece fu nella persona di Cristo. Gandalf appare sempre come un servo della Luce, ma mai come la Luce stessa.

La magia che usa e i gesti soprannaturali che compie non sono mai attribuiti a poteri insiti in lui, quanto alla sua conoscenza e alla sua capacità di accedere al potere del bene. Anche la sua "risurrezione" non è un reale ritorno dal regno dei morti, come fu invece quella di Cristo. Gandalf infatti non "vince" la morte, ma riesce ad "eluderla". La teoria della morte apparente, che alcuni vorrebbero a torto applicare a Cristo, si applica bene al Gandalf.

Frodo

In Frodo troviamo la figura del Cristo sofferente. Egli viene caricato con il peso associato alla fonte del Male, ossia l'Anello. L'Anello tuttavia è anche la fonte del Potere, che si offre continuamente a Frodo, memore della tentazione di Satana che offrì a Cristo il potere del mondo.

In Frodo rivisitiamo la figura cristologica di Isaia 53. Nell'Hobbit non c'è nulla di attraente o di palesemente prodigioso (Isaia 53:2). Molti disprezzano e ridicolizzano questa piccola ed insignificante creatura che invece si rivela come il Portatore dell'Anello (Isaia 53:3). Egli portava tutta l'angoscia della Terra di Mezzo (Isaia 53:4), e grazie alla sua determinazione e alla sua ferma obbedienza, la causa delle Tenebre viene sconfitta.

Anche il personaggio di Frodo tuttavia incarna solo alcuni aspetti di Cristo. In lui manca la dimensione che abbiamo trovato in Gandalf. Frodo non ha alcun potere se non quello della sua volontà, e anche essa è spesso debole e deve essere puntellata dalla fede di altri (in molti casi di Sam). Frodo non compie alcun gesto soprannaturale e non ha opinione di se stesso che esuli dai confini della modestia.

Anche quando infine si giunge l'epilogo, davanti al momento cruciale e determinante in cui la Grande Scelta va fatta, non è Frodo che vince (come fu nel caso di Cristo), ma il fato, che subentra e si serve di Gollum per fare ciò che Frodo non avrebbe voluto o potuto fare. Il Male aveva una stanza anche in Frodo. Mai fu così in Cristo.

Nella seconda parte su www.ibei.it :

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