Il Governo rassicura: "rivedremo i limiti per i ministri di culto"

Notizia inserita il 15/4/2016 alle 02:08 nella categoria: Dall'Italia

ROMA - «Non è facile ottenere attenzione su un tema come questo. Ora bisognerà chiedere al Governo di mantenere l'impegno»: il senatore Lucio Malan commenta con soddisfazione, ma allo stesso tempo con la consapevolezza di un percorso che si prospetta ancora lungo, l'ok del Governo al suo ordine del giorno in relazione alla modifica dei limiti indicati dal Consiglio di Stato per il riconoscimento dei ministri di culto. Un via libera che è un primo passo importante, dopo anni di silenzi, e che prossimamente potrebbe davvero portare a sviluppi significativi per le realtà religiose minoritarie, tra cui le chiese evangeliche.

Motivo del contendere, il controverso parere del Consiglio di Stato che, a gennaio 2012, rispondeva a una richiesta del Ministero dell'Interno in relazione ai "requisiti oggettivi" per la nomina dei ministri di culto "con riferimento al numero dei fedeli", parere in base al quale il Consiglio di Stato rilevava che «l’approvazione della nomina di un ministro dovrebbe tendere al valore orientativo di 500 persone distribuite nelle varie fasce di età».

Da più parti, nel corso degli anni, sono giunte al Ministero obiezioni e richieste di modifica di questo "modulo base", considerato particolarmente restrittivo e, oltretutto, fondato su elementi reali non probanti quali il presunto numero minimo di membri di una parrocchia cattolica. Ancora nel 2015 il Governo, davanti a un'interpellanza dello stesso Malan, sulla scorta di una sentenza del Tar del Lazio ribadiva "la ragionevolezza, l'oggettività e la non discriminatorietà" del criterio, sollevando lo sconcerto del senatore evangelico («si sta rivendicando il fatto che diritti concessi alle minoranze religiose durante il periodo del fascismo oggi vengono ridotti»).

Dopo un periodo di silenzio, accompagnato da un paziente lavoro di persuasione svolto dal senatore a Palazzo Madama, nei giorni scorsi Malan è tornato alla carica sul tema nell'ambito della Commissione affari costituzionali, chiedendo al Governo "di non stabilire limiti numerici di fedeli per l'approvazione dei ministri di culto".

Di qui la svolta di martedì 12 aprile: il Governo, secondo la formula consueta, ha formalmente "accolto come raccomandazione" la sostanza dell'ordine del giorno presentato in commissione da Malan, rilevando di non poter prescindere dall'imporre un limite numerico, così come suggerito dal Consiglio di Stato, ma nel contempo riconoscendo "l’opportunità di una riflessione più approfondita" e "la possibilità da parte del Governo di chiedere un ulteriore parere", impegnandosi quindi ufficialmente «a riconsiderare una riduzione dei limiti numerici di fedeli per l’approvazione dei ministri di culto, tenendo conto dei diversi criteri di aggregazione delle confessioni religiose sul territorio, e, in ogni caso, a non porre questo limite minimo a cinquecento».

Inoltre il Governo ha riconosciuto "totalmente ingiustificato" il proposito di vincolare l’approvazione della nomina del ministro di culto alla residenza nel luogo in cui ha sede la comunità religiosa, ammettendo che «tali vincoli siano incompatibili con l’uguaglianza fra i cittadini nell’esercizio della loro confessione religiosa».

L'intervento di Malan si è sviluppato a margine della discussione del disegno di legge per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e i buddisti italiani; «ho sfruttato l'occasione che si è proposta a margine dell'approvazione dell'Intesa con i buddisti Soka Gakkai - conferma Malan a evangelici.net - per sollevare la questione che già in precedenza avevo trattato con una interrogazione. Ho spiegato la situazione ai colleghi che si sono mostrati molto sorpresi, così il rappresentante del Governo, il sottosegretario Manzione, ha dovuto accogliere la mia richiesta, per quanto parzialmente».

Il percorso resta lungo, ma il risultato è a portata di mano: «su questo - chiosa Malan - sarà importante la collaborazione di tutti, a cominciare naturalmente dai soggetti direttamente interessati».

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