Valdesi, un appello per la fedeltà alla Bibbia

Notizia inserita il 28/7/2010 alle 08:35 nella categoria: Dall'Italia

TORINO - Un "Appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede": questa la richiesta di un gruppo di credenti nei confronti dell'organo di governo della Chiesa valdese, lanciata con una pagina pubblicitaria sull'ultimo numero di Riforma, settimanale ufficiale del movimento valdese, e attraverso un sito internet dedicato.

Si tratta di una mossa inusitata per il contesto delle comunità valdesi, che porta in superficie un malessere emerso in più occasioni e da più parti, cresciuto negli ultimi mesi in seguito a una serie di azioni irrituali, proposte da chiese locali e riprese in certi casi con ampio risalto dai mezzi di comunicazione.

I firmatari, dicendosi «certi che la Confessione di Fede del 1655, mai mutata da alcun Sinodo, sia il fondamento incrollabile della Chiesa Valdese... prezioso strumento per custodire la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione», esprimono il loro rammarico per come «da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere».

La chiesa, precisano i firmatari, può "prendere posizione su temi dove l'Evangelo indichi inequivocabilmente la strada; ad esempio, contro il razzismo o a favore della libertà religiosa", ma non farsi cassa di risonanza "pro e contro partiti o specifiche iniziative": «la prudenza - sottolineano - deve essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all'unica missione della Chiesa: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e cooperare a far risplendere la Luce nelle tenebre (Giovanni 1,5)».

Le contestazioni più vibrate contenute nell'Appello, cause scatenanti della protesta, si riferiscono alla progressiva affermazione di «interpretazioni sempre più personali di ciò che essa debba fare o credere»; i firmatari riportano il caso di «un pastore nega pubblicamente la Trinità e la divinità di Cristo», come pure la nota celebrazione a Trapani di «ciò che gran parte dei mezzi di informazione e lui [il pastore] stesso hanno definito "matrimonio" tra due donne». Ultimo caso in ordine di tempo citato nell'appello, «il battesimo a due bambini su richiesta del padre di uno di loro e del suo compagno presentati davanti all'assemblea come "genitori", benché la donna che aveva partorito i bambini fosse presente»; «autorevoli esponenti della Chiesa - lamentano i firmatari - chiedono ora che il Sinodo "aggiorni" le norme in modo da rendere leciti... parte o tutti questi comportamenti».

Di fronte a posizioni la cui biblicità è dubbia, i firmatari si appellano al Sinodo «affinché non si allontani mai dalla Confessione di Fede e vegli perché essa non venga mutata nella lettera, o vanificata nei fatti con la tolleranza o il riconoscimento di comportamenti che la contraddicono», e perché «ricordi qual è la ragion d'essere della Chiesa e sia attento a non gettare discredito sulla sua dottrina quando prende posizione su temi politici e di attualità» e «prenda adeguati provvedimenti verso i comportamenti che violano l'ordinamento valdese».

Tra i primi firmatari dell'istanza, anche il senatore Lucio Malan, membro della chiesa di Luserna San Giovanni (TO).

L'appello, disponibile online in forma integrale, è aperto alla pubblica adesione di tutti gli evangelici interessati.

Il testo dell'Appello: http://www.valdesi.eu

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