Giovani cristiane rapite in Pakistan

Notizia inserita il 16/4/2010 alle 07:45 nella categoria: Chiesa Perseguitata

LAHORE (Pakistan) - La missione evangelica Porte aperte mette in evidenza una terribile pratica che si fa sempre più frequente in Pakistan: giovani donne cristiane vengono rapite, violentate e obbligate a convertirsi all'islam.

La storia di Sonia Mahon, 19 anni, purtroppo non è l'unica di cui Porte aperte è venuta a conoscenza: molte altre giovani subiscono gli stessi soprusi. «Sonia è cristiana - spiegano a PA - e vive con la sua famiglia nel sobborgo di Nishtar della grande città pakistana di Lahore. Il primo aprile scorso Ali Raza, un musulmano della zona, ha bussato alla porta di casa sua, dicendole che il fratello Parvaiz l'aspettava lì fuori. Ingenuamente le ha creduto e invece del fratello ad aspettarla c'era un'auto con all'interno alcuni amici di Raza. L'hanno costretta a entrare e da quel momento è sparita».

Le ricerche della famiglia sono state vane; il cellulare della ragazza, dapprima spento, dopo due giorni di angoscia per i suoi cari, è risultato acceso, ma a rispondere non è stata Sonia, bensì la voce di un uomo che, dopo qualche parola biascicata, ha passato la linea alla giovane. Sonia, con voce flebile, ha detto alla sua famiglia di non cercarla più, che lei era felice e che non dovevano assolutamente cercare di trovarla.

«Il fratello, Parviz - precisano ancora a PA - ha detto che "E' ovvio che sia stata obbligata con la violenza a dire quelle cose; temo che prima l'abbiamo costretta con la forza a convertirsi all'islam, poi a sposarsi con qualcuno di loro e questo potrebbe voler dire che non la rivedremo mai più"».

Secondo le testimonianze raccolte, «succede sempre più spesso che un ragazzo musulmano particolarmente spregiudicato prenda di mira una giovane cristiana, con l'aiuto di amici la rapisca, la tengano segregata per giorni, la obblighino tra botte e insulti a recitare un
improvvisato credo musulmano; poi il ragazzo la violenta mettendola incinta: per la ragazza e per la famiglia è l'inizio di un incubo che spesso non ha fine».

In Pakistan la vita per i cristiani diventa sempre più dura. Vi sono zone in cui è addirittura impossibile resistere. In quelle zone, le autorità locali assolutamente non aiutano, anzi spesso sono la fonte dei problemi: false accuse di vario genere vengono fabbricate ad hoc per distruggere la vita di intere comunità, per far chiudere chiese, per arrestare pastori o per proteggere rapitori e assassini di cristiani.

«Anche nel caso del rapimento di Sonia - conclude Porte aperte -, la polizia inizialmente non voleva nemmeno accettare la denuncia di scomparsa, solo l'intervento della All Pakistan Minorities Alliance ha fatto sì che gli agenti fossero obbligati ad iniziare le ricerche. Secondo il direttore di questa organizzazione in favore delle minoranze, Khalid Gill, uno degli amici di Raza, tale Fahad, da tempo cerca di rapire una giovane cristiana per prendersela come sposa-schiava, a suo carico infatti ci sarebbero già altri tentativi. I ritardi e le indolenze nelle ricerche da parte della polizia spesso non sono altro che strategie, poiché gli agenti, pur sapendo dove si trova, attendono che la ragazza rapita rimanga incinta dalle violenze subite, così poi è quasi impossibile per i tribunali permettere alla ragazza di tornare alla sua famiglia».

Fonte: http://www.porteaperteitalia.org/

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