Fiera del libro, confronto sul boicottaggio

Notizia inserita il 14/2/2008 alle 13:34 nella categoria: Israele

TORINO - La decisione del comitato organizzatore della Fiera, di invitare Israele quale ospite d'onore, ha scatenato una bagarre tra sostenitori e contrari, con appelli al boicottaggio e al controboicottaggio della manifestazione culturale.

A leggere le decine di articoli, che in questi giorni riempiono le colonne dei giornali e le pagine dei siti web, appare chiaro che la motivazione che spinge le voci contrarie a protestare per la presenza di Israele alla Fiera internazionale del libro è di matrice squisitamente politica: il punto focale di tutta la "questione Israele" si chiama Palestina.

Le dichiarazioni di chi dissente hanno tutte lo stesso tono d'accusa verso Israele: Suad Amiry, scrittrice palestinese, sulle pagine de La stampa precisa che «il sessantesimo anniversario dell'indipendenza di Israele è anche il sessantesimo anniversario della nakba (catastrofe) per i palestinesi»; Tariq Ramadan, intellettuale svizzero musulmano, dichiara di aver «chiaramente sostenuto che non era normale, né umanamente accettabile, celebrare Israele dal momento che siamo a conoscenza della politica che conduce questo Stato e il suo governo nei territori occupati e devastati»; Tariq Ali, scrittore anglo-pakistano si chiede perché non siano stati invitati scrittori palestinesi e israeliani in ugual numero; per Gianni Vattimo, filosofo, «chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant'anni di vita festeggiando l'anniversario con il blocco di Gaza».
Le voci letterate in disaccordo invitano al boicottaggio della Fiera, così come alcune associazioni pro-palestinesi, comuniste e il PDCI.

L'invito al boicottaggio ha suscitato reazioni di sconcerto, anche in molte persone che non apprezzano la politica israeliana sulla questione palestinese. Il coro unanime in questo caso è che la cultura e la letteratura sono ben diverse dalla politica e che boicottare la Fiera significherebbe sottrarsi a un dialogo, che invece è necessario più che mai.

Sono numerosi gli appelli al controboicottaggio, perché si sta mettendo in atto «un'ignobile campagna che, nei fatti, è una minaccia alla libertà di espressione e che ha assunto la forma vergognosa della discriminazione nei confronti di un intero popolo, della sua cultura e del suo Stato» affermano, in una dichiarazione, il consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Victor Magiar, e il deputato del Pd di origine algerina Khaled Fouad Allam. Non si sono fatte attendere le dichiarazioni del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, preoccupato per l'instaurarsi di un fondamentalismo che è politico ancor prima che religioso, e del presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che parla di polemiche ridicole. Anche Fausto Bertinotti e Piero Fassino si dicono contro ogni forma di boicottaggio, così come molti rappresentanti della politica italiana. Il presidente della giunta regionale del Veneto, Giancarlo Galan, informa che la Regione Veneto non parteciperà alla Fiera se Israele non dovesse essere più l'ospite d'onore.

Intanto è stato lanciato un appello, presentato al presidente della Repubblica Napolitano, perché assuma una chiara posizione nei confronti della vicenda, firmato da numerosi esponenti della letteratura, del giornalismo e della politica, tra cui Magdi Allam, Massimo Cacciari, Valentina Colombo, Giorgio Israel, Fiamma Nirenstein e Carlo Panella, per citarne alcuni.

Il presidente Napolitano ha raccolto l'appello e, accettando l'invito del comitato organizzatore della Fiera, ha dichiarato che inaugurerà la ventunesima edizione della rassegna internazionale. È la prima volta che un Capo dello Stato inaugura la Fiera del libro; si sono levati cori di consensi. [sr]

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