La Bibbia secondo Google Earth

Notizia inserita il 30/1/2008 alle 13:40 nella categoria: Rassegna Stampa

TORINO - "The Glue society" realizza "God's eye view", il punto di vista di Dio, un'opera in cui vengono mostrati alcuni eventi biblici come ci sarebbero apparsi sotto la lente d'ingrandimento satellitare di Google Earth.

Le Google Maps e il software Google Earth hanno cambiato il nostro modo di guardare il mondo: dall'alto verso il basso.
Quante volte abbiamo cercato la nostra abitazione, i luoghi cari dell'infanzia, quelli che abbiamo visitato, vorremmo visitare o non visiteremo mai? Il tutto da una prospettiva diversa, quasi schiacciata e verticalmente bidimensionale. Con un punto di vista ai limiti della presunzione divina, dall'alto dei cieli.

Anche gli artisti si sono accorti di questa novità e hanno iniziato a giocare con le Maps per creare nuove forme d'arte e visione contemporanea. Magari anche sposandone l'attualità tecnologica con le pagine più tradizionali della nostra storia e delle nostre credenze. E' questo il nocciolo di God's Eye View, "Il punto di vista di Dio", un'opera in cui vengono mostrati alcuni eventi biblici come ci sarebbero apparsi sotto la lente d'ingrandimento satellitare di Google Earth.

C'è il paradiso terrestre, con Adamo ed Eva sdraiati nell'idillio dell'Eden. C'è l'Arca di Noè, appollaiata su un isolotto circondato dalle acque e da lì pronta a decollare nel viaggio che avrebbe salvato tutte le specie animali (o forse lì già atterrata, al termine del viaggio). C'è il passaggio del Mar Rosso, con le acque che si aprono dinnanzi a Mosè e al suo popolo. E c'è il momento focale e sacrificale del cristianesimo, la crocifissione, rappresentata con una semplicità inversamente proporzionale alle visioni epiche di Mel Gibson (ma senza perdere neanche un grammo di impatto emotivo).

Realizzata dal collettivo australiano The Glue Society, l'opera è attualmente in mostra nella sua forma fisica alla Fiera dell'Arte di Miami. Su Internet se ne possono trovare però diverse riproduzioni, a cominciare da quelle disponibili scavando nel sito della Society per proseguire con le copie diffuse in vari blog (la nostra fonte è stata Creative Review). Manca un elemento chiave di Google Maps: l'interattività e la possibilità di espandere la propria ricerca, tramite lo zoom o le frecce direzionali. Ma c'è tutto il suo innovativo punto d'osservazione.

"Vogliamo disorientare il pubblico con il nostro lavoro", dice James Dive della Glue Society. "Con quest'opera dimostriamo che la tecnologia oggi permette di mostrare eventi leggendari, che forse sono davvero avvenuti e forse no, rendendoli drammaticamente reali". Bersaglio colpito in pieno e in futuro la Society promette di ripetersi con altri eventi mitologici e storici. Già immaginiamo l'Odissea, la battaglia di Waterloo o la bomba su Hiroshima. Ma è tutta l'arte, abituata a raccontare il mondo in orizzontale, che potrebbe scoprire nuovi territori e una nuova prospettiva da esplorare.

E non solo la visual art. Da una settimana è disponibile su YouTube un piccolo cortometraggio prodotto dal gruppo di registi californiani The Vacationeers. Si intitola semplicemente Google Maps e mostra due ragazzi che utilizzano la funzione "Street View" (disponibile solo negli USA), quella che permette di vedere le singole case anche dal punto di vista della strada. Solo che i ragazzi scoprono, aumentando il dettaglio, che Google Maps può andare oltre a qualsiasi limite, fino a raggiungerli nella stanza dove stanno usando il pc.

Al centro dell'attenzione c'è sempre quella sorta di aura di divinità che caratterizza il servizio di Google. Non più per il suo punto di vista celeste, ma per la sua onnipotenza e onnipresenza: un Grande Fratello che ci spia senza chiedere il permesso, anche nel momento in cui state leggendo questo articolo. Ironicamente inquietante, Google Maps fa il paio con un recente episodio della serie tv dei Simpson, che sfiora gli stessi temi ma con più leggerezza (navigando su Google Earth, Marge vede Homer nudo nel giardino di casa).

Le nuove tecnologie non cambiano solo il nostro modo di vivere e/o vedere il mondo, ma offrono anche agli artisti spunti di riflessione e strumenti in grado di ampliare in modo considerevole la loro tavolozza espressiva. Pian piano, iniziano a vedersene gli effetti.

di: Luca Castelli
da: lastampa.it
data: 30 gennaio 2008

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