Speranza e ricompensa

Media&Fede del 10/5/2019

«La parola “cristiano” può essere utilizzata in molte accezioni. C’è ad esempio il cristianesimo culturale, che osserva le abitudini della fede, ne sostiene le istituzioni e parla usando i suoi termini. Le persone che sono profondamente legate alle sue tradizioni e che l’abbracciano fortemente come identità possono sentirsi vincolate dai suoi insegnamenti, oppure no. Accogliere lo straniero, amare il nemico, porgere l’altra guancia o prestare senza pensare a ciò che si avrà in cambio sono tutti atti che comportano un rischio. Vanno tutti contro gli istinti di autoprotezione, che in genere sono considerati buonsenso dalle società, comprese quelle che si definiscono cristiane. L’assicurazione che accompagna tali comandamenti è che, osservandoli, compiacciamo Dio. Se crediamo nella realtà del Dio della nostra fede, ciò dovrebbe essere una speranza e una ricompensa in grado di prevalere su ogni altra considerazione. Essere capaci del coraggio al quale Gesù ci chiama significa essere cristiani in spirito e verità, e non semplicemente per identità o lealtà. Così la nota scrittrice americana Marilynne Robinson, interpellata dall'Osservatore romano.

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