Paolo Legrenzi - Frugalità

Recensione del 25/4/2014

Il titolo della collana è già un programma: Parole controtempo, termini fanè che esprimono concetti fuori tempo rispetto al contesto attuale, espressioni divenute desuete a causa dell’abbandono da parte della cultura del tutto-e-subito che ha archiviato senza troppi patemi tutto ciò che non offre immediata soddisfazione.

A inaugurare la serie è Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia, chiamato a parlare di frugalità. Concetto peraltro non semplice, che il docente affronta sfatando convinzioni improprie (la frugalità non è sinonimo di povertà né di avarizia: anzi, nasce dalla constatazione di quanto poco sensato sia l’eccesso), reinserendola nel flusso di una storia minima che ci appartiene (i nostri nonni erano spontaneamente frugali: e, anzi, fino a un paio di generazioni fa la frugalità era una scelta “ovvia”), e restituendole la dignità di uno scopo pratico: scopriamo così che «la frugalità è l’unica strategia di prevenzione per molti mali», che il «rifiuto dell’abbondanza e del superfluo» è per noi «una sorta di assicurazione contro l’incertezza del futuro», capace di renderci “antifragili” di fronte ai rovesci della vita.

Ridicolizzata e sconfitta nell’ultimo mezzo secolo dalla società dei consumi di massa, che crea bisogni e li impone, che vuole dare un prezzo a qualsiasi cosa e considera l’uomo ricco «in proporzione alle cose che riesce a desiderare», la frugalità, nell’analisi di Legrenzi, trova la sua rivincita, e assume perfino un insospettato fascino: se, come ribatteva Thoureau all’idolatria del consumo, «Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno», «la frugalità - chiosa l’autore - ha come effetto collaterale... la tranquillità d’animo».

Il consumismo ha trasformato i vizi in desideri, ammantandoli di un’aura positiva che ha modificato i punti di riferimento della società, e il rimedio proposto da Legrenzi è il ritorno alla frugalità, di cui peraltro l’etica protestante è stata a lungo un solido sponsor. Tornare alla frugalità, avverte Legrenzi, è necessario: una «reimpostazione consapevole della propria esistenza» per ritrovare un approccio più sobrio alle cose e ai valori è l’unica via per un futuro sostenibile. Certo, non è così semplice, in una società che si basa sull’urgenza del superfluo: la soluzione per resistere è allontanare la tentazione (sì, Legrenzi la chiama proprio così) con una buona dose di autocontrollo.

In realtà l’autore imposta il richiamo della frugalità quasi come la vocazione di una religione immanente, laica, fatta di senso di responsabilità verso il pianeta: e certo può esserlo per chi non può o non vuole credere ad Altro. Ma la frugalità, fine o mezzo che sia, resta una buona abitudine per tutti. Anzi, forse - Bibbia alla mano - dovrebbe esserlo ancora di più per il credente.

Frugalità
Autore: Paolo Legrenzi
Editore: il Mulino
Anno: 2014
Pagine: 141
Prezzo: € 12

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