Andrea Kerbaker - Breve storia del libro (a modo mio)

Recensione del 18/4/2014

Siamo d’accordo, è sempre pericoloso confondere oggetti e concetti: eppure è probabile che chi ama le Scritture, e quindi la lettura, provi un certo fascino per il libro tout court. Lo strumento che, per secoli, ha permesso di trasmettere e diffondere in maniera massiccia la conoscenza - e, non dimentichiamocene, gli stessi testi biblici - difficilmente ha lasciato indifferenti: coloro che lo hanno avuto tra le mani lo hanno guardato di volta in volta con ammirazione o sospetto, entusiasmo e fastidio, additandolo come simbolo di emancipazione o strumento del maligno.

La storia del libro è stata proposta in varie sedi, accademiche e divulgative, ma vale la pena di ripercorrere ancora una volta le vicende di questo fondamentale supporto culturale insieme a un bibliofilo appassionato e colto come Andrea Kerbaker. Più che una storia, in realtà, l’ultima fatica di Kerbaker (che, detto per inciso, vive insieme alla moglie in una casa-biblioteca che contiene 25 mila volumi) ricorda un’esposizione: come Mussorgskij nella sua celebre opera, l’autore accosta ventidue quadri con l’aria del visitatore attento e curioso o, forse meglio, della guida preparata e rigorosa ma al tempo stesso brillante e capace di dare un tocco personale alla presentazione con aneddoti e divagazioni.

«La pulsione alla scrittura e al racconto è ben viva in tutte le civiltà, praticamente dall’inizio del mondo», premette Kerbaker, che cita a testimone addirittura Giobbe, con la sua invocazione «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, se fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre si incidessero sulla roccia»: «e funziona ancora così», chiosa l’autore.

Di lì è una cavalcata tra Storia e storie, la pazienza dei (copisti) certosini e lo splendore artistico del Book of Kells, occhiute censure italiche («la Bibbia in volgare era uno dei testi maggiormente temuti»... per dirla con Gigliola Fragnito, «a un popolo religiosamente maturo si preferì un popolo fanciullo») e oasi nordiche di libertà, fino all’industria editoriale odierna, le sue crisi e i suoi vezzi.

Immancabile, in una storia del libro, un ampio riferimento a colui che del libro moderno fu il padre, quel Johannes Gutenberg che, partendo da Magonza, «come tutti i visionari di questo mondo... vuole riassumere il senso della propria invenzione in una sola opera, capace di contenere in sé ogni cosa»: con venti collaboratori impiegati a tempo pieno, in tre anni riesce a stupire il mondo con le 1282 pagine “fitte di caratteri gotici nerissimi” della prima Bibbia stampata. Furono solo 180 le copie di quel primo libro a caratteri mobili, ma da allora, per la cultura e la lettura, nulla sarebbe stato più come prima. E il libro avrebbe assunto una connotazione di libertà che avrebbe segnato il suo, e il nostro, destino.

Breve storia del libro (a modo mio)
Autore: Andrea Kerbaker
Editore: Ponte alle Grazie
Anno: 2014
Pagine: 268
Prezzo: € 16,80

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