Francia-Turchia, una querelle tra libertā e manicheismo

Articolo inserito il 6/11/2020 alle 14:57

È scontro a tutto campo tra Turchia e Francia: dopo la decapitazione del docente Samuel Paty per mano di un estremista islamico e l'inevitabile indignazione francese, il presidente Macron ha annunciato di voler tutelare i valori della Repubblica attuando misure contro l'influenza dei predicatori islamici di stampo integralista; il presidente turco Erdogan ha replicato definendo il capo dello Stato francese "mentalmente instabile" e lamentando che "i musulmani sono ora soggetti a una campagna di linciaggio simile a quella contro gli ebrei in Europa prima della seconda guerra mondiale". L'Europa è intervenuta compatta a difesa di Macron ed Erdogan, di rimando, ha scomodato l'immagine delle Crociate; a complicare il quadro ci si è messo il periodico satirico Charlie Hebdo, che ha ribadito il suo "diritto alla blasfemia" e rilanciato la polemica con una vignetta in cui rappresenta - in modo irridente, ça va sans dire - lo stesso Erdogan e la sua fede. L'azione ha scatenato l'immaginabile rabbia del presidente turco, e la controreplica piccata di Parigi non si è fatta attendere: la Francia «non rinuncerà mai ai suoi principi e ai suoi valori» nonostante «i tentativi di destabilizzazione e intimidazione».

Per ora nessuno parla di scontro di civiltà, ma è evidente che l'incomunicabilità si basa, ancora una volta, su interpretazioni di fondo diametralmente opposte, radicalizzate dal confronto: da un lato la difesa a spada tratta - nel bene e nel male - di una libertà di espressione senza confini, dall'altro un'interpretazione etica della realtà che, portata all'estremo, esclude la differenza, il confronto, l'alternativa e - in ultima analisi - la realtà stessa così come si è articolata nel nostro secolo. Un "manicheismo della semplicità", come lo definisce Elena Loewenthal sulla Stampa, che «è terribilmente facile da decodificare. Non ammette altro che la propria verità. Tutto diventa irrimediabilmente semplice: il bene sta tutto da una parte, il male tutto dall’altra... Questo manicheismo della semplicità... ha per presupposto la negazione della libertà. La libertà è pericolosa perché per un verso insidia questo schema così semplice, per l’altro ammette le sfumature». Loewenthal ricorda un antico detto ebraico secondo il quale «il più grande miracolo mai fatto dal Creatore in questo mondo è quello di essere riuscito fino ad ora (e speriamo anche nel futuro) a non fare due individui perfettamente uguali... Questo è il presupposto di un mondo che considera la libertà un valore, perché la libertà ammette la complessità. E la ama, la considera il primo valore da preservare». Anche se, chiosa, «la libertà esige a sua volta la responsabilità - tanto individuale quanto collettiva - di riconoscere e rispettare la diversità dell’altro».

foto: repubblica.it



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