L'Italia ai tempi della quarantena

Articolo inserito il 18/3/2020 alle 09:33

Zona rossa o arancione, ora tutta l'Italia si ritrova in quarantena e, dopo un breve periodo di assestamento fatto di fughe rocambolesche e aperitivi spavaldi, forse è passato il concetto di fondo, l'importanza dell'isolamento volontario in autotutela (che diventa, insieme, tutela dei più deboli). L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio impone ciò che il buonsenso avrebbe già dovuto suggerire, chiedendo un gesto di responsabilità nell'ora più buia.

In tutta Italia rimangono sospese tutte le funzioni religiose - tecnicamente sono vietate solo le "cerimonie pubbliche", dato che lo Stato non può interferire con l'organizzazione del culto, ma il senso è chiaro -, riscuotendo in alcuni ambienti riluttante collaborazione (la Cei ha precisato di accettare l'interpretazione "fortemente restrittiva" proposta dal Governo per «contribuire alla tutela della salute pubblica») e qualche esplicito malumore, di cui si fa portavoce tra gli altri Andrea Riccardi: «cresce la paura nella solitudine. Il conforto non sono solo le spiegazioni scientifiche. Mai, nella storia della Penisola, sono state sospese le messe. Un segnale forte. Nelle crisi, la Chiesa è stata sempre un riferimento... Oggi c’è sbandamento e incertezza. In un tessuto di fragili relazioni, coltivare la fede e le motivazioni non è secondario anche per resistere e sviluppare solidarietà e autodisciplina, ora decisive».

Una riflessione sul fronte protestante la propone il pastore valdese Emanuele Fiume, rilevando che l'amore per il prossimo, in questo momento, non va declinato nella vicinanza ma nella distanza, e la stessa comunione «in questo momento deve sapersi fare distanza, attesa, invocazione... il desiderio dovrà compensare la distanza, e l'attesa farà sì che l'assenza non diventi mai noncuranza... riempiamo questa distanza con l'amore che abbiamo sempre espresso con la vicinanza. Facciamolo in modo non stanco, non scontato, non rassegnato. Quando ci rivedremo insieme... ci diremo gli uni gli altri, con consapevolezza, quell'antichissima invocazione dei cristiani, Maranathà, "vieni, Signor Gesù". E fino a quel momento [come recita un celebre inno evangelico], "resta con me, Signor, il dì declina; fuga l'angoscia che mi opprime il cuor"».

foto tratta da youtube.com



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