Valdesi, la conquista della libertā

Articolo inserito il 27/2/2020 alle 17:49

Nei giorni scorsi la Stampa ha dedicato una pagina alla Festa della libertà valdese e alla sua storia. Una storia che risale al 1848, quando il re Carlo Alberto firmò a favore della minoranza evangelica le cosiddette Lettere patenti in base alle quali, decretava, «i Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de' Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici» anche se, precisava, «nulla è però innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette».

Si trattava, scrive Gianni Oliva, di «una conquista inimmaginabile sino a poco prima: scomunicati come eretici sin dalle origini per il loro pauperismo e la loro carica di protesta antiecclesiale, perseguitati duramente... i Valdesi hanno condotto per secoli una "vita ai margini", trasformando la propria identità religiosa e culturale in forza di resistenza».

Inevitabile che quel 17 febbraio sia stato vissuto "come un atto di liberazione", tanto più se concesso da un sovrano «profondamente radicato nella religione cattolica, sensibile alle pressioni che vengono dagli ambienti dell’ortodossia gesuitica», e tuttavia per ragion di Stato «persuaso che "concedere" sia meglio che "essere costretti a concedere"».

foto: lastampa.it



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