Mieli e gli "esiliati intolleranti"

Articolo inserito il 24/2/2020 alle 09:15

Il 1492 non segnò solo la scoperta dell'America ma anche l'editto di espulsione degli ebrei dal regno di Spagna, un atto che avrebbe avuto ripercussioni ben più ampie di quanto si potesse prevedere: Paolo Mieli sul Corriere ripercorre le vicende degli "esiliati intolleranti" ricordando che quell'editto fu «una "prefigurazione del futuro", in quanto "basò l’appartenenza alla comunità nazionale sulle fondamenta della verità religiosa e della volontà individuale anziché sulla imprevedibilità della nascita". Nel giro di qualche decennio agli anabattisti olandesi, ai calvinisti italiani, ai cattolici inglesi e agli hussiti boemi venne offerta su due piedi un’unica scelta: accettare un altro credo religioso o andarsene». Poco dopo, «nel decennio tra il 1520 e il 1530 gli anabattisti furono costretti a fuggire dall’Europa centrale e occidentale verso la parte orientale del continente. A partire dal 1540 gli spirituali fuggirono dall’Italia», e così via in un continuo rimpallo: «quando i calvinisti andarono al potere, tra il 1570 e gli inizi del 1580, diecimila cattolici lasciarono i Paesi Bassi. Poi, quando le truppe spagnole alla fine del decennio riconquistarono le Fiandre, centocinquantamila protestanti abbandonarono la regione». La dinamica si sviluppò attraverso ii secoli («centocinquantamila ugonotti lasciarono la Francia dopo il 1685»), per arrivare al Settecento, quando «ventimila protestanti migrarono dal vescovado di Salisburgo tra il 1731 e il 1732» in quella che si considera «l’ultima grande espulsione motivata da ragioni religiose nell’Europa premoderna».

Le espulsioni ebbero anche effetti collaterali di cui si percepisce l'eco ancora oggi: «Lo stato di rifugiati acuì la convinzione dei calvinisti di essere il popolo eletto da Dio che vive "come i figli di Israele degli ultimi giorni, esiliati dalla schiavitù in Egitto". In una serie di terre promesse, da Ginevra a Emden, fino al New England e al Sudafrica, "il dolore dell’esilio divenne per i calvinisti una medaglia al coraggio, un marchio d’elezione nonché una forma di disciplina"». E nel tempo gli esiliati divennero a loro volta, per nemesi storica, sostenitori dell'intolleranza.

foto: wikipedia.org



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