Levine, una lettura ebraica del Nuovo Testamento

Articolo inserito il 31/5/2019 alle 11:08

Amy-Jill Levine, dopo mezzo secolo di lavoro accademico, rilegge la sua esperienza personale di studiosa ebrea che tenta di trovare un nesso tra cultura ebraica e Nuovo Testamento: dalle assonanze tra Antico e Nuovo Patto che coglieva da bambina (sovrapponendo «un Giuseppe figlio di Giacobbe che fa dei sogni, va in Egitto e ritorna in Israele; un bambino che, come Mosè, sopravvive quando altri bambini vengono uccisi e poi, in seguito, si arrampica su una montagna per trasmettere un insegnamento profondo») al percorso ermeneutico che ne è seguito e che l'ha accompagnata fino a oggi aiutandola a correggere "gli stereotipi falsi e negativi degli ebrei che hanno alcuni cristiani" e "gli stereotipi falsi e negativi del cristianesimo che hanno alcuni ebrei" ("la cattiva storia porta a cattiva teologia e la cattiva teologia fa male a tutti", chiosa), incoraggiando il confronto tra letture diverse dello stesso testo per arricchire la comprensione di entrambe le parti in causa.

foto: osservatoreromano.va



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