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   UNA PARTICOLARE RIFLESSIONE SU GIOVANNI 14:12
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   Autore  Topic: UNA PARTICOLARE RIFLESSIONE SU GIOVANNI 14:12  (letto 230 volte)
Domenico
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Certo, beni e bontà m'accompagneran no (Sal. 23:6)

   


Posts: 857
UNA PARTICOLARE RIFLESSIONE SU GIOVANNI 14:12
« Data del Post: 09.04.2018 alle ore 15:23:53 »
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Le parole di questo testo, secondo R. G. Stewart, sono la proclamazione di una grande ed importante dottrina.[248] Secondo Agostino, invece: Non è facile capire il significato e il senso reale delle parole del Signore: Chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; ebbene, a queste parole già così difficili, il Signore ne aggiunge altre, ancora più oscure: anzi — dice — ne farà di maggiori.[249] Per R. Schnackenburg, è utile una preliminare riflessione di storia della tradizione su (Marco 11:23), parallelo Matteo 21:12).[250]
 
a. La forma grammaticale di Giovanni 14:12
 
Un’analisi dettagliata del nostro testo, ci farà comprendere cosa voleva dire Gesù e in quale senso vanno interpretate le Sue parole. Bisogna stabilire subito che, la promessa contenuta nel nostro testo, non riguarda solamente gli apostoli e l’era apostolica, ma abbraccia tutti i credenti di qualsiasi epoca. Se la promessa in questione alludesse solamente a questo, Gesù l’avrebbe chiaramente specificato, onde evitare di dare una errata interpretazione alle Sue parole e la stessa forma grammaticale sarebbe stata diversa da quella che ci è stata tramandata, cioè quella attuale.
 
La frase: Chi crede in me..., che grammaticalmente parlando non delimita né persone né tempo, essa è abbastanza chiara per confutare coloro che vorrebbero limitarla ai soli apostoli e al tempo apostolico. Se poi si considera il valore del verbo credere, presentato nella forma del tempo presente, - e il presente del greco, esprime un’azione ‘continuativa’ - non si può, in un modo assoluto, pensare solamente agli apostoli e al loro tempo. C’è quindi la certezza matematica che il detto di Gesù si riferisce a ‘tutti’ quelli che credono in Lui, in qualsiasi tempo e a qualsiasi epoca essi appartengono.
 
b. Le opere di Gesù nel vangelo di Giovanni
 
Un’altra questione da chiarire riguarda ‘le opere di Gesù’, a cui fa esplicito riferimento il nostro passaggio. In tutto il vangelo di Giovanni, in modo particolare, quando si parla di ‘opere’ compiute da Gesù, mediante le quali l’uomo viene invitato a credere, il riferimento è ‘sempre’ ai Suoi miracoli, e non allude mai a quello che Egli compie nella vita del peccatore, quando lo salva, lo perdona e lo giustifica. Giovanni usa spesso il termine ‘segni’, per alludere ai miracoli di Gesù.
 
Fare rientrare nel concetto delle ‘opere di Gesù, gli insegnamenti di Paolo, per ciò che riguarda la salvezza del peccatore e la giustificazione dell’empio, - per esempio -, significa fare dire all’evangelista quello che egli non voleva dire e attribuire a Gesù, qualcosa di cui Egli non voleva parlare, in quella particolare circostanza, anche se la salvezza del peccatore e la giustificazione dell’empio, rientrano a pieno titolo nelle grandi ‘opere’ che Gesù ha compiuto e compie in favore dell’umanità, e che mediante la fede in Lui, possono diventare realtà nella vita di tutti quelli che credono in Gesù.
 
Accettato che le opere di Gesù, nel vangelo di Giovanni, sono i Suoi miracoli, la promessa di Gesù: Chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio, significa: Farà miracoli che io ho fatto. Affermare: Le opere che i credenti compiranno non sono i miracoli strabilianti, ma sono l’annuncio dell’Evangelo, come vorrebbe Aldo Comba, [251] significa far dire a Gesù quello che Egli non intendeva dire e attribuire a Giovanni intenzioni di programmazione missionaria che egli non prevedeva nel suo evangelo.
 
c. I miracoli che compì Gesù e quelli che compiranno quelli che credono in Lui
 
Tra i miracoli che Gesù compì, nel tempo della Sua missione terrestre e i miracoli che i credenti compiranno durante il tempo della loro missione in terra tra gli uomini, non c’è nessuna differenza, per il semplice fatto che sia l’uno che gli altri, hanno manifestato la potenza di Dio. Gesù compiva i miracoli per il dito di Dio (Luca 11:20); i credenti li compiono nel ‘nome di Gesù’, a cui è data: ogni podestà in cielo e in terra (Matteo 28:18).
 
Infine, Gesù nel compiere i miracoli, manifestava le ‘opere del Padre’ e testimoniava chiaramente che il Padre era in Lui e che Lui era nel Padre; i credenti nel compiere i miracoli, manifestano la potenza di Dio e nello stesso tempo testimoniano che Gesù è con loro, senza cui non sarebbe possibile nessuna manifestazione miracolosa. Infine, la promessa di compiere le stesse opere che Gesù ha fatto, significa che colui che crede in Gesù, farà gli stessi miracoli che ha fatto Lui.
 
Fin qui, non c’è niente di straordinario a cui la logica umana possa opporsi, trattandosi della stessa potenza divina e virtù che operano nella vita di Gesù.
 
Il punto più discusso della promessa di Gesù, è senza dubbio quella parte che dice: anzi ne farà di più grandi - o di maggiori - N. Riveduta - di queste, perché io vado al Padre. Il fatto stesso che non tutti i traduttori hanno interpretato il termine greco meizona nella stessa maniera, denota la difficoltà che questo termine presenta nel contesto di tutto quello che Gesù ha fatto. Se al temine meizona si dà il senso della ‘qualità’, si traduce immancabilmente ‘più grande’, cosa che hanno fatto diversi traduttori; mentre se si dà il senso della ‘quantità’, si traduce ‘di maggiori’ - come hanno fatto altri.
 
Se si tengono presenti i miracoli che Gesù fece durante la sua vita terrena, specialmente durante il tempo del Suo ministero pubblico, — cosa che fanno i quattro evangeli nel raccontarceli —, si nota con chiarezza che la potenza miracolosa di Gesù toccò tutti i settori della vita umana, e non contento di questo, Egli si spinse finanche sulla natura, quando fece ‘tacere il vento’ e calmare la ‘furia di una tempesta’ che minacciava la vita dei suoi discepoli (Marco 4:39).
 
I tanti malati che Egli guarì: muti, sordi, ciechi, zoppi, paralitici, lebbrosi, — per non parlare dei tanti indemoniati —, rappresentano gli elementi qualificanti della Sua missione divina e della Sua autorità. Quando poi si pensa alla risurrezione dei morti: della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain e di Lazzaro di Betania, non ci sono opere miracolose ‘più grandi’ di queste.
 
Nella ‘qualità’, nessun credente potrà fare miracoli più grandi di quelli che ha fatto Gesù; ma per quanto riguarda la ‘quantità’, quelli che credono in Gesù, ne produrranno di più, perché il tempo della loro missione in terra, sarà molto più lungo di quello che ha trascorso Gesù.
 
Dando per tanto il senso della ‘quantità’ al termine greco meizona, la difficoltà interpretativa di Giovanni 14:12, si riduce notevolmente, perché non si pensa al singolo ma a tutti quelli che credono in Gesù. Dal momento che la potenza e la virtù sono divine, la stessa che agiva nella vita di Gesù, agirà nella stessa maniera anche nella vita di chi ha fede in Lui.  
 
Pertanto, i miracoli che saranno operati da quelli che credono in Gesù, oltre a superare in quantità quelli che ha fatto il Maestro, durante la sua vita terrena, hanno anche lo scopo di mettere in risalto, non solamente il beneficio che ne ricavano i miracolati, ma soprattutto l’importanza della fede in Cristo, in mancanza della quale non sarà possibile nessuna manifestazione miracolosa.
 
[248] R. G. Stewart, L’evangelo secondo Giovanni, p. 949
[249] Sant’Agostino, Commento al vangelo di S. Giovanni, II, p. 249  
[250] R. Schnackenburg, Il vangelo di Giovanni, III, p. 118
[251] Il Nuovo Testamento Annotato, Volume II: Vangelo di Giovanni Atti degli Apostoli, p. 64
 
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