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   Noi evangelici e la "Tradizione"
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   Autore  Topic: Noi evangelici e la "Tradizione"  (letto 788 volte)
Beppe_Torino
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Noi evangelici e la "Tradizione"
« Data del Post: 01.02.2017 alle ore 11:11:36 »
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Un saluto nel Signore a tutti i fratelli.
 
Volevo condividere con voi una mia riflessione. Molte volte siamo severi con i cattolici/ortodossi riguardo alla visione che hanno della tradizione (o Tradizione) che scavalca di importanza la Scrittura. Però, io credo che bisognerebbe essere più umili e rispettosi della storia quando parliamo con loro, altrimenti si rischia di cercare di imporre una visione "evangelica" della storia, che non può portare altro che allo scontro (oserei dire anche giustamente).
 
Vi propongo la lettura di Atti 20:17-38 e vi invito ad immedesimarvi nel racconto, ad immaginare di essere lì presenti ad Efeso nella chiesa e di vivere in quel periodo. E' quello che ho fatto io.
 
Noi ci troviamo in una città importante nel I secolo; l'apostolo Paolo ha abitato nella nostra città ed insegnato per due anni (Atti 19:8-12), ed in questo periodo ci ha insegnato tutto quello che Dio gli ha rivelato, e questo ce lo dice chiaramente nel "discorso di addio" (Atti 20:27).
Ora l'apostolo Paolo non c'è più, e non lo vedremo più. Su quali basi noi fonderemo la nostra fede? Ricordo che dobbiamo immedesimarci. Ci verrebbe mai in mente di pensare anche lontanamente di fondare la nostra fede su quello che abbiamo tra le mani di scritto circa l'insegnamento di Cristo? E cosa abbiamo in mano di scritto (a parte l'Antico Testamento)?  
In quel momento storico di Atti 20 proprio nulla, qualche anno dopo sicuramente la lettera agli Efesini. Non è un po' poco?  
L'apostolo Paolo è stato da noi due anni e ci ha rivelato tutto il consiglio di Dio, è ovvio che ci atterremmo a quello con tutte le forze! Ma senza il minimo dubbio, saremmo folli a non fare così.
 
E' altrettanto ovvio che custodiremmo la lettera inviataci da Paolo con tutta la cura possibile, ma soprattutto per il legame emotivo che ci lega all'apostolo. Nel leggerla potremmo ancora immaginare la sua voce che ci parla. E' ovvio che la terremmo nel più grande onore, ma sarebbe ingenuo pensare che quella lettera potrebbe mai essere la roccia su cui si fonda la nostra fede, avendo ancora in mente chiaramente le predicazioni e le parole dell'apostolo Paolo. Tutto le nostre predicazioni durante gli incontri della chiesa sarebbero incentrate sul quelle parole di Paolo che ancora riecheggiano nelle nostre menti. Mi sembra innegabile che sarebbe stato così. Noi tutti avremmo fatto sicuramente e assolutamente così.
Non abbiamo mezzi per sapere per certo quando un altra lettera apostolica, un Vangelo, o un'altra porzione del Nuovo Testamento sia giunta ad Efeso; sicuramente per un Vangelo sono passati decenni. Ma anche immaginando che qualche anno dopo, noi efesini avessimo avuto un'altra lettera o un Vangelo tra le mani, come avremmo potuto mettere questi scritti al di sopra di quello che le nostre menti  ricordavano limpidamente delle parole di grazia che Paolo ha pronunciato tra di noi per due anni? Non l'avremmo fatto mai, assolutamente! Non fraintendetemi, è ovvio che qualunque scritto apostolico avrebbe avuto per noi una grande importanza, ma non è concepibile pensare che avrebbe superato l'autorità delle parole di Paolo ancora vive in noi. Al massimo avrebbe avuto pari autorità, e nel caso di qualche apparente contraddizione, avremmo sicuramente interpretato lo scritto alla luce dell'insegnamento ricevuto da Paolo di persona.  
Tutto questo mi sembra assolutamente logico e naturale.
 
E cosa avremmo insegnato, sempre immedesimandoci nella chiesa del I secolo, a coloro che venivano alla fede dopo di noi, per mezzo nostro, che non avevano conosciuto di persona nessun apostolo o loro stretto collaboratore? Ovviamente avremmo insegnato a restare fermi e irremovibili, come noi, in quel corpo dottrinale che noi abbiamo sentito con le nostre orecchie fuoriuscire dalla bocca dell'apostolo Paolo. O mi sbaglio? Credo che chiunque si immedesimi nella situazione che sto presentando, non può fare altro che giungere alle stesse conclusioni.
 
Di conseguenza, qual'è stato lo sbaglio della chiesa del II secolo? Io direi un eccesso di ubbidienza ai pastori. Ubbidire ai pastori nella chiesa è un dovere insegnato dagli apostoli stessi, e non sto qui ad elencare i brani biblici, perché tutti noi li conosciamo; però, come in tutte le cose, ci vuole equilibrio. Questo equilibrio è mancato, e così la prima generazione di credenti che non aveva
conosciuto gli apostoli di persona e che non aveva ascoltato il loro insegnamento con le proprie orecchie, ha seguito alla lettera le orme dei loro predecessori, cercando di restare assolutamente fedele all'insegnamento degli apostoli ricevuto da coloro che li avevano conosciuti. Hanno quindi imparato il più possibile a memoria quello che veniva loro tramandato, ed hanno cercato di tramandarlo a loro volta immutato al cento percento. Ed, ovviamente, hanno esortato la successiva generazione di credenti a ricevere alla lettera il loro insegnamento (che era esclusivamente l'insegnamento apostolico), a mantenerlo integro ed a trasmetterlo puro a coloro che sarebbero venuti dopo di loro.
 
Ci si potrebbe domandare: perché non hanno insegnato ad attenersi all'insegnamento scritto degli apostoli? Ma perché avrebbero dovuto farlo? Se io possiedo l'insegnamento vivo ricevuto di persona dagli apostoli, perché mai dovrei insegnare ad altri ad attendersi a qualcosa di diverso rispetto a quello a cui mi attengo io? E questo modo di pensare è diventato il modello per quelli che venivano alla fede dopo di loro. E costoro hanno imparato un modello, ed hanno con ogni zelo, riproposto lo stesso modello ai loro successori; ogni piccolissima modifica sarebbe stata un'eresia.
Ma il problema qual'è? Che i loro predecessori potevano adottare questo modello (cioè seguire l'insegnamento orale degli apostoli) perché lo avevano ricevuto di persona dagli apostoli stessi. Per la seconda generazione di credenti, non era più così; loro stessi non se ne sono resi conto, ma era impossibile per loro seguire il modello dei loro predecessori, perché a loro mancava un requisito fondamentale: non avevano conosciuto gli apostoli! Per cui, il loro atto di ubbidienza cieca, in ultima analisi, era un atto di fede cieca nell'uomo.  
 
E quindi? Se si fossero resi conto del problema, cosa avrebbero potuto fare? Dal nostro punto di vista (ma soprattutto col senno di poi), avrebbero dovuto scrivere un libro e mettere per iscritto tutto il consiglio di Dio ricevuto oralmente dagli apostoli. Ma non l'hanno fatto, non era quello il loro modello, nessun apostolo lo ha fatto e nemmeno nessun "padre" della prima generazione
di credenti. Colui che lo ha fatto è stato solo lo Spirito Santo, usando più libri, più persone, è più tempo (fino ad arrivare ad un canone unanime). Inutile dire che nessun uomo, nemmeno tra coloro che avevano conosciuto gli apostoli di persona per anni, avrebbe comunque avuto l'autorità di farlo.
L'unico uomo che ha sentito una certa autorità e responsabilità, dopo aver collaborato a lungo con gli apostoli, è stato Luca evangelista, che con il Vangelo e gli Atti ha compiuto un'opera mirabile, ma in ogni caso si è assunto la responsabilità di citare fatti e discorsi storici, non ha redatto un'opera teologica e sistematica.
 
Continua...
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Beppe_Torino
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #1 Data del Post: 01.02.2017 alle ore 11:13:21 »
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Tornando alla chiesa primitiva, la scelta è stata quella di affidarsi ad una fede nell'azione dello Spirito Santo che era essenziale per andare avanti.  
Lo Spirito avrebbe operato in loro ed in coloro che sarebbero venuti dopo di loro, per impedire qualsiasi deviazione, per quanto insignificante, dalla sana dottrina. Il problema è che Gesù non ha mai promesso che lo Spirito Santo avrebbe compiuto questa azione; Gesù ha detto qualcosa di simile
(Giovanni 14:26), ma non ha detto esattamente quello che i credenti dell'inizio del II secolo hanno voluto credere. Il Signore ha soltanto detto che lo Spirito avrebbe fatto ricordare agli apostoli tutto quello che hanno imparato da lui, per poterlo insegnare ad altri, e questa è sicuramente un'azione inerrante; lo Spirito non fa ricordare abbastanza, e neppure quasi tutto. Lo Spirito ha
fatto ricordare tutto perfettamente, e gli apostoli hanno trasmetto tutto l'insegnamento perfettamente e completamente. Ma credere che questo è avvenuto anche per la generazione successiva di credenti, va oltre le parole di Gesù. E credere che è avvenuto ancora per la generazione successiva, va ancora oltre le parole di Gesù. E credere che questo sia avvenuto di generazione in
generazione, fino ad adesso, va oltremodo oltre le parole di Gesù. Però è quello che i primi credenti hanno voluto credere, e lo hanno fatto perché era esattamente quello che credevano gli apostoli riferito a loro stessi. I primi credenti hanno fatto proprio il modello apostolico, pur non essendo
tale modello indirizzato a loro; ma lo hanno fatto assolutamente a fin di bene, con ogni buona fede. La seconda generazione ha seguito il modello della prima generazione, sempre con ogni buona fede, e soprattutto guidata dalla cieca obbedienza. E così via.
 
Penso che non sia il caso di citare le parole di Clemente romano oppure Ireneo da Lione. E neppure la forte contestazione di Policarpo da Smirne verso Aniceto romano in occasione della disputa sulla data della Pasqua, citando a sua difesa la tradizione ereditata di persona dall'apostolo Giovanni.  
 
Noi, al loro posto, avremmo fatto di meglio? E' ovvio che, col senno di poi, dopo quindici secoli, è stato abbastanza facile vedere la deriva della chiesa causata dalla fede nella tradizione.
Chi vede una persona dopo vent'anni si accorge dell'invecchiamento, chi la vede tutti i giorni non vede differenze dal giorno prima. Considerando che la memoria si azzera ad ogni generazione di uomini, è come vedere il volto di una persona tutti i giorni, perdendo la memoria di anno in anno. E' ovvio che a distanza di vent'anni, si crede che la persona non sia invecchiata per nulla. Chi invece la vede dopo vent'anni, avendo il ricordo di com'era prima, vede subito una enorme differenza. Quest'ultima cosa è successa ai riformatori per la grazia di Dio, ma la chiesa cattolica/ortodossa non si è accorta di nulla. Ha proseguito il suo cammino con il modello originale confidando in una azione dello Spirito che non c'è stata, e che non è mai stata promessa da Cristo.
 
L'azione dello Spirito è avvenuta preservando la sua Parola e spingendo uomini nei secoli a confrontarsi con essa per indirizzare la chiesa verso la giusta direzione. E' questo è avvenuto parzialmente. In ogni caso, Dio non ha permesso che la chiesa andasse alla deriva, ma ha sempre vegliato che il fondamento di Cristo non si perdesse, fino a quando il tempo non è giunto (tornio di Gutemberg) ed allora ha soffiato uno spirito di cambiamento.
 
Ma quando noi ci confrontiamo con un cattolico credente e che conosce la dottrina della sua chiesa, non dobbiamo dimenticare la storia, e che noi non avremmo fatto meglio dei padri della chiesa. Inoltre, mettere in discussione la cosiddetta "Tradizione", per un cattolico equivale a mettere in discussione l'intera sua fede, perché sulla tradizione si fonda. E questo con ogni buona
fede, non dimentichiamolo mai! Non si può affrontare un tale discorso con leggerezza, e soprattutto con ignoranza, perché questo non fa altro che allontanare ancora di più il cattolico dalla fede scritturale.  
 
Dire che noi evangelici crediamo nel Sola Scriptura perché questo credeva la chiesa primitiva, non solo è sbagliato storicamente, ma controproducente.
 
La chiesa, fin dalle origini, si è fondata sulla tradizione perché così ha creduto bene. Questo è un dato di fatto, per giunta molto comprensibile, e noi al loro posto avremmo fatto la stessa cosa, perché non siamo più spirituali di loro.  
Ma era questa la volontà di Dio? Aveva Gesù mai promesso questo tipo di assistenza da parte dello Spirito Santo?
Secondo me, da questa affermazione e da queste domande, dovrebbe partire il dialogo sincero con la chiesa cattolico-ortodossa.
 
Che il Signore ci benedica.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #2 Data del Post: 01.02.2017 alle ore 11:55:59 »
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Il problema nasce quando la tradizione si evolve ed entra in chiara ed inequivocabile contraddizione con la scrittura.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #3 Data del Post: 01.02.2017 alle ore 12:05:42 »
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Questo è evidente, certo. Ma se ti sei immedesimato nel racconto, ti sarai accorto che questo tipo di ragionamento non è accettabile, perché in contrasto con la guida dello Spirito Santo. Per il cattolico pensare così è bestemmiare contro lo Spirito Santo.
 
Il problema va affrontato alla partenza, nel I secolo, altrimenti non se ne esce fuori.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #4 Data del Post: 01.02.2017 alle ore 12:49:06 »
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on 01.02.2017 alle ore 12:05:42, Beppe_Torino wrote:
Il problema va affrontato alla partenza, nel I secolo, altrimenti non se ne esce fuori.

Sì, ma a mio avviso bisogna tener presente che alla partenza non erano ancora stati scritti tutti i libri ispirati del N.T. ed è ovvio che non c'era ancora il canone neotestamentario, perciò di conseguenza si andava avanti con la tradizione, ossia con la fedele trasmissione orale dei principi di fede; ma dopo è come ha fatto notare Grande_Puffo:
 

on 01.02.2017 alle ore 11:55:59, Grande_Puffo wrote:
Il problema nasce quando la tradizione si evolve ed entra in chiara ed inequivocabile contraddizione con la scrittura.

« Ultima modifica: 01.02.2017 alle ore 14:09:54 by New » Loggato
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #5 Data del Post: 01.02.2017 alle ore 16:49:19 »
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on 01.02.2017 alle ore 12:05:42, Beppe_Torino wrote:
Questo è evidente, certo. Ma se ti sei immedesimato nel racconto, ti sarai accorto che questo tipo di ragionamento non è accettabile, perché in contrasto con la guida dello Spirito Santo. Per il cattolico pensare così è bestemmiare contro lo Spirito Santo.
 
Il problema va affrontato alla partenza, nel I secolo, altrimenti non se ne esce fuori.

Molti cattolici hanno un’idea sbagliata di quella che la dottrina chiama “infallibilità della chiesa”. La “chiesa cattolica” in base a tale dottrina è infallibile quando proclama una verità di fede, ma si tratta di casi rarissimi, infatti su molte questioni ha cambiato idea, ammettendo che la “tradizione” si possa evolvere.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #6 Data del Post: 02.02.2017 alle ore 17:28:40 »
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on 01.02.2017 alle ore 12:49:06, New wrote:

Sì, ma a mio avviso bisogna tener presente che alla partenza non erano ancora stati scritti tutti i libri ispirati del N.T. ed è ovvio che non c'era ancora il canone neotestamentario, perciò di conseguenza si andava avanti con la tradizione, ossia con la fedele trasmissione orale dei principi di fede; ma dopo è come ha fatto notare Grande_Puffo:
 

 
Si, ma quello che ho cercato di sottolineare è un modello di pensiero che dice: TUTTO il consiglio di Dio è stato soffiato dallo Spirito nella mente degli apostoli, che lo hanno affidato ORALMENTE integro al 100% alla chiesa. Su questo siamo tutti d'accordo (Atti 20:27).
Ma se accettiamo che lo Spirito Santo abbia vegliato sulla trasmissione ORALE dalla prima generazione di credenti alla seconda generazione (sempre oralmente), in modo che TUTTO il consiglio di Dio sia passato perfetto al 100% alla seconda generazione, allora diventa evidente che l'opera dello Spirito è continuata perfetta fino ad oggi, attraverso la Tradizione.
 
Secondo questo modello, che è nato nel I secolo, ed al quale si rifanno sia cattolici che ortodossi, noi evangelici siamo terribili eretici, perché cerchiamo di annullare una parte del messaggio che lo Spirito ha conservato intatto ORALMENTE nella chiesa attraverso la tradizione.  
La chiesa nei secoli è stata fedele a questo modello pensando che fosse nato da Dio.
 
Se invece accettiamo che la chiesa del I secolo ha sbagliato nel creare questo modello, allora la chiesa ha vissuto per secoli in una illusione di guida ORALE dello Spirito, che invece non c'è stata.  
 
Capite che è molto diverso condannare un cattolico perché non è fedele alle Scritture, piuttosto che dirgli "con tatto" che sta credendo ad una illusione, come ha fatto la chiesa intera per 15 secoli... E purtroppo è andata così.
 
« Ultima modifica: 02.02.2017 alle ore 17:38:02 by Beppe_Torino » Loggato
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #7 Data del Post: 03.02.2017 alle ore 09:31:46 »
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No, la Chiesa Cattolica non crede nell'infallibilità della "tradizione", e quelli che ci credono sbagliano (vedi mons. Lefebvre). Crede nell'infallibilità della Chiesa quando proclama un "dogma", e su questo ci sono alcune differenze con gli evangelici. Un cattolico serio e preparato non crede certo che la sua chiesa sia "infallibile" quando definisce una forma di liturgia od una regola di diritto canonico.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #8 Data del Post: 03.02.2017 alle ore 14:38:53 »
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on 03.02.2017 alle ore 09:31:46, Grande_Puffo wrote:
No, la Chiesa Cattolica non crede nell'infallibilità della "tradizione"

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, leggi ARTICOLO 2 numeri 74-83:
 
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
 
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s1c2a2_it.htm
 

on 02.02.2017 alle ore 17:28:40, Beppe_Torino wrote:
Ma se accettiamo che lo Spirito Santo abbia vegliato sulla trasmissione ORALE dalla prima generazione di credenti alla seconda generazione (sempre oralmente), in modo che TUTTO il consiglio di Dio sia passato perfetto al 100% alla seconda generazione, allora diventa evidente che l'opera dello Spirito è continuata perfetta fino ad oggi, attraverso la Tradizione.

Poiché, come hai scritto, TUTTO il consiglio di Dio è passato perfetto alla seconda generazione , allora è logico che la tradizione è finita e rimane solo la Sacra Scrittura. E la Bibbia dice:
 
Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema. - Galati 1:8-9
 
Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro. - Apocalisse 22:18-19  
« Ultima modifica: 03.02.2017 alle ore 15:02:23 by New » Loggato
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #9 Data del Post: 03.02.2017 alle ore 15:41:00 »
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on 03.02.2017 alle ore 14:38:53, New wrote:

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, leggi ARTICOLO 2 numeri 74-83:
 
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
 

Ribadisco quello che forse non era chiaro. I cattolici istruiti non credono che TUTTO quello che viene detto dai Papi o dalla Chiesa sia "rivelazione divina".
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #10 Data del Post: 03.02.2017 alle ore 16:31:09 »
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on 03.02.2017 alle ore 15:41:00, Grande_Puffo wrote:

Ribadisco quello che forse non era chiaro. I cattolici istruiti non credono che TUTTO quello che viene detto dai Papi o dalla Chiesa sia "rivelazione divina".

 
Me lo auguro con tutto il cuore. Io ho conosciuto molti cattolici (sicuramente teologi e quindi super-istruiti) sul sito cattolici romani. La convinzione che la "Tradizione" sia l'infallibile norma di fede è così forte che persino l'autenticità delle Scritture è subordinata ad essa. Senza l'infallibilità della Tradizione, per i cattolici romani non c'è nemmeno infallibilità di canone, e quindi NON ESISTE nemmeno la Scrittura. Ognuno potrebbe considerare Scrittura quello che gli pare meglio!
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #11 Data del Post: 03.02.2017 alle ore 18:02:09 »
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on 03.02.2017 alle ore 16:31:09, Beppe_Torino wrote:

Me lo auguro con tutto il cuore. Io ho conosciuto molti cattolici (sicuramente teologi e quindi super-istruiti) sul sito cattolici romani.

Non è un sito di cattolici "ufficiali", bensì un sito di simpatizzanti della FSSPX (Lefebvre). Infatti è un sito anonimo, privo di un direttore responsabile ed ospitato in Romania per sfuggire alle norme italiane. Vi si parla sistematicamente male di Papa Francesco.
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Re: Noi evangelici e la "Tradizione"
« Rispondi #12 Data del Post: 16.02.2017 alle ore 09:22:06 »
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È triste notare come stiamo assistendo ad un passaggio di proprietà delle scritture. Da che viene dichiarata parola di Dio col tempo è diventata parola di uomini. E dire che Gesù non ha scelto grandi personaggi per annunciare l'evangelo ma quelli che Lui ha scelto lì ha però riempiti del Suo Spirito e li ha mandati a predicare senza borsa e senza ricambio di scarpe o di vestito.
Oggi, ma anche ieri, molti si sono appropriati delle scritture facendo loro dire ciò che altro non è che il loro pensiero. Pensiero di uomini senza unzione di Spirito Santo ma pieni di sé. In parole povere hanno fatto Dio a  loro immagine perché non hanno accettato di portare la Sua Immagine.
Che dire?
Chi ha intendimento intenda e chi ha orecchio per udire, ora.
« Ultima modifica: 16.02.2017 alle ore 09:23:46 by salvo » Loggato

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