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   Dio ama il peccatore?
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   Autore  Topic: Dio ama il peccatore?  (letto 24524 volte)
andreiu
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #165 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:01:10 »

X Vladi91
 
Io non voglio appiattire nessun termine, so bene che lo spettro semantico di un termine varia a seconda di come un autore lo usa. Anche nella Lxx ci sono diversi termini che ritroviamo nel Nt, ma che hanno un uso semantico diverso. Tuttavia i passi che tu citi non inficiano la tesi secondo la quale alla chiamata bisogna rispondere. In Ro 9 si parla del fatto che la chiamata di Dio non è solo per Israele, ma anche per i Gentili, cosa che 2000 anni fa era molto difficile da accettare, sopratutto per gli ebrei. In Galati la chiamata più che in riferimento alla salvezza di Paolo, e per la sua missione. Ogni missione specifica che noi compiamo deve avere come presupposto la chiamata divina. Tuttavia, tanto per fare un riferimento all'At anche il profeta Giona fu chiamato per una missione, ma egli rifiutò (anche se in Gn 1 non troviamo il verbo chiamare, ma è implicito).
 
Ho guardato anche i brani di 1 Corinzi e sono d'accordo sull'uso diverso di kalêo, tuttavia questo non toglie che vi sia la responsabilità umana di rifiutare tale chiamata. L'uso che ne fa Paolo e in riferimento a coloro i quali, secondo Gv 3:16, Gv 6:35, Gv 11:25, Gv 3:36 ed altri ancora hanno accolto la chiamata. Pertanto i cristiani saranno sempre definiti cristiani.  
 
In Ro. 8 è chiaro che i preconosciuti ed i predestinati sono solo i figli di Dio.
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #166 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:02:17 »


on 23.03.2016 alle ore 16:46:51, Marmar wrote:
Ma se la chiamata è irresistibile che razza di domanda è quella di Gesù?

Una cosa per volta!!!!  Sorridente Sorridente Sorridente Sorridente Linguaccia
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #167 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:11:06 »

Caro Marmar,
non credo che le parole di Gesù servano per dimostrare una possibilità. Se Gesù chiedesse qualcosa non vuol mica dire che siamo in grado di fare la cosa richiesta!! Esempi che mi vengono in mente ora:  
 
Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste. Matteo 5:28
 
Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Giovanni 13:34
 
Che senso hanno i comandamenti di Gesù? Spero che nessuno di noi voglia avere la presunzione di arrivare alla perfezione del Padre celeste, eppure Gesù lo comanda ai suoi. Chi può amare come siamo stati amati da Cristo Gesù? Nessuno, eppure ci viene comandato... Forse per altre ragioni che esulerebbero dall'argomento trattato qui secondo me.
In ogni caso i comandamenti e le domande di Gesù non implicano una possibilità (che la domanda possa trovare risposta o che il comandamento venga adempiuto). I discepoli potevano andarsene dato che Gesù glielo chiede? Non credo proprio dato che erano stati preconosciuti, predestinati e chiamati dal Re dei Re!
 
Quanto ai cristiani che saranno sempre definiti cristiani, solo uno spunto di riflessione da un libro letto di recente. Quando nel nuovo testamento ci si riferisce al popolo di Dio, alla Chiesa, si parla di credenti solo 2 volte, di cristiani solo tre volte, di eletti 14 volte e di santi (messi da parte) 62 volte!! Forse la cosa fa riflettere. A me ha fatto riflettere moltissimo e vi giro il pensiero  Buono!
« Ultima modifica: 23.03.2016 alle ore 17:21:02 by Andrea II » Loggato
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #168 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:18:47 »

Caro andreiu, ho capito quello che stai dicendo, e ti ho detto che sono d'accordo. Hai citato dei passi che supportano il fatto che alla chiamata si può porre rifiuto. È vero.
(Anche se Giona non c'entra niente con il tipo di chiamata di cui stiamo parlando)
 
Ma non è questo ciò di cui sto parlando. La questione è: qual è il significato di "kaleo" in Paolo? Ed è legata al fatto che stiamo trattando un passo paolino. Non ripeto ampiamente la risposta alla domanda perché l'ho data sopra.
Semplicemente, per Paolo c'è un tipo di chiamata che è solamente per i Cristiani, gli unici che nel suo sistema teologico possono essere designati come "chiamati". Gli altri, non sono "chiamati" per Paolo.
 
Ripeto, ciò non esclude che altri autori esprimano il medesimo pensiero teologico attribuendo una semantica differente agli stessi termini. O addirittura utilizzando altri termini o ragionamenti.
 
Non riesco ad esprimere il pensiero in maniera più cristallina di così, né mi sembra di averlo fatto in modo difficile.
Solo, se dico A, vorrei che mi si rispondesse per aver detto A, e non come se dicessi Z (lo stesso problema dell'altra discussione).
« Ultima modifica: 23.03.2016 alle ore 17:22:58 by Amenachos » Loggato
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #169 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:31:55 »


on 23.03.2016 alle ore 17:18:47, Vladi91 wrote:
Caro andreiu, ho capito quello che stai dicendo, e ti ho detto che sono d'accordo. Hai citato dei passi che supportano il fatto che alla chiamata si può porre rifiuto. È vero.
(Anche se Giona non c'entra niente con il tipo di chiamata di cui stiamo parlando)
 
Ma non è questo ciò di cui sto parlando. La questione è: qual è il significato di "kaleo" in Paolo? Ed è legata al fatto che stiamo trattando un passo paolino. Non ripeto ampiamente la risposta alla domanda perché l'ho data sopra.
Semplicemente, per Paolo c'è un tipo di chiamata che è solamente per i Cristiani, gli unici che nel suo sistema teologico possono essere designati come "chiamati". Gli altri, non sono "chiamati" per Paolo.
 
Ripeto, ciò non esclude che altri autori esprimano il medesimo pensiero teologico attribuendo una semantica differente agli stessi termini. O addirittura utilizzando altri termini o ragionamenti.
 
Non riesco ad esprimere il pensiero in maniera più cristallina di così, né mi sembra di averlo fatto in modo difficile.
Solo, se dico A, vorrei che mi si rispondesse per aver detto A, e non come se dicessi Z (lo stesso problema dell'altra discussione).

 
Caro Vlad, in un forum può succedere di divagare e di ampliare il proprio pensiero per essere compresi. Comunque sono d'accordo con te che il verbo kaleo è usata da Paolo in quel senso. Però il dire che gli altri non sonon chiamati per Paolo, non si può essere certi. Si può solo affermare che Paolo usa quel verbo solo in quel senso.
 
L'esempio di Giona l'ho fatto non per equiparare la chiamata di Paolo alla sua, ma per la possibilità di rifiutare uan chiamata ad una missione.
 
« Ultima modifica: 23.03.2016 alle ore 17:34:02 by andreiu » Loggato

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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #170 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:46:26 »

Beh, sinceramente Giona non mi sembra un esempio perfetto, perché anche se rifiuta la chiamata alla missione, alla fine Dio lo porta a compierla lo stesso.  
 
Comunque sarebbe opportuno che tutti quanti ci ricordassimo che nessuno ritiene che il fatto di essere chiamati implichi il non poter rifiutare la chiamata (a meno che non l'abbia detto andrea II in un post che mi è sfuggito) quindi a che pro ne stiamo discutendo visto che siamo tutti d'accordo?
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #171 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 17:49:00 »

In definitiva Giona, in un modo o nell'altro, è portato da Dio a svolgere comunque il compito. Quindi non è tanto diverso.
 
Per quanto riguarda l'utilizzo di "kaleo" invece sono in disaccordo.
Il fatto che Paolo lo utilizzi in quel modo, esclude che lo comprenda anche in un altro, se le parole hanno un senso.
Cioè..se Paolo usa "kaleo" per dire che Dio ha un tipo di chiamata che ha la forza intrinseca di cambiare sicuramente la persona in Cristiano, non è possibile che "kaleo" sia anche usato per l'opposto, per qualcosa di inefficace.
Piuttosto, Paolo esprime il concetto che si può essere "chiamati e non eletti" (per dirla alla Matteo) in un modo diverso, non con "kaleo".
 
Lo preciso, non è una questione di arminianesimo vs calvinismo. È semplicemente un problema lessicale e di semantica.  
 
In ogni caso, che senso ha procedere così? A partire da un passo è stata tua maggiore preoccupazione ricercare altri passi che parlano d'altro e affermare che Paolo può usare il termine in un modo non attestato, il tutto implicando nelle parole d'altri cose non dette..non se ne cava nulla fuori.
Qui il problema alla radice è ampio e non concerne il calvinismo.
 
Cmq non apriamo ancora l'argomento arminiano secondo cui il piano di Dio può essere frustrato o impedito.
« Ultima modifica: 23.03.2016 alle ore 19:02:41 by Amenachos » Loggato
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #172 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 19:50:49 »


on 23.03.2016 alle ore 17:49:00, Vladi91 wrote:
In definitiva Giona, in un modo o nell'altro, è portato da Dio a svolgere comunque il compito. Quindi non è tanto diverso.
 
Per quanto riguarda l'utilizzo di "kaleo" invece sono in disaccordo.
Il fatto che Paolo lo utilizzi in quel modo, esclude che lo comprenda anche in un altro, se le parole hanno un senso.
Cioè..se Paolo usa "kaleo" per dire che Dio ha un tipo di chiamata che ha la forza intrinseca di cambiare sicuramente la persona in Cristiano, non è possibile che "kaleo" sia anche usato per l'opposto, per qualcosa di inefficace.
Piuttosto, Paolo esprime il concetto che si può essere "chiamati e non eletti" (per dirla alla Matteo) in un modo diverso, non con "kaleo".
 
Lo preciso, non è una questione di arminianesimo vs calvinismo. È semplicemente un problema lessicale e di semantica.  
 
In ogni caso, che senso ha procedere così? A partire da un passo è stata tua maggiore preoccupazione ricercare altri passi che parlano d'altro e affermare che Paolo può usare il termine in un modo non attestato, il tutto implicando nelle parole d'altri cose non dette..non se ne cava nulla fuori.
Qui il problema alla radice è ampio e non concerne il calvinismo.
 
Cmq non apriamo ancora l'argomento arminiano secondo cui il piano di Dio può essere frustrato o impedito.

 
Per quanto concerne Giona, è vero che alla fine a Ninive c'è andato, ma anche lui alla fine ha deciso di andarci, pur avendo ancora mille perplessità nel cuore, basti leggere il cap.4. Ma torniamo sull'argomento.
 
Quando io affermo che Paolo può pensare anche ad un altro uso e perché confido nel fatto che lui conosca i brani che parlano di kalêo inserito in un contesto dove l'uomo rifiuta tale chiamata. Ma lui decide di usare kalêo in un unico modo ed è un dato di fatto sul quale concordo.
 
Dal tuo ultimo post Vlad però deduco una tua insoddisfazione. Io sono abituato a spaziare nella Scrittura, pur cercando di rimanere sul testo base che si vuole analizzare, e ti assicuro che non ti voglio assolutamente mettere in bocca cose non dette. È un argomento molto complesso e delicato che condividerlo in un forum è un impresa ciclopica.  
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #173 Data del Post: 23.03.2016 alle ore 19:59:40 »

In ogni caso, riassumendo in maniera più discorsiva.
 
"Sorridenteel resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo proposito. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati."
 
La "catena d'oro" è usata per spiegare la "pròthesis", cioè il "proposito" di Rom. 8.28. In questo versetto si vede il lato umano. Dio fa cooperare ogni cosa al bene per coloro che lo amano, i quali sono anche definiti come "chiamati" da Dio.
I due vv. successivi sviluppano il "proposito". Esso è visto, ovviamente, non più dal punto di vista umano, ma da quello divino, che dà la certezza e la ragione dell'agire umano.
Fin da prima della fondazione del mondo, Dio ha amato degli individui che si è scelto e ha stabilito che fossero trasformati ad immagine del Figlio. Questa trasformazione è inaugurata con la conversione, ed avrà il suo esito con la resurrezione finale. La preconoscenza e la predeterminazione di Dio non sono constatazioni di un'esistenza, ma sono la decisione di un'esistenza, di una realtà. Dio non ha semplicemente osservato, ma ha determinato e formato.
Questi stessi individui sono stati chiamati, che come abbiamo visto in Paolo viene detto solo dei Cristiani, in quanto trattasi di una chiamata efficacie alla designazione. Questi individui sono anche stati giustificati in seguito alla fede, che a sua volta dipende dall'agire di Dio. E già essi sono stati glorificati: in vita godono delle primizie, ma la gloria sarà completamente loro dopo la resurrezione.
 
Il passo è importante perché è quello, nel NT, che forse presenta in maniera più ampia questa tensione del già-non ancora. Cioè è già stato tutto fatto da Dio, ma il Cristiano non vive appieno il tutto.
Per la dottrina della salvezza è altrettanto importante, benché, si tenga conto, siano solo due versetti, quindi si tratta non di tutto. È affrontato solo ciò che serve per confortare i Romani. E cioè, si accenna al concetto di preconoscenza e predestinazione (dall'amore di Dio che risale a prima della fondazione del mondo e dalla sua decisione dipende il vostro essere Cristiani e la vostra salvezza) e al concetto di glorificazione, cioè alla cosiddetta perseveranza dei santi (sempre per usare una terminologia nota). Se Dio ha preconosciuto, predestinato, chiamato e giustificato, allora ha anche glorificato. E questo rientra nel conforto che lo Spirito può dare al Cristiano. Nulla lo potrà separare dall'amore di Dio espresso fin dall'inizio e determinante la salvezza e la glorificazione. Esse sono cose certe e già compiute, non c'è modo che un giustificato possa non essere anche glorificato. Tutto dipende da Dio in primis, e poi dall'uomo. E il compito dello Spirito è recare questo conforto nel percorso della vita cristiana, tra le infinite difficoltà.
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #174 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 07:11:41 »

Mi permetto solo di aggiungere un dettaglio che vedo che nuovamente si sta ignorando.
 
Le analisi che state seguendo sono tutte di tipo linguistico.
Nel fare questo avete anche escluso alcuni testi biblici per motivi "tecnici". Avete escuso ad esempio alcuno testi perché citazioni della LXX che a sua volta traduceva l'ebraico. E altre motivazioni simili.
 
Questo modo di fare è comprensibile dal punto di vista linguistico. Dal punto di vista teologico però no. Paolo afferma che TUTTA la Scrittura è ispirata. Pietro metterà gli scritti Paolini al pari delle altre scritture. Gli scrittori sacri erano consapevoli di scrivere la Parola di Dio. Quindi io devo credere che TUTTI i testi ispirati abbiano importanza e non posso ignorarne significati o interpretazioni adducendo dei perché tecnicamente corretti. Per me, nelle vostre analisi dovreste includere "TUTTI" i testi che utilizzano questo o quel termine in esame.
Questo è rispetto del principio di ispirazione verbale e plenaria della Scrittura.
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #175 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 10:15:24 »

Mmh no non sono analisi solo di tipo linguistico. Sono inizialmente di tipo linguistico, poi non più. Poi lo sviluppo è esegetico e quindi teologico. (Osservo il termine kaleo, stabilisco le costruzioni simili in Paolo, ne traggo il significato a seconda del contesto, osservo la portata teologica espressa)
 
In ogni caso, non è una procedura che inficia il principio dell'ispirazione plenaria. Voglio dire, è l'esatto procedere che trovi su commentarî, monografie ed articoli. Sappiamo che tutti i testi sono ispirati, ma non mi serve usare le genealogie di Cronache per comprendere il significato della parabola dei talenti.
Se per andreiu va bene si procederà anche verso gli altri testi una volta determinato il significato del singolo alla luce del contesto e dei suoi paralleli.
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #176 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 10:31:57 »

Proviamo a fare una sintesi di ciò che fino qui è stato detto.
 
Quando Paolo, almeno in Romani che stiamo esaminando, parla di "chiamata" di Dio, intende qualcosa che ha l'effetto, in chi la riceve, di essere trasformato in cristiano.
 
Questo non esclude l'accettazione di tale chiamata, da parte di chi la riceve, ed ha la certezza che ad essa seguiranno la santificazione e la glorificazione.
 
Possono esistere altri tipi di chiamata non identici a questo.
 
Ho capito bene? C'è da aggiungere cambiare, modificare qualcosa?
« Ultima modifica: 24.03.2016 alle ore 10:34:27 by Marmar » Loggato

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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #177 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 10:38:56 »

Sì, penso tu abbia riassunto bene ciò che riguarda la chiamata.
 
Parlando in generale, la chiamata può non essere accettata, come ha dimostrato andreiu citando Matteo. Tuttavia Paolo utilizza quello stesso termine per esprimere un pensiero teologico differente (solo i Cristiani sono chiamati), mentre si allinea alla verità espressa da Matteo spiegandola in modi differenti (che so, tipo in Romani 1 quando parla dei gentili, c'è una sorta di chiamata che viene rifiutata)
 
Tra l'altro mi accorgo ora che il secondo dei testi da analizzare proposti da andreiu è Rom. 9..se si è concordi su quanto detto sul cap. 8 si può procedere senza soluzione di continuità
« Ultima modifica: 24.03.2016 alle ore 11:04:35 by Amenachos » Loggato
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #178 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 11:10:21 »

Per me è OK.
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Re: Dio ama il peccatore?
« Rispondi #179 Data del Post: 24.03.2016 alle ore 11:16:51 »

La discussione, che ho cercato di rileggere velocemente, è molto complessa, ma ripeto il concetto che ho espresso stamattina alla sbrigativa.
 
Permettetemi delle considerazioni "meno colte" a livello linguistico ma che usano un pò di logica che è nata in me dallo studio della Parola di Dio degli ultimi 15 anni.
 
Se io dicessi che il mio telefonino è sottoposto alla forza di gravità, tutti saremmo d'accordo. Se dicessi che la forza di gravità è stata creata e voluta da Dio, saremmo ugualmente d'accordo. Quindi se dicessi che Dio ha voluto che il mio telefonino cadesse a terra, saremmo d'accordo ancora.
Eppure è colpa mia se cade e si rompe! Perché non ho fatto attenzione a come lo tenevo o poggiavo.
 
Quindi è stato Dio a volere che il mio telefono cadesse o sono stato io?
 
Riporto lo stesso concetto con un esempio biblico che tutti conosciamo molto bene perché emblematico caso di "onniscienza e onnipotenza di Dio" e rende l'idea di cosa voglio dirvi: Mosè.
Mosè si trovò ad aver a che fare con un Faraone che... indurì il suo cuore di fronte all'opera di Dio. Ma la Bibbia afferma anche che fu Dio ad indurire il suo cuore.
Ad una lettura superficiale, ovvio tutti interpreteremmo che Dio ha operato con la Sua onnipotenza nel cuore di Faraone, obbligandolo a dargli gloria con il suo fare contrario. Ma si potrebbe anche approfondire e comprendere che forse, quell'indurimento del cuore non era altro che l'avvio di un processo emotivo umano tipico di chi si ostina a stare contro gli uomini di Dio.
L'uomo e i suoi meccanismi emotivi sono stati creati da Dio. Tutto è quindi dettato da leggi divine che Dio ha voluto.
Se io prego Dio, ottengo la Sua benedizione.
Se io non prego Dio, vivo privo della Sua benedizione.
Nell'uno e nell'altro caso vivrò all'interno delle regole di governo di Dio. Sottoposto quindi alla Sua volontà in questo senso.
 
Secondo voi questo concetto può aver senso inserito nei vostri discorsi linguistici?
Perchè secondo me con il discorso della predestinazione si sta ignorando questa possibilità interpretativa, dovuta ai paradigmi "teologici" di coloro che hanno scritto i testi che usate per l'interpretazione dello scritto biblico.
 
Quoto qualche vostro intervento precedente, legato ancora a Romani 8 a cui credo il mio parere possa essere utile come contributo di riflessione.
Andreiu ha scritto:
Quote:
Il passo di Ro 8:29-30 parla di predestinazione ma non nel senso calvinista. Il testo dice semplicemente che coloro che Dio ha chiamato, li ha predestinati non a salvezza, ma ad essere conformi all'immagine del Signore Gesù. Ovvero un realtà che si realizza da quando si diventa figli di Dio. Punto.
Questo principio mi pare PRECISISSIMO e un chiaro punto di partenza a cui ho visto tutti concordiamo.
 
Andrea II però risponde:
Quote:
Prima c'è la predestinazione e poi la chiamata!! Non si può non leggere tutto il versetto.

Allargando bene il discorso direi che è importante sottolineare quanto hanno detto anche Marmar e altri. Il soggetto della frase è che dovremmo sapere che "tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio.... Il soggetto è quindi la chiesa di Cristo, i salvati. Tutto ciò che ci accade, tutto ciò che viviamo è sotto la mano di Dio in modo speciale. Diverso dai perduti no? Noi diamo un senso a ciò che viviamo perchè abbiamo una relazione con Dio. I perduti no.
Questi salvati, dice sempre Paolo ispirato dallo Spirito Santo: "sono chiamati secondo il suo disegno...". Non so voi, ma io qui, nel disegno di Dio ci vedo l'opera di Cristo, l'accettazione della Sua grazia benevola in Cristo, il metodo di salvezza che fu deciso fin dal principio.  Penso siamo d'accordo. Non c'è al contrario un disegno "personalizzato" che riguarda ciascuno di noi. Ho sentito gente che mi diceva che ognuno di noi vive secondo il disegno di Dio per ciascuno. Io invece ci vedo l'opera di Grazia universale del Cristo sacrificato per noi. Quindi parafrasando il testo, "tutto coopera al bene di coloro che hanno accettato il progetto di Dio in Cristo".
 
A questo punto, segue il ragionamento teologico Paolino: "Perché quelli che ha preconosciuti...". Io qui non leggo che chi è stato salvato è stato ANCHE preconosciuto. Io leggo che "chi è stato salvato è automaticamente PRECONOSCIUTO".
Ben ci stanno tutte le considerazioni che avete fatto sulla preconoscenza. Ma non la vedo una conseguenza della salvezza. La preconoscenza mi sembra esposta come "sinonimo" di coloro che amano Dio, coloro che sono sotto il Suo disegno. Insomma è un'attributo dei salvati, non una conseguenza.
 
Paolo continua e dice che questi preconosciuti "li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo
Qui ci vedo una conseguenza invece, perchè è chiaro che l'opera di salvezza è seguita da questa predestinazione ad assomigliare al Cristo. Come il figlio maggiore "plasma" i fratelli minori.
 
Ho molto apprezzato poi le considerazioni che fate sul fatto che questi "predestinati" sono stati ANCHE chiamati e ANCHE giustificati e ANCHE glorificati. Mi piacciono molto le analisi fatte, ma non concordo pienamente con Andrea II che sostenga che questi termini siano da considerarsi CONSEGUENZIALI strettamente in quest'ordine.
Si, generalmente io sono il primo a dire che l'ordine delle parole ha anche una certa priorità teologica da tener presente. Un esempio per tutti "chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato"...
Per me il principio del credere prima del battezzare è importante.
Ma non so esprimermi al momento sul fatto che questa regola esegetica valga SEMPRE indistintamente. L'anche di Romani non mi sembra così vincolante.
« Ultima modifica: 24.03.2016 alle ore 11:50:49 by Stefanotus » Loggato
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