Augurì Gesù – sceneggiatura natalizia
Descrizione breve: Una inusuale sceneggiatura natalizia, tutta da ridere, che ci mostra come al di la di colori, luci, suoni e regali il Natale sia tale semplicemente perché è il compleanno di Gesù.
Sceneggiatura:
Giacobbe entra. Un po' tra un Pippo Baudo e un cantastorie inizia il suo discorso al pubblico
Giacobbe: Buonasera Signore e Signori. E' un piacere, nonché un onore, avervi qui con noi in questa meravigliosa e fredda sera di dicembre, che ci porta d'un fiato alla festa che più d'ogni altra ci suggestiona e ci riscalda l'animo: il Natale. Ma ora, se mi permettete, vorrei condurvi con me...
Da dietro le quinte si sente una voce, un po' più forte di un bisbiglio
Miriam: Giacobbe!.....Giacobbe!....... (Giacobbe farà finta di niente finchè un po' più urlato che bisbigliato) Giacobbe!
Giacobbe: Ehm...vogliate scusarmi sarò di ritorno in un attimo.
(Giacobbe esce dalle quinte e va a parlare con Miriam, si sentiranno solo i bisbigli fuori campo)
Giacobbe: Che c'è? Non vedi che stavo facendo il mio pezzo? Cosa? No, assolutamente tu non puoi farlo con me. Perché no! Ferma dove...
(Improvvisamente Miriam appare in scena, con quel suo fare da ragazza ormai poco ingenua e tanto disillusa dalla vita)
Miriam: Ma ciao a tutti! Io mi presento, sono Miriam! Wow, quanti siete... (si blocca, tra l'impaccio e l'imbarazzo)
Giacobbe: (rientrando in scena deve essere calcata la differenza tra l'eloquenza dell'inizio e la più naturalezza del rientro sul palco) Miriam (a denti stretti per non farsi sentire) ma ti sembra il caso? Beh ormai direi che, stai qui con noi...
Miriam: (con in faccia ancora il beota sorriso che l'ha assalita dal primo momento che si è trovata il pubblico di fronte) Eh si...direi proprio di si...
Giacobbe: (cercando di tranquillizzare più se stesso) Ok, ok. Va bene. Allora faremo così. Quello che doveva essere un bellissimo monologo sul Natale si trasformerà in un dialogo. Ma si, una bella inchiesta sul Natale. D'altra parte, chi più di una ragazza come te può parlarci di come oggi giorno davvero la gente veda il Natale! (Si accorge che Miriam ancora sta guardando il pubblico sempre più incantata) Miriam!
Miriam: Oh si si certo! Il Natale!
Giacobbe: Benissimo! Allora partiamo dal dato fondamentale. Ogni festività nasce per celebrare qualcosa. Il Natale, lo dice la parola stessa, celebra...
Miriam: Babbo Natale!
Giacobbe: No...No,no. Il Natale, da cui poi viene il Babbo...
Miriam: Natale?
Giacobbe: Si, Natale. Dicevo celebra la natività, la nascita di qualcuno ok? Infatti il Natale si chiama Natale non per il Babbo ma per i natali di...
Miriam: Spe. Io avevo un nonno che era nato il 25 dicembre e si chiamava Natale. Non dirmi che c'entra un po' anche lui.
Giacobbe: No, Miriam!
Miriam: Quindi lui è un po' come il Babbo, non c'entra niente?
Giacobbe: Qui si inizia a fare complicata e siamo solo all'inizio. Aspetta, proviamo un attimo a cambiare visuale. Ok. Ora dimmi la prima cosa che ti viene in mente se ti dico Natale.
Miriam: Regali.
Giacobbe: Eh già...regali...che risposta sconcertante...non me la sarei mai aspettata.
Miriam: Oh si per me il Natale è il momento in cui uno riceve tutti quei bei regali. Li si scartoccia e poi ci si trova un sacco di belle cose. Oddio, non proprio tutte belle...anzi.
Giacobbe: Beh, certo che per voi donne sarebbe l'ideale avere il Natale tutto l'anno eh...
Miriam: Beh si direi che se fosse ogni giorno Natale sarebbe fantastico! Sai quanti regalini che dovrei scartocciare! Quanto amo scartocciare!
(In questo momento Miriam si blocca come sospesa nel tempo)
Giacobbe: Donne, e regali. Lei e i regali che non basterebbero mai a farla felice. Voi scherzate, ma per noi, per noi di quelli che una cravatta a pois rossi è pur sempre una cravatta e grazie del regalo, è un incubo arrivare al Natale. Perchè il regalo di Natale per noi è come l'esame di maturità che uno è costretto a ripetere tutti gli anni. Non deve essere banale ma neanche troppo originale, non economico ma neanche troppo caro. Non deve essere qualcosa di solamente estetico ma neanche qualcosa che sia solamente utile. Tre mesi, si ci vogliono tre mesi per capire cosa potervi regalare e poi il grande giorno. Le ventiquattro del ventiquattro dicembre. Tutti in silenzio. Bisogna iniziare a scartare i regali. Il rito è pronto. Ognuno è li fermo con i suoi pacchi pacchetti e pacchettini davanti. Io come al solito ne ho solo uno, per cui passerò tutta la sera a guardare. Eh si eh, perché nella mia famiglia siamo diciotto, e abbiamo questa bellissima abitudine di scartare i regali uno alla volta. Tutti si fermano a guardarti mentre scarti pronti a fare “woow”. Quattro ore lo scorso anno. Io ero il primo e con un solo regalo. Siccome lei mi ama, lascia il mio sempre per ultimo. Ore 05.00 del 25 dicembre, con gli occhi rossi e gonfi alzo la testa e ci siamo, è arrivato il grande momento. Lei scarta il mio regalo con quegli occhi che mi fanno sognare che forse quest'anno ce l'ho fatta. Allora lei li a scartare, io a sudare neanche stessi partecipando a un giro di roulette russa. E poi quel momento. Si limita semplicemente a sollevare un lembo della carta. Ma strappala no così mi levi quest'ansia! E poi la vedo. Nei suoi occhi, la delusione. Un lampo che dura cinque secondi. E' quanto ci mette a strappare tutta la carta sapendo già cosa ci sarà dentro e: Wow, che bello grazie. Dimmi che non ti piace! Ti prego dimmi che non ti piace, almeno posso rimediare subito! Te lo vado a cambiare! Ora te lo vado a cambiare! Tanto l' ho comprato all'Iper così almeno con il cambio puoi anche comprarci venti pacchi di minestroni! Fa fammelo cambiare! Ma no, voi dite: grazie ,era proprio quello che desideravo. Come dire: rimandato. Al prossimo regalo.
Miriam: (risvegliata) Hai detto qualcosa?
Giacobbe: No, no. Niente. Anzi, dicevamo che quindi se ti dico Natale tu pensi...
Miriam: Ai regali!!!
Giacobbe: Appunto...e poi?
Miriam: Ehm....in questo momento non mi viene in mente nient'altro...cioè il concetto ce l'avrei ma non mi viene il termine tecnico...
Giacobbe: Eh? Va beh...cerca di non pensare al Natale come solo giorno in se ed evento...allarga un po' i confini...
Miriam: Beh. Natale per me vuol dire regali e...e...tredicesima. Eh si ora che ci penso e allargo i miei confini, a dicembre si riceve sempre la tredicesima! E direi che questi sono già due ottimi motivi per amare il Natale. Oh davvero, fosse tutti i mesi Natale! Questa riflessione mi serve proprio sai, mi sta facendo apprezzare il Natale!
Giacobbe: (ironico) Beh bene...sono felice che stai davvero carpendo il vero significato del Natale. Perché così tanta gente pensa che il Natale sia la festa degli sprechi, la festa in cui si mangia troppo e s'ingrassa anche troppo, la festa dei consumi insomma. Sono davvero felice che tu sei riuscita a vedere di più!
Miriam: Certo! Non si potrebbe mai ridurre la festa di Babbo Natale a una sola questione di cibi e sprechi. Ci sono i regali, e quelli si che danno un senso al Natale!
(In questo momento Miriam s'interromperà di nuovo)
Giacobbe: Permettetemi due parole. Io amo il Natale. I colori, le luci , i suoni, i forni che impastano, le canzoni natalizie, i doni che i bambini ( e le non più bambine) aspettano con gioia di ricevere. Insomma io amo questo senso dolce e sognante che il Natale lascia in noi. Ma mi lascia con un tocco di profonda malinconia vedere che ormai Natale vuole dire tutto,tranne che fare gli auguri a chi il Natale è il primo a festeggiarlo. Natale altro non è che una festa di compleanno. Si festeggia un uomo che è nato 2008 anni fa. Che ci crediate o meno, siamo sempre nel 2008 dopo la nascita di quel Gesù. E il Natale ha tutto, devo dire ormai tutto, tranne che questo. Pensateci, avete mai sentito il 25 dicembre qualcuno fare gli auguri a Gesù? Beh direte voi, non bisogna essere ipocriti. Uno passa un anno per i fatti suoi, non può arrivare a Natale a recuperare tutti questi buoni sentimenti. Ecco, su questo io sono d'accordo. L'unico difetto del Natale è che è una volta all'anno. Bisognerebbe istituire un Natale giornaliero. Certo, magari fatto un po' meno di festeggiamenti e regali (se no addio stipendi). Ma sarebbe bello, immaginiamo, ogni mattina alzarsi e dire “Buon Compleanno Gesù”.
Miriam: Allora ho deciso eh. Il Natale lo voglio tutti i giorni! Viva il regalo quotidiano!
Giacobbe: Oh certo! (al pubblico) Che vi dicevo?! Beh ora andiamo Miriam che dici? Sai com'è ...devo passare all'Iper a fare gli ultimi regali...
Per informazioni e altro: giacobbescurto@yahoo.it
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