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Christien, la storia di un eroe

21/6/2006

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Descrizione breve: Questo è un monologo diviso in tre parti, preferibilmente da leggere come fosse la narrazione di una leggenda, la leggenda di un uomo. Del suo nome, Chrstien. Del paese d’origine, sconosciuto. Della storia delle sue battaglie vinte e perse, della sua vita. Di come da uomo comune diventò eroe”

Sceneggiatura:
1

Si narra di un uomo. Il suo nome, Chrstien. Il paese d’origine, sconosciuto. Si narrano delle sue battaglie vinte e perse, si narra della sua vita. Di come da uomo comune diventò eroe.
Si narra di come un giorno, il primo dei suoi tanti giorni da soldato dell’ esercito reale, affontò l’esercito nemico senza armatura. Privo dell’ armatura, e rivestito per intero di orgoglio, superbia, indifferenza, superficialità…rivestito di se stesso. Si racconta di come le sue prime battaglie furono un disastro. Di come Christien si facesse piegare da ogni nemico, e non riuscisse mai a tornarsene a casa sano e salvo.
A Christien non piaceva l’armatura, non la voleva. La giudicava inutile, così diceva: “questa inutile armatura, io ce la faccio anche senza”…con il suo tipico sogghigno, che mostrava sempre a tutti, fiero di essere quello che era. Ed era forte, ma non abbastanza. Coraggioso, ma non vincente. Audace, ma non nel momento giusto. La sua bravura, sprecata senza un adeguata armatura a cingergli il corpo e a permettergli di diventare l’uomo che ora tutti, ancora oggi, ricordano.
Un giorno disse “ Io me la so cavare da solo, perché dovrebbe servirmi uno scudo?” . Quel giorno una freccia gli ferì la spalla.
Disse “ non ho alcun bisogno di un elmo, la mia testa è più dura di qualsiasi spada”. Quel giorno, gli cucirono 5 punti di sutura per una grave ferita, e a stento sopravvisse.
Ma dei suoi vestiti, no, di quelli non si voleva liberare. Del suo orgoglio, mai. Della sua superbia, mai.
Un giorno provò ad indossare l’armatura. Ma niente. L’armatura era perfetta, perfetta. Ma aveva una peculiarità: andava indossata senza alcun abito sotto, e lui, di liberarsi di se stesso, non ne aveva alcuna intenzione. Ma purtroppo, di conseguenza non poteva vincere, mai.
Si narra di un uomo. Il suo nome, Christien. Il paese d’origine, sconosciuto.
Si narra di come un giorno un cavaliere fosse venuto da lui, e fosse riuscito a farlo spogliare dei suoi vestiti,e a fargli indossare la sua armatura. Si narra del cavaliere, il più grande cavaliere sia mai esistito…il suo cavallo bianco splendeva a chilometri di distanza.
Christien, deposti i suoi vestiti a terra, prese la sua armatura.
Cintura,
Cintura, corazza
Cintura, corazza e calzari,
Cintura corazza calzari e scudo
Cintura corazza calzari scudo elmo e spada… destinato a vincere.



2

Si narra di un uomo. Il suo nome, Christien. Il paese d’origine, sconosciuto.
Si narra di come un giorno un cavaliere fosse venuto da lui, e fosse riuscito a farlo spogliare dei suoi vestiti,e a fargli indossare la sua armatura.
Christien, deposti i suoi vestiti a terra, prese la sua armatura.
Un altro, Christien presa l’armatura, era un altro. La sua forza, immane. Il suo coraggio, enorme. Invincibile. Christien e la sua armatura scrissero la storia. Ma ancora, non era pronto. E cadde. Un giorno, dopo qualche grande vittoria, pensò “Beh, ora che sono davvero così invincibile, non ho più bisogno di questa armatura”. E così, la gettò a terra. Tutta. A terra. La sua cintura, la sua corazza, i suoi calzari, il suo scudo, il suo elmo, la sua spada. “ Ormai, posso sconfiggere chiunque anche da solo!” Christien non se ne era accorto, ma quel sogghigno che era diventato con l’armatura un sorriso abbagliante, era tornato a essere un sogghigno perfido e misterioso, mentre senza accorgersene il nostro eroe si rivestiva del suo passato. Si rivestiva di se stesso. Di ciò che aveva abbandonato. Di ciò che gli faceva perdere la battaglie. Il cavaliere tornò da lui, il grande cavaliere che l’aveva aiutato a vincere, ma egli non lo salutò e fece finta di non conoscerlo. Si sentiva importante e non aveva bisogno di nessun altro , neanche adelcavaliere più forte che la storia abbia mai conosciuto.
Si narra di un uomo. Il suo nome, Christien. Il paese d’origine, sconosciuto.
Si narra di come un giorno, il giorno in cui gettò via la propria armatura, egli tornò a perdere. Tornò a essere sconfitto.
“Maledetta sfortuna, domani mi andrà meglio” diceva sempre a chi gli ricordava la differenza fra quando la sua armatura era con lui e quando combatteva per se stesso, da solo. “Maledetta sfortuna,” diceva.
Un giorno, un giorno successe. Una freccia fu scoccata, ed egli la vide avvicinarsi e penetrare il suo petto. Sentì la sua pelle trapassata da quella punta fredda. Sentì freddo, poi caldo. Poi il nulla. I sensi stavano per abbandonarlo, la sua faccia era contro il terreno umidiccio, poteva sentirne il profumo primaverile “diamine, è primavera” pensò. In quel momento, in silenzio, ascoltò il cinguettare degli uccellini appollaiati sugli alberi “ma questi da oggi hanno iniziato a cantare?” pensò. E poi, li, davanti a lui, nei suoi pensieri, c’era solo lei, la sua armatura. La sua armatura, quella che il cavaliere gli aveva donato. Quell’armatura…ce l’aveva davanti…davanti ai suoi occhi. Se solo l’avesse usata, ora sarebbe stato ancora in piedi. Ma era li, stava per morire, morire. Ma non voleva. Capiva di aver sbagliato. Capiva di aver sbagliato tutto. E si accorse, in quel frangente si accorse di un particolare che non aveva mai visto. L’armatura aveva uno stemma “ma quella benedetta armatura, ha anche uno stemma! Ed è lo stesso che ha quel cavaliere sulla sua”.
Lo stemma, collocato dalla parte del cuore era questo: un leone. No, un agnello. No, non vedo, è un leone ancora. Impossibile, continua a cambiare.
Leone….agnello…leone…agnello….leo….buio.
Fu buio su Christien. Il silenzio, il freddo e il nulla.

3

Si narra di un uomo. Il suo nome, Chrstien. Il paese d’origine, sconosciuto. Si narrano delle sue battaglie vinte e perse, si narra della sua vita. Di come da uomo comune diventò eroe.
Christien si risvegliò. Era li, il cavaliere era li con lui.
“Sono morto?”
“No, non lo sei”
“Che mi è successo allora?”
“Sei stato ferito, e buttato a terra. Hai perso completamente i sensi”
“E perché non mi hanno ucciso del tutto?”…
Perché…perché. Questo si chiedeva Christien…perché non era stato ucciso del tutto? Sentiva dolore, ma meno di prima. Non riusciva più a parlare, ma in un istante alzò gli occhi e vide il Cavaliere senza armatura, lo vide nel volto, per la prima volta. E c’ era qualcosa in lui…qualcosa che gli impediva di aprire bocca. Il cavaliere lo guardava con la fierezza di un leone, e con la mansuetudine di un agnello.
“Hai perso oggi, ma io sono venuto e mi sono battuto per te. E ho vinto. Ora sei salvo, ma così non puoi più tornare in battaglia. Non puoi”
Christien non poteva. Forse perché non sarebbe sopravvissuto una seconda volta? Questo nessuno lo può sapere. Ma anche Christien sapeva, una cosa sapeva: che non sarebbe mai tornato in battaglia per essere sconfitto. Mai più. Sapeva che non sarebbe mai tornato in battaglia senza armatura, mai più.
“Alzati Christien”
Christien si alzò, dolorante ma vivo, sofferente ma vivo, incredulo e stupefatto.
Allora realizzò: il Cavaliere l’aveva davvero salvato. Nonostante egli avesse rifiutato varie volte il suo aiuto, lui l’aveva salvato comunque.
Christien era scioccato. Era pronto a morire, la morte era a un passo da lui, ma questo no, non se lo aspettava; un finale così, no . E ora li, davanti a lui, la vide.
La sua armatura, brillava e luccicava.
“Christien è arrivato il tuo momento”….Christien si voltò, è il Cavaliere porgeva verso di lui la sua cintura.
E Christien, deposti i suoi vestiti a terra, prese la sua armatura.
Cintura,
Cintura, corazza
Cintura, corazza e calzari,
Cintura corazza calzari e scudo
Cintura corazza calzari scudo elmo e spada. Destinato a vincere, destinato a scrivere la storia.
Si narra di un uomo. Il suo nome, Chrstien. Il paese d’origine, sconosciuto. Si narrano delle sue battaglie vinte e perse, si narra della sua vita. Di come da uomo comune diventò eroe.
Si narra del giorno in cui decise di disfarsi dei suoi vestiti. Li distrusse, completamente. E prese l’armatura. La sua armatura. E da quel momento fu invincibile.


Giacobbe
per informazioni sulla realizzazione o altro
giacobbescurto@yahoo.it

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