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Gli Speciali di Evangelici.net

La via crucis dell’artista credente
Può un musicista cristiano vivere esercitando il suo lavoro in campo secolare?


Sono stati versati fiumi di inchiostro su come un credente si dovrebbe comportare nella società. Se poi questi pareri riguardano la figura del credente che dell’arte ha fatto la sua professione allora… apriti cielo!!!

Il credente che lavora professionalmente in ambito artistico è una figura tra le più attaccate dalla critica e dai giudizi degli altri credenti. Chi scrive è diplomato al Conservatorio e suona da circa venti anni.

Conobbi il Signore alla “veneranda” età di 28 anni e quindi potrete immaginare come mi condussi nel mondo prima della mia nuova nascita.

Suonai per circa dieci anni prima di diventare credente e vi assicuro che in quel periodo fui partecipe di una grossa battaglia spirituale soprattutto per quanto riguarda la sfera musicale. La musica fu per me un idolo. Non esisteva cosa migliore nella quale spendere tutte le mie energie! Se avessi potuto avrei fatto il musicista di professione e (quando ero un non credente) vi posso garantire che ebbi più di un’opportunità (sia in campo classico, sia leggero), ma ogni volta che la situazione si mostrava favorevole, succedeva un “imprevisto”. Solo dopo aver accettato il Signore Gesù nella mia vita, capii che Dio mi stava preservando da futuri problemi e voleva avvicinarsi a me per salvarmi e farmi evitare delle vie che, forse, mi avrebbero portato lontano da Lui.

Dopo questa premessa vorrei arrivare al nocciolo della questione:

Una volta nato di nuovo capii che la musica non era importate quanto il Signore e allora smisi di suonare per un certo periodo. Volevo conoscere quello che il Signore mi voleva dire.

Passarono i mesi e iniziai a scontrarmi con un determinato modo di pensare nei confronti degli artisti. Molti fratelli non potevano concepire l’idea che un credente potesse lavorare in ambienti artistici (ovviamente secolari). Allora pensai: come si deve comportare un artista credente nella società secolare. Attori credenti, pittori credenti, musicisti?

La questione, che molti credenti (non artisti, evidentemente) liquidano senza crearsi troppi problemi si potrebbe invece girare in questo modo: come fanno a vivere se rinunciano al loro lavoro secolare?

Mi sono accorto, molto semplicemente, che Dio non ti giudica il base al lavoro che fai (sempre che, beninteso, si tratti di un lavoro “pulito”), ma in base al perché lo fai e quali desideri o obiettivi vuoi perseguire.

Se fai l’attore per ottenere un qualcosa che può portarti lontano da Dio, allora è meglio che cambi mestiere. Un artista deve sempre rimanere sobrio in tutto in suo modo di pensare e agire e deve sempre esaminarsi per sapere se il suo lavoro lo sta allontanando dal Signore oppure no: ma questo, ovviamente, è valido anche per chi non lavora in ambienti artistici.

E’ ovvio che un artista credente deve poter vivere e mangiare come tutti gli altri e quindi se l’ambiente secolare gli propone delle opportunità di lavoro, in base al discernimento che il Signore dona a ogni credente, potrà accettare o meno.

Eppure non si riescono a evitare le solite banalità che si sentono nelle chiese:

“Se suoni devi farlo per il Signore e non per i soldi… se dipingi devi farlo per il Signore e non per lavoro”…

Si tratta di un luogo comune tramandato di generazione in generazione da persone che non hanno lavorato a tempo pieno come artisti e che quindi non possono capire assolutamente i problemi cui va incontro chi lavora nel settore artistico, però si arrogano il diritto di dare “consigli” a un artista su come deve portarsi avanti con il proprio lavoro. Spesso, di fronte a queste situazioni, verrebbe da chiedere:”scusa fratello… ma tu che lavoro fai?”

Per un artista credente è praticamente impossibile vivere di arte cristiana, almeno in Italia. Negli Stati Uniti c'è molta più possibilità per un artista credente di poter guadagnare per vivere, ma in Italia purtroppo no.

E’ molto facile per una persona credente che lavora in ambito secolare (e che non fa l'artista di professione), giudicare un artista credente che usa il suo talento per lavorare.

Arrivati a questo punto userei lo stesso metro di misura nei confronti di tutti quei fratelli che lavorano in ambito secolare (e sono molti) e “dispensano” consigli gratuiti a persone che fanno un lavoro totalmente diverso dal loro e che non conoscono minimamente.

Come potrei, come musicista, dare consigli a un macellaio o a un idraulico o a un poliziotto su come svolgere al meglio il proprio lavoro? Se avessi fatto il poliziotto magari sì, ma siccome non conosco il lavoro in questione non posso fare altro che stare in silenzio.

Se io dovessi fare l'operaio in una ditta e so che il principale è un poco di buono, dovrei forse licenziarmi?

Ultimamente ho avuto una discussione con un fratello che lavora in una ditta molto affermata.

Lui mi ha detto che un musicista se è veramente credente non deve collaborare con artisti secolari.

La mia risposta, dopo anni ad ascoltare le solite polemiche sugli artisti cristiani e sui loro generi musicali, non si è fatta attendere: "Ma è il suo lavoro... e se tu sapessi che la ditta, per la quale lavori, devolve il 10% a una setta... che faresti... ti licenzieresti? D'altronde anche il tuo principale è un secolare e la ditta è secolare!"

Hai un posto statale? Perché non lo lasci? Sappiamo benissimo che lì dentro stai lavorando per istituzioni non cristiane e impelagate in chissà quale manovra politica!

E’ ovvio che se si dovesse ragionare così nessun credente dovrebbe avere un lavoro secolare. Se giudichiamo un artista credente perché lavora in un ambiente “malsano” allora bisogna puntarsi il dito contro e smettere di fare gli ipocriti; dovremmo onestamente ammettere: “anch’io lavoro in un ambiente secolare. Non posso dire nulla al mio fratello artista. Giudicherà Dio”.

Prima di parlare bisogna ragionare e questo perché è molto facile per una persona credente che lavora in ambito secolare (e che non fa l'artista di professione), giudicare un artista credente che usa il suo talento per vivere.

In ambito evangelico ho letto alcuni libretti riguardanti la musica e mi sono messo le mani nei capelli per tutte le affermazioni fatte dai diversi autori. E’ curioso notare come gli autori in questione non siano dei musicisti, e questo lo si capisce benissimo da come scrivono. Saranno dei critici, ma non dei musicisti!

Non mi permetterei assolutamente di giudicare il lavoro di un’altra persona se non conosco il lavoro in questione, ma mi accorgo che l’ambito artistico è spesso attaccato da persone che non hanno nessuno studio e nessuna competenza sull’arte presa in esame.

Di cosa si parla nei bar? Di calcio. Quando una squadra perde, la colpa è quasi sempre dell’allenatore. Non sapevo che nei bar ci fossero così tanti allenatori! Vadano loro a formare una squadra di calcio!

L’artista credente può benissimo lavorare in ambito secolare. Diciamo che l’ambiente è molto più insidioso di altri, ma anche lì ci sono persone da raggiungere con la Parola di Dio e l’artista credente deve essere molto preparato, molto di più di chi lavora in ambienti definiti “normali”.

E’ molto difficile leggere le repliche dei musicisti alle affermazioni allucinanti di chi non è addetto ai lavori e il motivo è semplice: il musicista pensa a suonare non a scrivere! Forse questo mio sfogo può rappresentare un’eccezione, ma almeno penso (spero) di aver dato voce a tutti quegli artisti che ne sentono di tutti i colori nei loro confronti, arrivando al punto di essere giudicati come dei credenti da non prendere in considerazione, oppure credenti carnali di poco conto dal punto di vista spirituale.

A chi la pensa così dico: state molto attenti! E’ Dio che giudica e sono sicuro che una volta saliti lassù, troveremo molte sorprese!

Il Signore ci possa dare discernimento in ogni istante della nostra vita su tutte le decisioni che prenderemo e su tutto quello che diremo su questa terra.

Luigi Schirru

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