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Lettera alla Chiesa nel mondo da parte della chiesa evangelica di Smirne

Aggiornamenti importanti

SMIRNE (Turchia) - Una lettera della chiesa di Smirne, in Turchia, racconta nel dettaglio i drammatici fatti di Malatya, dove giovedì 19 aprile tre missionari evangelici hanno perso la vita in un feroce attacco di giovani estremisti islamici. Nel documento viene ricostruita nei particolari l'ultima mattinata dei turchi Necati Aydin e Ugur Yuksel e del tedesco Tilmann Geske: l'arrivo nella sede della missione Zirve, lo studio biblico interrotto dagli assassini, le torture, l'assassinio e il ritrovamento da parte di un altro evangelico che quella mattina si era attardato a casa.

 

Tilmann Geske, Ugur Yuksel e Necati AydinCari amici,

quest’ultima settimana è stata piena per noi di momenti drammatici. La maggior parte di voi ormai sapranno della perdita devastante che abbiamo subito a Malatya, una provincia turca circa 450 chilometri a nord est di Antiochia, la città in cui per la prima volta i credenti vennero chiamati cristiani (Atti 11:26).

La mattina di mercoledì 18 aprile 2007 un missionario tedesco quarantaseienne, padre di tre bambini, Tilmann Geske si preparava ad andare in ufficio, baciando sua moglie e prendendo un momento per abbracciare suo figlio, lasciandogli così un ricordo inestimabile: “Arrivederci figlio mio, ti voglio bene”.

Tilmann aveva un ufficio in affitto nella sede della casa editrice Zirve Publishing. In quel ufficio lavorava alla preparazione delle note per la Bibbia di studio in lingua turca. L'edificio era anche sede dell’ufficio della chiesa evangelica di Malatya. Nella veste di opera collegata a quella chiesa, la Zirve pubblica e distribuisce letteratura cristiana a Malatya e in altre città della Turchia orientale. In un’altra zona della cittadina, il pastore trentacinquenne Necati Aydin, padre di due figli, salutava anche lui sua moglie, dirigendosi verso il suo ufficio. C’era uno studio biblico mattutino e una riunione di preghiera che anche altri credenti di quella cittadina avrebbero frequentato. Anche Ugur Yuksel si dirigeva, allo stesso tempo, verso lo studio biblico.

Nessuno di questi tre uomini sapeva che ciò che li aspettava nella sede in cui si doveva tenere lo studio biblico erano momenti che avrebbero messo alla prova la loro fede in modo radicale, con il risultato finale di farli entrare nella gloria dove avrebbero ricevuto la corona di giustizia da parte del Cristo e onore da parte di tutti i santi che li aspettavano alla presenza del Signore.

In un’altra zona della città, dieci giovani di meno di vent’anni si organizzavano per la loro prova di fede finale, una dimostrazione di amore per Allah e di odio per gli infedeli che consideravano persone che minacciavano l’islam.

La domenica di pasqua ben cinque di questi uomini erano stati a una riunione evangelistica frequentata solamente da persone invitate a partecipare a quell'incontro, che si era tenuto in una stanza di albergo di quella città. Questi uomini erano considerati da parte dei credenti evangelici della città come persone “interessate”. Nessuno sa esattamente cosa avvenne nei cuori di quegli uomini mentre ascoltavano il Vangelo. Vennero toccati dallo Spirito Santo? Furono convinti di peccato? Nel profondo dei loro cuori udirono il Vangelo? Al momento conosciamo soltanto parte della loro storia.

Questi giovani, fra cui si annovera anche il figlio del sindaco di una cittadina di quella provincia, sono membri di una tariqa, un gruppo di “credenti fedeli” aderenti all’islam. L’essere membri di una tariqa è cosa assai rispettabile in Turchia; è come l’essere membri di una confraternita di universitari o di persone dotte. Infatti si sostiene che nessuno possa essere eletto a cariche pubbliche in Turchia se non ha aderito a una tariqa. Questi giovani vivevano tutti nello stesso alloggio studentesco, si preparavano tutti agli esami di ammissione all’università.

Quella mattina i dieci giovani prepararono i loro fucili, i loro coltelli, le loro corde da capestro e i loro asciugamani per compiere il loro atto finale di dedizione ad Allah. Sapevano che sarebbe stato sparso tanto sangue. Arrivarono in tempo per lo studio biblico, verso le 10 di mattina.

Arrivarono e - per quanto ne sappiamo - lo studio biblico ebbe inizio. Sembra che l’assalto abbia avuto luogo dopo che Necati aveva letto un capitolo dalla Bibbia. I ragazzi legarono le mani e i piedi di Ugur, Neati e Tilman a delle sedie e filmando tutto con i loro telefonini torturarono i nostri fratelli per circa tre ore.

I vicini, che lavoravano nei paraggi della casa editrice, dissero più tardi che avevano udito le grida, ma pensavano che i proprietari stessero litigando fra loro e quindi non intervenirono.

Nel frattempo un altro credente, Gokhan e sua moglie passavano una mattinata tranquilla. Gokhan si alzò alle 10 e si dilungò a colazione. Alle 12.30 circa lui e sua moglie arrivarono in ufficio. La porta era chiusa a chiave dall’interno e la sua chiave non funzionava. Usò il suo telefonino per chiamare, e anche se sapeva che il telefono dell’ufficio era funzionante, non udiva suonare all’interno il telefono. Allora chiamò i telefonini dei suoi fratelli e alla fine rispose Ugur. “Non siamo in ufficio. Vai alla riunione in albergo. Siamo lì. Verremo lì” disse, una risposta molto misteriosa. Mentre Ugur parlava Gokhan sentiva un pianto sommesso e uno strano rantolo, simile a un ringhio.

Chiamò la polizia e dopo soli cinque minuti venne un agente. Bussò con forza alla porta: “Polizia, aprite”. All’inizio il poliziotto pensò anche egli che ci fosse un litigio domestico in atto. Ma poi il poliziotto udì il rantolo e un lamento sommesso. Il poliziotto comprese che quel lamento era di un essere umano sofferente e caricò la sua pistola. Tentò più volte di entrare. Alla fine uno dei giovani assalitori, spaventato, aprì la porta al poliziotto, che entrò e si trovò di fronte a una scena agghiacciante.

Tilman e Necati erano stati sgozzati, praticamente decapitati, con il collo tagliato da un lato all’altro. Anche Ugur era stato sgozzato ed era quasi morto. I tre assalitori, trovandosi di fronte al poliziotto, gettarono le armi.

Nel frattempo Gokahn udì il suono di grida per strada. Qualcuno era caduto dall’ufficio al terzo piano. Correndo per strada trovò un uomo steso a terra, che in seguito riconobbe, un certo Emre Gunaydin. Aveva subito un forte trauma cranico e stava ancora rantolando. Aveva cercato di fuggire scendendo dalla grondaia ma aveva perso l’equilibrio ed era volato a terra. Sembra che fosse il leader del commando. Un altro degli assalitori venne trovato nascosto sotto un balcone.

Per risalire all’origine di questi attacchi bisogna tornare indietro di sei anni. Nell’aprile del 2001 il consiglio di sicurezza nazionale della Turchia (Milli Guvenlik Kurulu) aveva iniziato a considerare i cristiani evangelici come una minaccia alla sicurezza nazionale, mettendoli sullo stesso piano di Al Qaida e il terrorismo del movimento PKK.

Affermazioni fatte ai mass media da parte di leader politici, opinionisti, e commentatori alimentarono un odio contro i missionari che venivano accusati di aver corrotto giovani al fine di farli diventare cristiani.

Dopo quella decisione del Milli Guvenlik Kurulu nel 2001 ebbero inizio attacchi e minacce a chiese, pastori, e semplici cristiani evangelici. Bombardamenti, attacchi fisici e scritte denigratorie sono soltanto alcuni dei sistemi attraverso i quali questi cristiani vengono attaccati. Ma il modo più intenso usato per attaccare i cristiani evangelici è tramite affermazioni [false (n.d.t.)] fatte ai mass media.

Relazione a cura di Darlene N. Bocek (24 aprile 2007)
Versione inglese: www.izmirprotestan.org
Contatto via posta elettronica per la chiesa protestante in Smirne: izmirprotestan@gmail.com
Traduzione di Andrea Diprose

Aggiornamenti:

03/05/2007 - Precisazione di Ahmet Guvener

In relazione alle notizie emerse e diffuse su scala mondiale nelle ultime settimane in merito all'uccisione di tre cristiani a Malatya, in Turchia, Ahmet Guvener, pastore della chiesa di Diyarbakir, ha diramato il seguente resoconto che vi proponiamo per completezza e correttezza.

Cari fratelli,

negli ultimi dieci giorni abbiamo passato momenti estremamente dolorosi, che le parole non possono esprimere. Abbiamo sperimentato quanto dice il Signore, quando afferma "Cos'è la tua vita? Sei solo un vapore che appare per un momento e poi si dissolve". Per questo abbiamo compreso una volta di più quanto consacrata e stretta a Dio debbano essere le nostre vite.

Abbiamo anche compreso che la nostra società si lascia andare facilmente all'emozione, e che in momenti così tragici certe persone, intenzionalmente o meno, riferiscono alcuni fatti in maniera poco accurata, mentre noi non l'abbiamo impedito o non siamo stati in grado di farlo. Quando è avvenuto il massacro di Malatya, noi, credenti di Diyarbakir, all'infuori di quanti erano già sulla scena del crimine siamo stati i primi ad arrivare. Abbiamo trovato il fratello Ugur ancora vivo, ma in condizioni critiche, tanto che verso le 17.30 è spirato.

Il momento di dolore lentamente si è posto nella giusta prospettiva, e abbiamo cominciato a vedere le cose nel modo giusto. Per esempio appare chiaro che coloro che hanno ucciso, o progettato l'assassinio, dei nostri fratelli stanno raggiungendo lo scopo voluto. Attraverso le nostre reazioni possiamo involontariamente aiutarli in questo. Se non riportiamo i fatti alla luce, queste persone raggiungeranno il loro obiettivo.

I fratelli Tilmann, Necati e Ugur sono stati assassinati barbaramente. Questo è un fatto. Ma ci sono alcune notizie imprecise a proposito di questo massacro e uno di queste riguarda l'estensione delle torture inflitte. Dalle voci che girano il fratello Tilmann sarebbe stato colpito con 156 coltellate, mentre a Ugur sarebbe stato inferto un numero imprecisato di colpi. La notizia è infondata. Nella camera mortuaria ho avuto occasione di vedere il corpo di Tilmann; volevo farlo trasferire in una bara, ma gli ufficiali di polizia hanno preferito avvolgerlo in un sudario. In quel frangente ho potuto vedere il busto di Tilmann fino allo stomaco, e non oh individuato alcuna ferita di arma da taglio. Solo alla gola di Tilmann risultava presente un taglio di 8-10 centimetri [dovuto allo sgozzamento, ndr], per il resto si vedeva solo l'incisione dell'autopsia.

Ci sono state molte voci in relazione a Tilmann e Necati: si è detto che erano stati asportati loro il naso, le labbra e le orecchie. Anche queste voci non riflettono la realtà.

Il fratello Ed Grudier di Adana ha confermato che sul viso non c'erano ferite, ma solo graffi, dovuti probabilmente alla caduta.

Anche Ihsan Ozbek di Ankara ha visto i corpi e conferma di aver visto segni di ecchimosi su labbra e mento di Necati, ma nessun taglio; sul busto di Tilmann non c'erano segni di coltello. Ed Grudier probabilmente ha guardato con maggiore attenzione di Ihsan e di me il corpo di Tilmann, e ha visto tre o quattro colpi inferti al busto, ma non certo "un numero incalcolabile", come si è detto.

Nessuno ha invece visto il corpo del fratello Ugur, perché la stessa sera dell'omicidio la famiglia ha preso in consegna il corpo per la sepoltura [i familiari di Ugur, musulmani e contrari alla sua fede cristiana, hanno voluto per lui un funerale con rito islamico, ndr]

Immagino però che anche Ugur avesse ferite simili a quelle degli altri due fratelli. È stato detto che il corpo di Ugur aveva subito coltellate in tutto il corpo, compresi i genitali; io, però, sono scettico. Potreste chiedermi perché non ci credo: semplicemente, penso che se qualcuno dovesse subire un simile trattamento morirebbe all'istante, e Ugur non sarebbe quindi rimasto in vita fino alle 17.30. Che non abbia subito un trattamento peggiore rispetto agli altri si può dedurre anche dal fatto che le voci più tragiche erano riferite agli altri due fratelli.

Per questo abbiamo raggiunto questa conclusione: sì, i fratelli sono stati torturati, ma non nella misura delle voci che sono circolate.

Siamo figlie figlie della verità. Sfortunatamente notizie infondate e le esagerazioni da parte dei media hanno fatto il giro del mondo. I nostri fratelli e sorelle, insieme alle persone sensibili sono state informate in maniera imprecisa. Non tendiamo offendere nesuno, ma è opportuno che riportiamo la verità così com'è, senza esagerazioni. È giusto che la gente, ovunque, riflettano su fatti accertati.

Ho scritto questo resoconto perché ho letto notizie infondate ed esagerazioni sia in Turchia, sia all'estero. I fatti accertati sono quelli riportati qui.

Ahmet Guvener, pastore della chiesa di Diyarbakir
Diyarbakir (Turchia), 30 aprile 2007
(traduzione, riduzione e adattamento di evangelici.net)

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