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Neocon e/o evangelici?
di Cosimo Andretta, Ottobre 2006

Nato come termine dispregiativo da chi li avversava nell'ambito della destra repubblicana americana, il termine neoconservatore è divenuto negli USA addirittura simbolo di rivoluzione culturale, di rottura con il passato, di "rivoluzione neoconservatrice" appunto.

Naturalmente un conservatore che è pure un rivoluzionario dà da pensare, e tuttavia non si può affermare che il termine sia forzatamente un ossimoro.

Il papà del neoconservatorismo, o almeno colui che è considerato tale, Irving Kristol, era un trotzkista militante prima di diventare uomo di destra, e ha applicato in campo conservatore l'idea bolscevica di esportazione della Rivoluzione. Ma questa non è l'unica singolarità del movimento neoconservatore, ce n'è un'altra di spessore, forse la più importante, e cioè quella per cui il governo Bush, espressione convinta di questa parte politica, è il governo più evangelico che mai abbia guidato la Casa Bianca. Un suo collaboratore ha spiegato che la stanza ovale è diventata un autentico luogo di preghiera, dove ci si riunisce per pregare e chiedere l'intervento divino prima di prendere le decisioni più importanti. La massima collaboratrice del Presidente, la oramai popolarissima Condoleezza Rice, è figlia di un pastore evangelico dell'Alabama. Nella passata legislatura il ministro dell'Interno Ashcroft, un pentecostale delle membro delle Assemblies of God americane, ha elaborato il Patriot Act, una legge antiterrorismo intervenuta dopo l'11 settembre e da molti considerata liberticida. Pat Robertson, leader della Christian Coalition, un partito di destra che ha un programma politico che si basa sul dettato biblico, è un deputato molto influente nell'ambito del partito repubblicano, conosciuto per le posizioni dure verso i presidenti in odore di comunismo, come il venezuelano Chavez.

Un'altra caratteristica del governo "evangelico" di Bush è il suo sionismo senza sì e senza ma.

Sebbene gli Stati Uniti siano da sempre molto vicini a Israele, mai un governo aveva preso posizioni così chiare sul "diritto di Israele a difendersi", sintomo del millenarismo che pervade l'amministrazione neoconservatrice. Questa posizione filoevangelica di Bush si è amplificata nell'ultima campagna elettorale che ne ha sancito la rielezione, mobilitando milioni di voti nella fascia della cosiddetta Bible Belt (nel sud degli USA, dove è massima la concentrazione di cristiani evangelici). Possiamo dunque affermare, dopo tutto questo, che i neoconservatori americani sono anche evangelici? Difficile dirlo. In realtà il neoconservatorismo è un movimento politico laico, dalle radici newyorchesi, che affonda il suo passato nel partito libertario, poco somigliante ai severi protestanti del sud. In realtà il neoconservatorismo è un frutto della storia, una concomitanza di vedute che ha portato il movimento neoconservatore a trovare nella Bible Belt un formidabile serbatoio elettorale.

Individualismo, religione come elemento di coesione e promozione sociale, comunitarismo, libera impresa, welfare compassionevole, la famiglia come nucleo fondamentale del popolo americano oltre che l'amore per la patria, ossia tutti gli ingredienti della ricetta neocon che erano già consolidati all'interno della società americana; un incontro decisivo. Come sappiamo una società può recepire dei valori se ha i mezzi culturali per farlo, e gli evangelici portano sempre la Bibbia con loro.

(Cosimo Andretta)

 

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