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Le luci e le ombre di Jesus Camp
Abbiamo visto per voi il documentario di cui i programmi
di approfondimento hanno parlano in questi mesi

Jesus Camp è uno dei documentari più popolari degli ultimi mesi; uscito negli USA nel Settembre 2006 (non ancora in Italia ma visibile interamente sul web) e diretto da Heidi Hewing e Rachel Grady, ha ricevuto diversi riconoscimenti e candidature in vari Festival cinematografici.

Distribuito nelle sale dalla Magnolia Pictures, specializzata in pellicole “indipendenti”, non ha smesso, fino ad oggi, di provocare commenti in tutto il mondo.

IL FILM

Il film è un documentario di circa 90 minuti relativo a un campo estivo per famiglie evangeliche nel North Dakota (chiamato “Kids on Fire School of Ministry”), diretto da Becky Fischer, responsabile della missione evangelica-pentecostale “Kids on Ministry Int.

La pellicola, nelle prime scene, presenta alcuni estratti da registrazioni radiofoniche relative a un discorso del presidente Bush; su queste prime battute, vengono affiancati discorsi e prediche sull’urgenza dell’impegno dei cristiani per la politica e per il risveglio dei valori cristiani negli Stati Uniti.

A fianco di questi primi estratti, e più volte nel corso del documentario, vengono presentati i pareri di Mike Papantonio, conduttore radiofonico ed evangelico di ispirazione liberale. Più volte Papantonio (la cui figura pare messa in buona luce, contrariamente agli altri cristiani del documentario) dichiara la sua contrarietà alla linea politica attuale degli Stati Uniti e all’uso “politicizzato” della fede evangelica conservatrice.

In questo momento è in atto una profonda discussione, negli USA, su tematiche che incrociano diversi aspetti della fede, come per esempio la separazione tra stato e chiesa. Questo dibattito, condotto da più voci, va incrementando la sua portata, man mano che ci si avvicina alle prossime elezioni presidenziali, tramite ogni mezzo di comunicazione, dalla tv a Internet.

La base elettorale più forte che ha permesso l’elezione di George Bush, nel 2001, pare sia stata quella degli evangelici, che compongono la maggioranza degli abitanti della parte meridionale degli USA, sullo sfondo del quale è girato il documentario. Attualmente, il voto di questa parte della società sembra essere così decisivo che anche Hillary Clinton ha rivelato in pubblico la sua fede, allo scopo, secondo i malevoli, di accattivarsi le simpatie di un elettorato attento alle tematiche religiose.

LO SCOPO DEL FILMATO

L’obiettivo “nascosto” del film sembra dunque essere quello di mostrare come il partito repubblicano (cioè la destra USA) sia riuscito ad arrivare al governo grazie all’appoggio dei gruppi evangelici “fondamentalisti”. Brevemente, occorre ricordare che la parola “fondamentalista” ha assunto un significato negativo a seguito degli attentati dei movimenti integralisti islamici, mentre, originalmente, per fondamentalista si è sempre inteso (soprattutto in lingua inglese) ogni forma di cristianesimo basato sui fondamenti biblici della fede cristiana.

Di conseguenza, per dimostrare l’inadeguatezza del governo Bush (la critica al suo lavoro spetta giustamente agli elettori americani) vengono mostrati alcuni presunti “difetti” degli evangelici americani. Per correttezza, occorre ricordare che il gruppo di fedeli su cui il documentario insiste non è rappresentativo della totalità evangelica, né americana, né mondiale: esistono infatti diverse denominazioni, sorte in svariati luoghi e periodi storici a seguito di altrettanti momenti di riscoperta delle basi bibliche.

Il video mostra più volte il tipico panorama del Sud degli USA: un territorio in prevalenza adibito alla coltivazione, in cui appaiono spesso croci e cartelloni “pubblicitari” di chiese evangeliche. Viene quindi evidenziata la scarsa levatura intellettuale e scientifica delle famiglie evangeliche locali, che in gran parte preferiscono istruire i propri figli tra le mura domestiche (il cosidetto homeschooling) a causa, tra gli altri, di motivi religiosi: nel video, infatti, la madre di un ragazzo tredicenne gli ricorda come la teoria dell’evoluzione darwiniana sia errata.

Le convinzioni religiose, oltretutto, sembrano essere inculcate nei ragazzini già dalla più tenera età, come dimostrano le riunioni registrate nel campo di Becky Fischer, in cui si alternano spazi di preghiera a prediche contro il peccato, Harry Potter e l’aborto.

Come infatti dichiara il sito web curato da Becky Fischer (www.kidsinministry.com), il campo presentato nel video è diverso da qualsiasi altro campo evangelico per bambini, in quanto è maggiormente e specificamente focalizzato in vari insegnamenti e studi biblici.
Sicuramente stupisce che ragazzi  giovanissimi vengano esposti a problemi non adatti alla loro età: risulta per esempio piuttosto prematuro esporre dei bambini alle questioni anti-abortiste.

ATTENZIONE ALLE IMPRESSIONI

Un aspetto mostrato nel video, a tratti inquietante al primo impatto, è una scena in cui i giovani campisti vengono invitati a pregare per il presidente Bush (in qualità di difensore dei valori cristiani della nazione), mentre rivolgono le mani verso una sua immagine a grandezza naturale. Occorre ribadire, nuovamente, che ai bambini è chiesto soltanto di pregare per il presidente, sicuramente non di adorare l’immagine.

L’idea di fondo espressa dal documentario è che proprio da questi campi e da queste chiese stia per partire la battaglia politica degli evangelici per far crollare il muro di separazione tra stato e chiesa. Una sorta di (improbabile) attacco alle libertà di scelta di quei cittadini che non si riconoscono nella linea politica e religiosa repubblicana.

Ma, nuovamente, se si esplorano alcuni brani biblici, non si faticherà a scoprire il “dovere” del cristiano di pregare per le autorità e per i leader delle istituzioni. È un semplice insegnamento che esprime il rispetto che ogni cristiano dovrebbe avere verso i propri superiori, che ne condivida o meno le scelte politiche. E questo aspetto della fede cristiana è uno dei tanti che Becky Fischer si prefigge di insegnare ai giovani frequentatori del suo campo.

Talvolta, però, le idee espresse dai ragazzini davanti alla telecamera danno da pensare: sono frutto della loro reale e cosciente conversione al cristianesimo o sono il risultato di un ipotetico lavaggio del cervello causato dalle pressioni a cui vengono esposti dalle loro famiglie e nel campo mostrato? È un dubbio che il video solleva: certamente i metodi e le prediche della Fischer possono essere non sempre condivisibili, ma sicuramente non viene mostrato nulla di pubblicamente condannabile o di intellettualmente subdolo. La responsabile del campo è una donna sorridente e ottimista la cui unica missione è insegnare ai bambini tra i sette e i tredici anni l’amore assoluto per Gesù Cristo e la gioia che possono provare nel diffondere la Parola di Dio. Leggendo tra le interviste, numerosissime dopo il video, fatte a Becky Fischer, traspare sempre il suo carattere genuinamente affettuoso e amorevole, sicuramente non l’idea di una indottrinatrice politica e religiosa: sembra davvero un’insegnante impegnata con un profondo amore per i bambini e il loro futuro.

È (quasi) ovvio che il panorama ateo riesca velocemente a paragonare questi campi evangelici per bambini a quelle scuole coraniche asiatiche da cui è emersa una generazione di terroristi: il documentario gioca senza troppi scrupoli su questo suggerimento, che permette alle autrici di raggiungere l'obiettivo voluto.

A questo proposito è presente nel documentario una scena (che ha creato diverse controversie) in cui, al culmine di un’intensa riunione di preghiera, Becky Fischer esclama “Questa è guerra!”. Diventa fin troppo semplice - e tendenzioso - collegare queste parole al consenso degli evangelici al presidente Bush e alla “sua” guerra in Iraq ed Afghanistan: in numerosi forum e blog su Internet si è spesso sollevata l’idea che questi bambini possano venir indottrinati a diventare “terroristi cristiani”. Ma la guerra a cui fa riferimento la responsabile del campo è, in accordo a quanto insegna la Bibbia, una guerra fatta di preghiera, una “battaglia spirituale” per mantenere nel proprio cuore la purezza (contro il peccato) e l’amore per Dio.

CONCLUSIONI

Insomma, interpretare un’opera come questa non è semplice, una sola visione non è abbastanza: il montaggio del documentario sceglie di sottolineare determinati aspetti, dando spesso l’idea del più perfetto realismo. Da tempo ormai, si è affermato che il realismo non esiste più, né al cinema né tanto meno in tv, conseguenza, probabilmente, del fenomeno reality.

Qualsiasi documentario (Jesus Camp non fa eccezione) nonostante abbia la funzione di documentare oggettivamente, riporta, involontariamente o meno, il punto di vista soggettivo di chi (letteralmente e simbolicamente) inquadra un piccolo spazio di realtà - rettangolare come l’obiettivo della telecamera - effettuando una scelta su cosa mostrare e su cosa omettere. L’intenzionalità degli autori in una certa direzione è indubbiamente presente, e il documentario risulta plasmato su un tema in questa opera più di altre; al di là di questo, sta all’occhio critico del pubblico riconoscerla e prenderne atto: solo in questo modo si riusciranno vedere le cose con un punto di vista il più possibile cosciente, senza fermarsi all’idea che viene inizialmente proposta.

Davide Fuligno

 
 


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