J Factor 9, il talent batte anche il black out

Notizia inserita il 26/11/2017 alle 21:03 nella categoria: Musica e dintorni

MILANO - Una sala gremita in ogni ordine di posti, frutto di un "tutto esaurito" raggiunto già diversi giorni prima della manifestazione, è stata la lusinghiera premessa da cui ha preso il via J Factor 2017, nona edizione del talent show cristiano ideato e portato avanti dall'infaticabile Angelo Maugeri.

LA CRONACA | A confrontarsi, dodici artisti e band selezionati nei mesi scorsi dallo staff di J Factor tra 137 candidature, suddivisi in tre categorie: Thales Barbosa da Milano, Sara Lani da Roma, Corah da Torino ed Erika da Monza per la categoria interpreti, guidata da Massimo Morandi; Ruach Elohim da Napoli, Peppe&Simo da Ragusa, Aron Music da Modena e Complementary Opposite da Roma (formazione partita come riserva ed entrata in corsa per sostituire il forfait dei Neapolitan Gospel) per categoria gruppi, diretta da Giuliana Ferraz; Sharon Tabone da Gela, Santo da Piacenza, Ismaele Manno da Brescia e Dinamo da Napoli per la categoria cantautori, capitanata da Sara De Marco. A valutare le performance, come sempre, una giuria di giornalisti, impresari e pr composta quest'anno (dopo una girandola di sostituzioni) da Mauro Caldera, David Bazan, Paki Arcella e Jason Greenwich, coordinati da Paolo Jugovac.

Dopo l'apertura con la vincitrice dell'edizione 2016, Anita Mazzarella, nella prima manche si sono confrontate Erika (con "Quante volte o Dio") e Corah ("His eyes are on the sparrow"), la band dei Ruach Elohim ("In battaglia") e il duo acustico Peppe&Simo ("Seguirti"), la profondità di Sharon Tabone ("Tu sei") e il pop-rock di Dinamo ("Se lo vuoi"), le soluzioni acustiche di Thales Barbosa ("Carry my soul") e l'intimismo jazzato di Sara Lani ("Tra di noi"), il duo femminile delle Complementary opposites ("Rimango forte") e il rock deciso degli Aron Music ("Nella tua presenza"), Ismaele ("Toccare il cielo") e il rap non scontato Santo ("Padre nostro").

Dopo la prima selezione, la seconda fase ha visto invece i confronti tra Corah ("Wonderful merciful saviour") e Thales Barbosa ("La scelta migliore"), Peppe&Simo ("Redento") e Aron Music ("Più di te"), Sharon Tambone ("Fedele lui è") e Santo ("Da solo con te").

LA FINALE | Dal secondo turno sono approdati in finale Corah ("Non colpevole"), Aron Music ("Più di te") e Santo ("Torna alla polvere"). Tre stili completamente diversi: la giuria ha dovuto scegliere tra l'interpretazione potente e matura (nonostante l'età) della prima, che perde qualche punto quando passa all'italiano; il rock deciso ma un po' "pestato" (secondo la definizione dei coach) dei secondi; le composizioni efficaci e profonde del terzo, che però a tratti rischiano di venire penalizzate da un'interpretazione eccessiva.

Alla fine ha prevalso Santo per l'originalità della proposta e le potenzialità espresse, mentre il premio della critica è stato assegnato a Corah; terzi ma non ultimi gli Aron Music, che festeggiano una finale e un disco ormai in via di pubblicazione.

SORPRESE | Indubbiamente una costante di questa nona edizione sono stati i fuori programma. E se i problemi tecnici sono quasi fisiologici a margine di iniziative di questa portata, nessuno si sarebbe aspettato un vero e proprio black out che ha lasciato a metà alcune performance - in particolare quella dei simpatici Peppe&Simo - e ha quasi spiazzato perfino il professionale Manuel Manima, un presentatore capace di coinvolgere e, all'occorrenza, tenere a bada il pubblico.

Eppure, viene da dire, la parentesi al buio è stata il momento più genuino della serata, speso tra preghiere, improvvisazioni e un inedito "Oh happy day" intonato a cappella dai partecipanti. L'episodio è certamente marginale, ma testimonia una comunanza di intenti e di interessi, di passione e di devozione che si allinea allo spirito dell'iniziativa: un momento di musica, valori, amicizia, dove talenti in erba (ed è successo anche quest'anno) si applaudono a vicenda, si abbracciano, si congratulano e si consigliano con sincerità tra loro, a prescindere da premi e giurie.

J Factor, alla vigilia del decennale, si conferma quindi qualcosa di più di un talent: si afferma come una festa della musica cristiana, dove il messaggio del vangelo non viene comunicato solo attraverso i testi dei brani.

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