WWL 2017: la persecuzione non si ferma

Notizia inserita il 11/1/2017 alle 00:22 nella categoria: Chiesa Perseguitata

VERONA - Islam e nazionalismo religioso sono le due cause principali della persecuzione dei cristiani nel mondo: lo conferma, nel suo consueto dossier annuale, l'organizzazione internazionale Open Doors/Porte Aperte, che ha diffuso oggi la World Watch List, elenco aggiornato dei 50 Paesi dove la libertà religiosa è particolarmente in pericolo.

Non sono, come potrebbe sembrare, solo Isis o Boko Haram i responsabili della situazione: sono infatti 35 i Paesi che vedono i cristiani oppressi dall'intolleranza della componente islamica, cui si aggiungono gli Stati dove è in corso una escalation di violenze di stampo nazionalista. Tra questi l'India, salita al 15.mo posto, ma anche Laos, Bangladesh, Vietnam e Bhutan.

IL BILANCIO - In generale nel 2016 è cresciuta ulteriormente la persecuzione anticristiana nel mondo: in base ai dati raccolti da Open Doors, 1207 cristiani sono stati uccisi per motivi legati alla fede e si sono verificati 1329 assalti a chiese.
Nei soli cinquanta Paesi presenti nella WWList sono oggi oltre 215 milioni i cristiani perseguitati, e il calcolo non tiene conto dei numerosi cristiani vittime di intolleranza in altri Stati, oggi fuori dalla WWList, quali l'Uganda, il Nepal, l'Azerbaigian, il Kirghizistan, il Niger e Cuba. A livello continentale c'è stato un rapido incremento della persecuzione in Asia, mentre l'Africa si conferma un'area critica.

LA CLASSIFICA - In cima alla classifica, per il quindicesimo anno di fila, la Corea del Nord, ma non è la sola conferma: le prime quattordici posizioni della World Watch List - elaborata in base ai dati raccolti dall'1 novembre 2015 al 31 ottobre 2016 - sono di fatto appannaggio degli stessi Paesi presenti nel 2016, anche se in un ordine diverso. In particolare la Somalia balza dalla settima alla seconda posizione, salgono di un gradino l'Afghanistan, di due il Pakistan, di tre posizioni il Sudan. Arretrano, in seguito alla fuga in massa dei cristiani dalle zone occupate dal califfato islamico, i casi di violenza in Siria (passata dalla quinta alla sesta posizione) e in Iraq (sceso dal secondo al settimo posto). Una posizione in più per l'Iran (dalla nona all'ottava) e due per lo Yemen (dall'undicesima alla nona), mentre migliorano, almeno rispetto agli altri Paesi, le condizioni dei cristiani in Eritrea (dalla terza alla decima posizione) e della Libia (dalla decima all'undicesima).
Nella parte bassa della classifica spicca la crescita degli episodi di intolleranza in Bangladesh (salito dal 35.mo al 26.mo posto) e del Bhutan (dal 38.mo al 30.mo), del Mali (dal 44.mo al 32.mo), della Turchia (dal 45.mo al 37.mo). Entrano tra i primi 50 Paesi lo Sri Lanka e la Mauritania.

METODOLOGIA - «La WWList - spiega Porte Aperte - misura il grado di libertà dei cristiani nel vivere la loro fede in cinque sfere della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella chiesa che frequentano e nella vita pubblica del Paese in cui vivono; a queste si aggiunge una sesta voce di analisi che serve a misurare l’eventuale grado di violenze che subiscono». I dati, raccolti sul campo dai collaboratori, vengono poi regolarmente sottoposti a una revisione indipendente da parte dell'Istituto internazionale per la libertà religiosa, che certifica l'attendibilità della classifica.

La World Watch List 2017

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