J Factor, quando la fede parla in musica

Notizia inserita il 29/11/2016 alle 15:37 nella categoria: Musica e dintorni

È stata un'esplosione di sonorità, di generi, ma anche di colori e di stili: J Factor 2016, giunto sabato 26 novembre all'ottava edizione, conferma la sua maturità e, superando le origini cheap da talent, prosegue il suo cammino virando sempre di più verso un appuntamento di qualità, capace di lanciare giovani artisti in cerca non della fama ma di un'occasione in più per esprimere il proprio talento musicale in un contesto cristiano, superando gli steccati denominazionali e puntando su una fraternità che va oltre le parole e - a dirla tutta - non si ferma nemmeno al pentagramma.

Ad accorgersi di J Factor cominciano a essere in molti, non solo nell'ambiente evangelico. Il saluto in video di Suor Cristina, trionfatrice a The Voice of Italy nel 2014 (resterà negli annali il suo «in braccio a Gesù!», un originale augurio ai concorrenti) è stato solo uno dei riconoscimenti ottenuti dalla rassegna ideata da Angelo Maugeri, che quest'anno ha visto - tra giuria tecnica e di categoria - una rappresentanza rilevante di artisti provenienti da Italia's got talent (Daniel Adomako, 2013), The Voice of Italy (Giuliana Ferraz, 2016), Amici (Giada Agasucci, 2013). Insomma, una rassegna che comincia a farsi notare e apprezzare per la sua anima così diversa da altre iniziative; un parere ben riassunto da Giada Agasucci, che ha sostituito in corsa Marco Canigiula nella giuria di categoria: «A J Factor vengo sempre volentieri, questo è l'unico posto dove non ho trovato competizione e dove i concorrenti, mentre cantano, sorridono».

La gara. J Factor 2016, in realtà, ha preso il via a giugno con le preselezioni: oltre cento candidati per dodici posti, una messe di proposte che ha permesso all'organizzazione - coadiuvata tra gli altri da Davide Tatriele, vocal coach a margine della finale - di tenere alto il livello dei partecipanti e di dare un tocco di originalità alle proposte. Elemento non secondario: su dodici artisti, sette hanno proposto sul palco di via Dottesio brani inediti, e chi non l'ha fatto ha comunque brillato per potenza vocale (come Anita Mazzarella, la vincitrice), tecnica e originalità (è il caso dei Revival); anche le riserve Ingrid, Eden&Mira, Deofray Calipes, cui è stato riservato il solito giro d'onore fuori concorso, hanno dimostrato che avrebbero ben figurato.

Le categorie quest'anno hanno abbandonato il dato anagrafico per concentrarsi su criteri più congruenti (cantautori, capitanati da Giada Agasucci; interpreti, guidati da Giuliana Ferraz; gruppi, sostenuti da Massimo Morandi), accentuando nel contempo una diversità di generi che ha arricchito la gara e creato qualche difficoltà di valutazione alla giuria tecnica, composta quest'anno dal produttore Paky Arcella, Daniel Adomako (da riascoltare la sua interpretazione, naturalmente fuori concorso, di Amazing Grace), il coordinatore di Atleti per Cristo Jason Greenwich, l'interprete brasiliana Ana Luiza Tristão e presieduta come di consueto dal direttore di evangelici.net.

La serata di sabato 26 come di consueto è scorsa via fluida, grazie anche alla briosa conduzione di Manuel Manima che si è saputo giostrare tra artisti, tecnici, giurie e il numeroso pubblico (la sala, ancora una volta, era gremita); purtroppo la formula dell'eliminazione diretta non ha permesso di riascoltare alcune proposte comunque interessanti: dalla romana Elisabetta Ercolani, voce preparata e buona presenza sul palco, ai torinesi Alessio e Pat, che con il loro rap sulla parabola del figliol prodigo hanno proposto un testo profondo e non scontato (nota a margine: onore al merito per Pat, vocalist, sul palco nonostante la gravidanza). Avrebbero meritato qualche ulteriore ascolto anche la voce e la chitarra di Marcelo Ferreira, con le sue sonorità brasileire semplici e delicate, Pasquale Musso di Monreale, con la sua voce di stampo lirico che purtroppo il brano non ha valorizzato adeguatamente, i De Esperanza (una bella storia dietro il loro gruppo, nato in una casa-famiglia del padovano) con i loro arrangiamenti anni Ottanta, e il veronese Enrico Zanetti, in arte Chicco, autore di un hip hop colto ma allo stesso tempo popolare («il refrain "Siamo gli eroi/ noi noi noi noi" mi resterà in testa per giorni», commentava un giurato a margine della sua performance), che si è aggiudicato il premio della critica.

Ancora più difficili da valutare i confronti in semifinale, dove tra gli interpreti sono rimasti indietro Isabelle Morimoto, indecisa tra acustico e dance (ma ha saputo interpretare bene entrambe le situazioni), tra i cantautori Brian Galchoolah con la sua anima a stelle e strisce (a volte bastano voce e chitarra a infiammare la platea) e i Revival, originale formazione di Marsala che ha rivisitato un noto brano ("Su ali d'aquila") in chiave retrò, sostenuta da intrecci vocali puliti e arrangiamenti interessanti (molto bene lo swing sul primo brano, meno incisiva la performance sulle note di "Benedici o Signore"), oltre che da un look in tema.

In finale la piemontese Marta Falcone, cantautrice con una voce non trascurabile e i palermitani Generale D, in assoluto i più coraggiosi con il loro trash-punk, hanno dovuto cedere il passo alla casertana Anita Mazzarella, interprete non banale che punta sulla fisicità di una voce potente e preparata, una vocalità che ha convinto i giurati di categoria. Sarà sua, quindi, la prossima produzione della AM Production.

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