Dalla Siria, tra gli evangelici con i rifugiati

Notizia inserita il 24/7/2012 alle 12:13 nella categoria: Chiesa Perseguitata

VERONA - Porte Aperte è l'organizzazione internazionale cristiana evangelica a sostegno della Chiesa perseguitata. Uno dei suoi collaboratori ha partecipato a uno dei tanti incontri in una chiesa evangelica di Damasco mentre la città era sotto il fuoco incrociato dell'esercito di Bashar al-Assad e delle milizie dei ribelli e racconta ciò che ha visto e sentito esordendo con un: «è un meraviglioso esempio di amore fraterno e cura dei cristiani perseguitati». Il resoconto prosegue: «Davide pianse davanti al Signore, riversò il suo dolore su di Lui, afferma il pastore dal pulpito. La chiesa è gremita di profughi giunti da Homs (e dintorni), altra città scenario di massacri, bombardamenti e scontri in questa guerra civile che devasta la Siria da ormai troppo tempo. Sono famiglie composte da donne, uomini, vecchi e bambini che hanno dovuto lasciare tutto, lavoro, casa e amici, poiché era diventato troppo pericoloso vivere in quelle zone, e ora, profughi nella loro stessa patria, si trovano nuovamente nel cuore della tempesta. E in questa tempesta, la Chiesa siriana sta giocando un ruolo fondamentale. Decisamente, ognuno di questi profughi riesce a immedesimarsi nelle parole del pastore tratte dal Salmo 142 e, soprattutto, nelle vicende e nei sentimenti di Davide, mentre si nascondeva nella spelonca di Adullam».

Per incoraggiare e sostenere queste famiglie di rifugiati e per dare loro l'opportunità di incontrarsi e condividere le loro difficili esperienze, le chiese locali organizzano specifici culti e riunioni. Porte Aperte lavora al fianco di queste chiese, fornendo aiuti di prima necessità e contribuendo anche alla realizzazione di questi incontri in chiesa, considerati una parte essenziale del soccorso ai rifugiati di Homs, utile a sostenerli emotivamente e spiritualmente oltre che materialmente.

«Il salmo 142 - continua il pastore dal pulpito - fu scritto in una situazione di crisi. Davide si sente accerchiato, tutto e tutti sono contro di lui. Il pianto di quest'uomo è il risultato di un dolore profondo. Nessuno si prende cura dell'anima mia, dice Davide. È un dolore che lo consuma dall'interno. All'inizio esponendo ciò che sente, Davide parla di Dio come di qualcuno che è distante e usa il pronome "Lui" per identificarlo e per far percepire questa distanza in chi legge». Poi il pastore fa notare il cambio di prospettiva che accade dal verso 3, ossia Davide parla di Dio usando il "Tu". Dio vuole sentire la tua voce esprimere con chiarezza ciò che provi, non vuole sentire ripetere belle e vuote parole. Quando siamo veramente onesti con Lui, Dio ci viene incontro. Davide è confuso, in mezzo a tutto quel dolore dov'è Dio? Quando la sua preghiera diventa onesta e accorata, il "Lui" si trasforma in "Tu", perché Dio gli è vicino».

Le oltre 200 persone presenti in chiesa sono attente a ogni singola parola. «Forse Davide ha pensato: quando sconfissi Golia, tutti mi trattavano come un eroe. Ora non ho riparo, nessuno si preoccupa per me. Sono un rifugiato in fuga senza un posto dove vivere». Sempre di più i presenti s'immedesimano nella figura di Davide, poiché anche loro sono in fuga, senza un posto dove stare, impauriti per il futuro incerto. «Ma poi ai versi 5 e 6, Davide riconosce che Dio è il suo rifugio, perché lo sente vicino e alla presenza del Signore tu ed io non siamo più soli». È stupendo percepire il senso di unione e fratellanza che aleggia in questa chiesa di Damasco, pur se le persone provengono da circostanze, zone, denominazioni diverse. «I giusti trionferanno con me perché mi avrai colmato di beni, dice il salmista, convinto dell'intervento di Dio in suo favore. Non sempre Dio rimuove il dolore, a volte dobbiamo attraversarlo e affrontare certe situazioni, ma ciò che è certo è che quand'anche nessuno ci aiutasse, Dio sarà lì con noi a farci sentire la gloria della Sua presenza».

Dopo il servizio è il momento di mangiare tutti insieme; infine le famiglie ricevono un pacco di beni di prima necessità. In molti di loro è tornato il sorriso, non si sentono più soli e abbandonati.

Questo è solo uno dei tanti incontri che tante chiese siriane stanno realizzando, raccontato da un collaboratore di Porte Aperte. Questo è ciò che sta facendo la Chiesa siriana in mezzo alla tempesta. [gp]

Fonte notizia: Porte Aperte

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