Libia alle urne verso la libertà

Notizia inserita il 7/7/2012 alle 10:40 nella categoria: Chiesa Perseguitata

TRIPOLI - Dopo quarantadue anni di dittatura oggi si vota per l'Assemblea Costituente mentre il paese appare diviso. Scontri, sabotaggi, pressioni separatiste e mancanza cronica di sicurezza rendono queste elezioni (e il futuro del paese) imprevedibili. È, comunque, tempo di elezioni democratiche per 2,8 milioni di libici. Solo un paio di anni fa, una cosa del genere sarebbe sembrata un paradosso. Poi la rivoluzione, l'intervento armato di vari paesi e la caduta di Gheddafi hanno completamente messo sottosopra la nazione. Finita la guerra, il paese è sostanzialmente uscito dalla scena del panorama internazionale, eppure il futuro del popolo libico si sta giocando proprio in queste settimane: i 200 delegati eletti avranno il compito di redigere la nuova Costituzione (che sarà sottoposta a referendum), oltre che di eleggere un presidente e un primo ministro. Durante i quarantadue anni di regime del rais i partiti politici erano proibiti e le istituzioni in pratica inesistenti. E ora si vota, diciotto giorni dopo la data prevista (19 giugno) e poi rinviata per motivi "tecnici e logistici".

Negli ultimi mesi, in tutto il paese si sono registrati scontri armati. Solo la scorsa settimana almeno quarantasette persone sono morte in attacchi tribali nella Libia sud-orientale. Si è assistito anche a sabotaggi di fazioni separatiste, corruzioni e tentativi di brogli elettorali. Preoccupa la mancanza di un reale controllo da parte del Consiglio Nazionale di Transizione (che sta governando il paese) e vi è un vuoto in termini di sicurezza: la polizia incontra molte difficoltà, perché parte del territorio resta nelle mani delle milizie armate.

Tuttavia, secondo i contatti di Porte Aperte (l'organizzazione internazionale evangelica a sostegno della Chiesa perseguitata), la Libia sta davvero iniziando una nuova era e le sfide che ha di fronte sono enormi: creare un sistema politico e giudiziario, ricostruire il paese dopo la devastante guerra, rimettere in piedi un sistema economico funzionante e molto altro.

Porte Aperte ha anche scritto più volte che «il paese è stato mantenuto "impermeabile" al Vangelo», così in mezzo a tutto questo la Chiesa libica si presenta piccola, frazionata e debole. Di fatto i credenti sono una manciata e spesso non si conoscono tra loro, vivendo nel segreto la loro fede. L'apertura che si è sperimentata durante la rivoluzione, ora non sembra possibile ma Porte Aperte chiede preghiera a tutti affinché i risultati di queste elezioni si manifestino positivi per il futuro dei cristiani libici.

È chiaro che si avrà un governo islamico, ma ci si chiede "quanto islamico" sarà e se darà ascolto alle richieste di democrazia provenienti dal popolo. Inutile fare confronti con l'Egitto, qui la situazione è profondamente diversa, ma la preoccupazione per una deriva islamico-radicale è reale. [gp]

(Fotogramma da Sky tg24)

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