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Porte Aperte, i perché di un convegno

Notizia inserita il 25/4/2012 alle 11:50 nella categoria: Chiesa Perseguitata

RIMINI - A volte sono i dettagli a dare un tono particolare alle esperienze. E, probabilmente, il 28.mo convegno nazionale di Porte Aperte, tenutosi a Rimini dal 20 al 22 aprile e incentrato sul tema "Per causa mia", verrà ricordato anche per un brano musicale: "I have decided to follow Jesus", risuonato nella sala convegni di Torre Pedrera a caratterizzare un incontro che ha visto, come ogni anno, la presenza di oltre trecento cristiani provenienti da tutta Italia, riuniti nel nome della chiesa perseguitata.

"Io ho deciso, seguirò Cristo", ripescato e rivisitato per l'occasione da Giuseppe De Chirico, ha infatti aperto e chiuso il convegno insieme alla sua storia, poco nota ai più. Una storia che rimanda alla drammatica fine di Sundar Singh, un indiano che, nel XIX secolo, per la sua conversione al cristianesimo vide trucidare la sua famiglia e, a sua volta, venne ucciso mentre ripeteva quelle che sono poi diventate le parole di un brano tra i più noti del panorama musicale evangelico.

Una colonna sonora ideale per raccontare i drammi che i cristiani vivono ancora oggi nei paesi maglia nera della WWList: in primo luogo la Corea del nord, l'Afghanistan, l'Arabia Saudita, la Somalia, l'Iran, e perfino quelle Maldive che gli europei amano tanto. Cristiani che vengono vessati, emarginati, licenziati, disconosciuti dalla società e dalla loro stessa famiglia, vittime di mobbing, violenza, maltrattamenti, ingiustizie e che talvolta subiscono il martirio per la scelta di non rinnegare la loro fede.

Una volta erano i Paesi comunisti a destare allarme per lo scarso rispetto dei cristiani, e proprio per soccorrere i cristiani dell'Europa orientale a metà del Novecento nasceva l'impegno di Open Doors - sbarcato negli anni Ottanta anche in Italia, con il nome di Porte Aperte -; oggi a creare preoccupazione sono i Paesi dove l'islam caratterizza la società con le sue leggi plasmate sulla sharia e le frequenti intolleranze dei suoi esecutori, estremisti talvolta tollerati, e in alcuni casi addirittura fiancheggiati, dalle autorità.

A rendere quasi fisicamente l'idea del dramma che la minoranza cristiana vive nei Paesi caratterizzati da una forte presenza islamica nella società e nell'amministrazione pubblica è stata la stessa figura dell'oratore principale invitato quest'anno a Rimini: un uomo di mezza età, protagonista di un noto libro di Porte Aperte, da anni impegnato a visitare e sostenere i cristiani nei Paesi arabi.
Un uomo di cui non è possibile rivelare il nome - nei libri e al convegno veniva chiamato comunemente Butros, ma non è il suo nome reale - né divulgare la provenienza precisa, e che dal palco ha implorato con insistenza di non scattare foto per non mettere a repentaglio la sua sicurezza. E, con "sicurezza", era chiaro si riferisse alla sua stessa vita. Un missionario che, per sopravvivere e operare, ha accettato per sé e la sua famiglia una vita sotto copertura.

Molte le storie raccontate da Butros - lo chiameremo anche noi così - nel corso delle tre giornate di lavori riminesi: da un lato le vicende drammatiche dei cristiani trucidati, dall'alto le notizie incoraggianti di credenti che si moltiplicano in seguito ai martirii e perfino in base a sogni e visioni. L'oratore non ha mostrato particolare ottimismo per la situazione dei cristiani nei Paesi investiti dalla primavera araba, dove le istituzioni rischiano di invilupparsi in un islam ancora più integralista, ma non ha saputo trattenere la soddisfazione di fronte allo sviluppo delle chiese, nonostante le condizioni generali critiche.

A completare il quadro è intervenuto Al Janssen, responsabile internazionale per la comunicazione di Open Doors e autore o co-autore di 25 libri di Porte Aperte: la classifica dei primi dieci Paesi della WWList - la "lista nera" dei Paesi più intolleranti verso i cristiani -, ha spiegato, contiene un paradosso in quanto vede diversi peggioramenti ma nessun miglioramento. In altre parole: se un Paese è sceso in classifica non è perché ha addolcito la sua politica nei confronti dei cristiani, ma perché altri Paesi hanno limitato ulteriormente la libertà di religione nei loro confini, guadagnando posizioni nella poco invidiabile top ten.

Insomma: la crisi economica, per la maggior parte dei cristiani nel mondo, è un problema secondario. Per quei cristiani l'impegno costante di Porte Aperte è fondamentale: l'ormai tradizionale intervento annuale di Lino Cavone sul lavoro di Porte Aperte ha mostrato come nell'attività dell'organizzazione non ci sia più solamente la rocambolesca introduzione di Bibbie in Paesi dove possedere una Bibbia è vietato o quasi impossibile (nonostante questo, comunque, nell'ultimo anno in Cina sono state distribuite oltre un milione e 300 mila Bibbie), ma anche, tra l'altro, nel sostenere le vedove e gli orfani degli ormai numerosi pastori arrestati o giustiziati, nel dare ai credenti emarginati un aiuto da cui ricominciare mettendo in piedi un'attività economica per mantenersi, nel formare i nuovi responsabili di chiese perseguitate ma in ascesa così rapida da non poter contare su un numero sufficiente di responsabili di comunità.

Un impegno a tutto tondo, quello di Porte Aperte all'estero, cui si aggiunge la sensibilizzazione delle chiese evangeliche locali sul tema della persecuzione: un argomento presente, ma talvolta trascurato, e che l'organizzazione riformula periodicamente con iniziative specifiche, declinandolo nella versione femminile di "Da donna a donna" e in quella giovanile di "Shockwave", nel progetto di rappresentanza locale degli "ambasciatori" e nel coinvolgimento dei più volenterosi nei viaggi attorno al mondo per portare sostegno e incoraggiamento a chi soffre (i prossimi, nei mesi estivi, sono programmati in Nordafrica e in Colombia).

In questo quadro, l'incontro annuale di Rimini è un'occasione unica, un momento toccante, un osservatorio privilegiato. Un'occasione unica, per il numero di credenti che richiama nonostante la crisi e per la possibilità di raggiungere nello stesso momento rappresentanti di decine di denominazioni e centinaia di chiese sparse nella Penisola.

Un momento toccante, per l'intensità di tre giornate di grande impatto, studiate nei dettagli dall'accoglienza alle sessioni operative, dal concerto del sabato sera - quest'anno è andato in scena "Abbraccio infinito", una interessante performance di Giuseppe De Chirico in versione semiacustica tra cover, brani storici del suo repertorio e alcuni inediti, accompagnato da Emmanuele Dicembrino al pianoforte, Ezio Cauda alle chitarre ed Elena Puscasu alla viola -, alla catena di preghiera notturna, fino al culto conclusivo della domenica mattina, con i momenti di fraternità caratterizzati dalla Santa Cena condivisa tra credenti provenienti da realtà differenti tra loro.

Un osservatorio privilegiato per scoprire mondi di dolore che, in Occidente, talvolta nemmeno possiamo immaginare, attraverso testimonianze di prima mano sulla sofferenza della chiesa nel mondo.

Questo è il convegno di Porte Aperte. Ed è decisamente un buon segno che ogni anno siano così tanti i credenti disposti, nonostante tutto, a percorrere centinaia di chilometri e dedicare tre giorni per rinnovare la propria motivazione a intercedere e intervenire in favore dei cristiani vittime di quelle sofferenze.

Leggi il resoconto twitter del convegno

(nella foto, un momento dei lavori)

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