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Porte Aperte per la Nigeria

Inserita il 4/8/2010 alle 12:21 nella categoria: Chiesa Perseguitata

JOS (Nigeria) - In Nigeria, come è noto, si sta combattendo una complessa battaglia per la libertà; nel nord del paese l'islam più radicale, fomentato da gruppi di palese ispirazione talebana (appoggiati da Al Qaeda stessa), mina la fragile stabilità esistente seminando paura e violenza in particolare nella zona di Jos, stato di Plateau, scenario di un vero e proprio braccio di ferro in cui si intreccia una fitta rete di interessi sociali, economici e religiosi.

È notizia di qualche giorno fa l'ennesimo brutale attacco a una comunità cristiana del villaggio di Mazah, vicino Jos, dove 7 persone sono state ferocemente assassinate, tra cui un bambino di 8 anni, 10 case e una chiesa sono state incendiate da una folla di un centinaio di musulmani. A quanto pare l'attacco era premeditato nei minimi dettagli, poiché la strategia usata e la determinazione con cui sono state individuate le vittime non lascia spazio a dubbi e questo si evince soprattutto dal racconto dei superstiti.

«È incredibile, fratello mio! Hanno ucciso mia moglie, le mie tre figlie e hanno bruciato la mia casa. Mi hanno devastato», così racconta Nuhu Dawit, leader della Chiesa di Cristo in Nigeria (COCIN) del villaggio di Mazah, a Porte Aperte. Hannatu, invece, moglie di un consigliere della zona, semplicemente continua a ripetere: «Non riesco a credere che sia davvero successo». Ha perso un figlio di 8 anni in questi attacchi, così come entrambi i suoceri e la casa con tutti i loro averi: rimangono lei, il marito Joseph e i 5 figli, senza più un luogo dove abitare. Il governo nigeriano ha pubblicamente condannato gli attacchi, definendoli un tentativo di minare la relativa pace nello stato di Plateau.

A nome di tutto lo staff di Porte Aperte Italia, ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato (o hanno intenzione di partecipare) attivamente alla campagna in risposta agli attacchi a Jos (Nigeria).

«Oggi vi rendiamo noti alcuni risultati tangibili di questa campagna - precisano a Porte Aperte -, resi possibili solo grazie a voi che avete risposto inviando la lettera (la trovate nel nostro sito nella sezione Petizioni) al presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, lettera con cui abbiamo chiesto al presidente di punire i colpevoli degli attacchi indipendentemente dalla loro posizione sociale o politica, di compensare le vittime per quanto sia possibile e di fare del suo meglio per restaurare la pace e l’armonia nello stato di Plateau».

La petizione è iniziata circa due mesi fa e Porte aperte precisa che «si stima che siano arrivate oltre 11.850 lettere presso gli uffici della presidenza nigeriana, un fiume di corrispondenza che decisamente non è passato inosservato! Certe prese di posizioni pubbliche dei più alti gradi dell'autorità nigeriana contro gli attacchi ai cristiani ci stimolano a continuare questo nostro impegno e a ringraziarvi per il vostro contributo: a volte il semplice invio di una lettera di petizione può sembrare un gesto da poco, ma quando, come in questo e in moltissimi altri casi, uniamo le nostre forze e quella lettera diventa un fiume di corrispondenza, riuscivamo a fare la differenza! Non sempre le petizioni sono possibili, poiché molte sono le accortezze da seguire; in primis Porte Aperte si preoccupa di proteggere i credenti del paese in questione, valutando se e in che modo una pressione diplomatica come quella delle petizioni possa arrecare loro danno o beneficio. La nostra missione ha raccolto il mandato che la chiesa libera rinnova con forza e cioè di proteggere, sostenere e aiutare la parte che soffre, ovunque esista una forma di persecuzione a danno dei cristiani, e continueremo a farlo grazie a voi».



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