Iraq, autobomba contro studenti cristiani
Inserita il 7/5/2010 alle 07:59 nella categoria: Chiesa Perseguitata
MOSSUL - Domenica scorsa tre autobus che trasportavano studenti cristiani sono stati obiettivo di un'azione terroristica nei pressi di Mossul.
Secondo le notizie riportate da un collaboratore di Porte aperte in Iraq, una persona è morta e altre 80 sono rimaste ferite. Il bilancio è peggiorato con il passare delle ore, portando a centocinquanta il numero feriti, di cui alcuni molto gravi.
L'attacco ha avuto luogo presso un posto di blocco sulla strada fra Karamless e Qaraqosh in direzione di Mossul, nell'area di Kokjaly, gestito da militari americani, curdi e iracheni.
Un attentatore suicida su un'auto piazzatasi fra i primi due autobus si è fatto esplodere; a questa esplosione ne è seguita una seconda, causata da un ordigno piazzato a margine della strada. Secondo le notizie più recenti, il proprietario di un'officina meccanica vicino al luogo dell'attentato, Radeef Hashim Mahrook, è morto nel tentativo di aiutare gli studenti colpiti dalla prima esplosione.
«Molti osservatori - precisano a Porte aperte - sono costernati dalla spregiudicatezza di questi attentati, avvenuti in una zona con una forte presenza di militari: è evidente che il movimento fondamentalista dimostri di essere sempre più privo di scrupoli e sicuro di sé. Di fatto rivendica un maggior impegno nell’estirpare gli "infedeli cristiani" e promette l'utilizzo di metodi sempre più creativi e violenti in questa feroce crociata».
Molti degli studenti cristiani hanno lasciato Mossul a causa delle bande di estremisti islamici che letteralmente vanno a caccia di cristiani, ma come rifugiati non sono autorizzati a studiare a Erbil o in altre città. Per questa ragione spesso, dai loro villaggi nella pianura di Ninive, devono recarsi a studiare a Mossul.
I collaboratori locali di Porte Aperte, che devono mantenere l'anonimato, aggiungono: «È normale, molti degli studenti fanno i pendolari anche giornalmente a causa del pericolo che corrono se rimangono a dormire a Mossul. Dopo questi attacchi oltre mille studenti spaventati dall'accaduto, salteranno il resto del semestre».
«Ricordiamo con il cuore in gola - conclude Porte aperte - le famiglie di profughi da questa città che abbiamo incontrato nel nostro recente viaggio in Iraq; ricordiamo le parole dei giovani studenti che, mal celando la loro frustrazione, ci dicevano che avrebbero continuato comunque ad andare a scuola nonostante le minacce».
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