Porte Aperte, in 400 per la chiesa perseguitata
Inserita il 24/4/2009 alle 23:46 nella categoria: Chiesa Perseguitata
RIMINI - «Quanto è buono e quanto è piacevole che fratelli dimorino insieme»: con la celebre introduzione del Salmo 133 Lino Cavone ha aperto venerdì sera a Torre Pedrera (Rimini) il XXV convegno nazionale di Porte Aperte, l'organizzazione internazionale che da oltre 50 anni si occupa dei cristiani perseguitati.
Cavone, direttore della base italiana, ha ricordato di aver avuto l'opportunità di partecipare a tutti i convegni organizzati fino a oggi e di aver vissuto, in questi ultimi decenni, momenti di emozioni opposte: «Ricordo il 1994, quando in Iran tre ministri di culto vennero uccisi: tra di loro il pastore Medi Dibaj, giustiziato dopo nove anni di prigione».
«È stato difficile anche - ha ricordato Cavone - incontrare anni fa in Colombia, e più di recente in Nigeria, vedove e orfani di cristiani uccisi per la loro fede».
In questi decenni ci sono stati però anche momenti esaltanti: come il Progetto Perla, che nel 1981 è riuscito a consegnare in Cina un milione di Bibbie in una sola notte. E poi nel 1989, la caduta muro Berlino: nel 1982 Porte Aperte aveva lanciato campagna di preghiera settennale di preghiera per l'URSS e l'Europa dell'Est. «Ma è esaltante - ha ammesso Cavone - ogni viaggio in cui riusciamo a passare la frontiera, consegnare le Bibbie e vedere il sorriso dei fratelli che le ricevono come un bene prezioso».
Il convegno di Porte Aperte ha fatto segnare il tutto esaurito con settimane di anticipo sull'appuntamento: oltre 400 le iscrizioni pervenute, un numero di presenze doppio rispetto al 2008.
«Oggi qui siamo tanti - ha commentato soddisfatto Lino Cavone -, e il programma di quest'anno valorizzerà le diversità che ci caratterizzano, attraverso una comunione fraterna fatta di comprensione e informalità».
Dopo Lino Cavone è salito sul palco Fawzi Khalil, 47 anni, musulmano convertito nel 1981 dall'islam e attualmente impegnato nel sostegno i credenti che vivono nei paesi africani affacciati sul bacino del Mediterraneo.
«Vi porto molti saluti dalla chiesa sofferente - ha esordito Fawzi -. Sappiamo qual è la grazia di Dio, viviamo anche grazie ai fratelli europei, e per questo sono così grato per ognuno di voi che prega per noi».
La situazione dei cristiani che provengono dall'islam sono particolarmente critiche: considerati apostati dai loro stessi familiari, sono costantemente a rischio della vita.
Il missionario ha raccontato la vicenda di un giornalista egiziano che, dopo essere stato per anni un fiero contestatore del cristianesimo, ha sperimentato la conversione, accettando il battesimo; come una giovane donna, avvocato di 27 anni, che dopo aver aderito al cristianesimo non ha voluto abbandonare la realtà in cui viveva, sperando di portare il messaggio del vangelo anche ai suoi familiari: trascinata alla polizia dai suoi stessi parenti, venne lasciata per tre giorni in cella senza cibo né acqua; una volta rilasciata, venne presa nuovamente in consegna dai familiari, che la uccisero facendola precipitare dal palazzo dove vivevano.
La serata di apertura, introdotta e conclusa da momenti di lode a cura di Giuseppe De Chirico e Nico Battaglia, è continuata con la proiezione del cortometraggio "La via del perdono", docu-film che testimonia la storia di Alfita, Yami e Theresia, giovani credenti indonesiane trucidate quattro anni fa da fanatici.
Il XXV convegno di Porte Aperte continua sabato e domenica mattina con la testimonianza dei pionieri Johan e Anneke Companjen, oltre a proiezioni, notizie dalla chiesa perseguitata e momenti di riflessione comune.
Per informazioni: http://www.porteaperteitalia.org
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