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Sudan, il Presidente accusato di genocidio

Inserita il 10/4/2009 alle 15:54 nella categoria: Chiesa Perseguitata

KHARTUM (Sudan) - Darfur, regione dello stato africano del Sudan: a questa zona, teatro di persecuzioni e assassinii, la missione evangelica Porte Aperte dedica uno speciale, in seguito all'accusa di genocidio nei confronti di Omar Hassan al Bashir.

Il procuratore della Corte Penale Internazionale ha proposto alla Camera della Corte di chiedere il mandato d'arresto per il presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir, accusato di genocidio e crimini di guerra relativamente alla crisi del Darfur.

«Il Sudan rappresenta uno dei più discussi disastri umanitari degli ultimi tempi», precisano a Porte Aperte; genocidio, pulizia etnica, profughi, sono termini che rimbalzano negli articoli che trattano gli avvenimenti che si susseguono, immortalati da numerose immagini che ognuno può vedere in rete.

Il mandato di arresto contro Bashir è stato emesso il mese scorso, ma "solo" per crimini di guerra e contro l'umanità, perché l'accusa di genocidio non è stata contemplata per insufficienza di prove.
Immediata la replica del governo sudanese, che ha detto di non riconoscere l'atto formale d'accusa e, per voce del Presidente, ha scansato le imputazioni con un eloquente "non valgono l'inchiostro con cui sono state scritte".

"Ti proteggeremo anche con il nostro sangue" gridano le milizie fedeli a Bashir, mentre si incidono le braccia e raccolgono il loro stesso sangue per scrivere sul suolo tale promessa, durante una dimostrazione a Khartoum. "Dobbiamo liberarci delle spie. Quindi tutte le organizzazioni umanitarie da qui a un anno dovranno smettere di distribuire aiuti" grida da un pulpito il presidente sudanese. Dalle parole ai fatti: è di pochi giorni fa il rapimento di due operatori umanitari dell'associazione francese Aide Medicale Internationale, che il 5 aprile sono stati prelevati da uomini armati non identificati.

Milioni di profughi sopravvissuti alla pulizia etnica sono disperati, a causa delle voci che sostengono che tra un anno il genocidio potrebbe essere ultimato e la popolazione del Darfur completamente annientata.

In questo clima di oppressione, anche i cristiani sono presi di mira; si registrano attacchi da parte delle milizie vicine al presidente Bashir contro chiese nella zona montagnosa di Nuba, nel villaggio di Chat, e contro edifici usati dalla chiesa presbiteriana e dalla chiesa di Cristo sudanese.

A quanto pare gli attacchi avvengono in risposta al mandato d'arresto internazionale. Gli stessi oppositori politici sudanesi parlano del presidente Bashir come di un uomo seduto su un trono ormai alla deriva.

«I cristiani - conclude Porte Aperte - sono sotto attacco dunque, mentre il principale oppositore alle prossime elezioni è Hassan al Turabi, un ideologo islamico ex compagno di avventura proprio del presidente Bashir: il futuro è decisamente oscuro per il popolo sudanese!». [sr]

Il testo completo su www.porteaperteitalia.org



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