Legrottaglie si racconta a La Stampa
Inserita il 18/3/2009 alle 12:06 nella categoria: Rassegna Stampa
TORINO - Che prenda a calci il pallone o sfogli la Bibbia, Nicola Legrottaglie fa lo stesso mestiere: il difensore. Radicale, se necessario. Il difensore della Juve racconta la sua fede di cristiano evangelico.
«Personalmente sono accusato di essere un "estremista di fede" - racconta il giocatore della Juve nelle ultime pagine dell'autobiografia - solo perché ho una visione diversa su certi argomenti che oggi sono dati per scontati, assodati e digeriti». Lui, invece, si fa guidare dal suo personalissimo Gps, come disse una volta, le Sacre Scritture. Con toni vagamente da crociata, traccia così il suo cristiano (evangelico protestante) vademecum, dall'eutanasia all'aborto, per un perfetto manifesto teocon. «Siccome, per molti, staccare la spina a un essere umano ancora vivo è un passo avanti, e io sono contrario - scrive - allora quello strano sono io.
Siccome, per molti, che una donna abortisca è un segno del progresso, e per me invece è un grave atto contro la vita, allora quello strano resto sempre io. Siccome, oggi, il sesso vorrebbero insegnarlo anche a scuola, con non meglio specificate ore di "educazione sessuale", mentre io credo nell'importanza della castità e del preservare il corpo, allora l'integralista religioso sono io. Non ci faccio caso, prego per loro».
«Fratello Nicola», come lo chiamano i colleghi di fede, ha idee piuttosto chiare anche sull'omosessualità: «Oggi viene vista come una moda, una maniera come tante per essere contro. Nella Bibbia c'è scritto chiaro e tondo che l'omosessualità, sia maschile che femminile, è peccato». Non giudica i gay («Fanno parte del mio prossimo e quindi li amo»), ma qualche istruzione la fornisce: «Da etero e cristiano consiglio loro di leggere la Bibbia. E per quelli che vorranno, le mie riunioni del lunedì sono aperte. Il caso che ho citato in precedenza, un gay che oggi ha moglie e figli, la dice lunga».
Precetti cristallini anche sulla «fecondazione artificiale», da far invidia all'onorevole Paola Binetti. «Fecondare in laboratorio è qualcosa di fantascientifico - scrive nel capitolo "Utopia contro il Male" - e la prima immagine fredda che mi viene in mente pensando a certi luoghi è soltanto la morte, laboratori dove appunto tutto è conservato in frigoriferi speciali». Pratiche da anatema: «Giocare al piccolo chimico con la vita, con quella parolina che spetta solo a Dio, mi fa molta paura».
Ci si potrebbe affidare alla politica, ma Legrottaglie ci ha rinunciato presto: «Io non so se, nella politica, oggi ci sia qualcosa che assomigli ai precetti cristiani. Ho votato da ragazzo, anni fa, appena compiuti i diciotto anni e non sono mai più andato in una cabina elettorale. Ricordo che votai Berlusconi: mi era simpatico ed era presidente di un grande Milan, allora».
La richiesta del difensore bianconero sarebbe semplice: «Per come vedo scivolare verso il basso la società di oggi, mi piacerebbe molto che qualcuno si impegnasse concretamente a far valere la morale cristiana all'interno della vita di tutti giorni». Figurarsi due anni fa, quando Legrottaglie rischiò di finire «in terra musulmana». La Juve se ne voleva liberare, e da Istanbul spuntò la ricca offerta del Besiktas («Mi sarei sistemato a livello di finanze»), ma la riserva di fede era robusta: «Ero consapevole che l'ambiente turco avrebbe potuto essere ostile alla mia crescita spirituale».
Così, nonostante la fiducia «nei piani imperscrutabili del Signore Dio», una domanda l'assillava: «Signore, ma perché proprio dai musulmani mi vuoi mandare?». Alla fine saltò tutto, per questioni burocratiche: «Dio stava lavorando per me». Legrottaglie s'è convertito, diventando «un inviato di fede», solo dopo aver attraversato i peccati della vita precedente, «tra belle donne e tanti soldi, un fighettino con le meches bionde e la fama di tiratardi». Ritrovò la fede sulla via di Siena, grazie a un compagno (credente), Tomas Guzman.
Da lì, non è più stato lo stesso. «Credo che la fede sia un po' come il calcio - scrive nell'ultimo capitolo - se non ti alleni non combini nulla. La fede va coltivata, lo spirito deve essere allenato, altrimenti per il Diavolo è facile insinuarsi e vincere. Il Male gioca in contropiede. Un cristiano di fede solida deve saper tenere alta la linea difensiva e lasciarlo sempre in fuorigioco». Il suo mestiere, insomma.
di: Massimiliano Nerozzi da: lastampa.it data: 18 marzo 2009
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