Crisi USA, i manager pregano
Inserita il 1/10/2008 alle 12:18 nella categoria: Rassegna Stampa
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NEW YORK - A Wall Street si chiudono le Borse e si aprono le chiese. Nel giorno più buio dall'inizio della crisi, il popolo della grande finanza riscopre la fede in Dio e cerca rifugio nella religione. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio, e Lower Manhattan, sede del distretto d'affari più importante d'America, è dominata da un clima di calma surreale.
La frenesia che sino a pochi minuti prima ha accompagnato il crollo dei listini lascia spazio al silenzio. Dalle banche, dagli uffici, dalle Borse, escono persone dallo sguardo basso, si dispongono in file disordinate, sussurrano qualche parola per darsi appuntamento, ma non nel solito pub o nella caffetteria di turno. Questa volta il popolo di Wall Street fa rotta verso le chiese.
«L'aumento di fedeli delle ultime settimane ha raggiunto l'apice proprio oggi, mai prima d'ora la chiesa era stata così affollata da uomini in giacca e cravatta e da donne in tailleur», spiega il reverendo Mark Bozzuti-Jones della Trinity Church, chiesa episcopale di Wall Street. Manager e broker si ritrovano tra i banchi delle parrocchie del distretto finanziario, pregano o riflettono, più in generale cercano rifugio. «Sono turbati, hanno paura, sono in cerca di una parola di conforto - dice -, una situazione del genere non si vedeva dall'11 settembre». Dopo la funzione del primo pomeriggio in molti si accalcano vicino all'altare per scambiare una parola col reverendo.
Mark, come si fa chiamare dai fedeli, si è precipitato dal suo ufficio di fronte a Ground Zero non appena ha saputo della bocciatura del piano da parte della Camera. «Hanno paura di perdere il lavoro, di non poter pagare la scuola dei figli, o l'affitto, specie qui a Manhattan, altri temono di perdere la pensione». Forse temono più semplicemente di non poter fare la bella vita di prima? «Per trovare quelli dovete andare dall'altra parte della strada», ci risponde Terry Smith, broker dell'Amex, puntando il dito verso i piani alti di una nota finanziaria la cui sede è poco distante dalla chiesa. «Da loro - prosegue - non avrete neanche un'ammissione di colpa».
Il reverendo Bozzuti-Jones ha organizzato incontri di gruppo per aiutare le vittime di Wall Street a superare psicologicamente lo stress. «È ad affrontare le difficoltà quello su cui puntiamo», spiega padre Madigan della chiesa cattolica di St. Peter, a pochi metri dal World Trade Center. «Il carattere perverso di questa crisi è che deve ancora manifestare i peggiori effetti, specie sulla vita delle singole persone - prosegue padre Madigan mentre invita i fedeli a prendere un posto tra i banchi -. Molti di loro non sono frequentatori abituali e si vergognano un po' a farsi avanti», spiega.
Dal grande portone laterale entrano decine di persone, c'è il manager del Nyse, lo riconosciamo dal tesserino che ha ancora sulla giacca, c'è il banchiere di Goldman, lo stesso che ogni tanto interviene sulla tv finanziaria, c'è persino il responsabile della nuova filiale Chase dove tutti si fermano a prelevare contanti all'ora di pranzo. «Molte di queste persone sono quelle che hanno vissuto l'11 settembre», ricorda il reverendo Bozzuti-Jones convinto che come quegli attacchi hanno ucciso 3 mila persone in un solo colpo, questa crisi ha ucciso finanziariamente solo a New York 10 mila persone: «Non tutti reggeranno il colpo, tra le persone con cui ho parlato in queste ore c'è già chi ha deciso di mollare. Non vogliono che New York gli porti via l'unica cosa che gli è rimasta, la fede».
di: Francesco Semprini da: www.lastampa.it data: 30 settembre 2008
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