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Bologna, "condominio" con chiesa per i sinti

Inserita il 19/9/2008 alle 14:48 nella categoria: Rassegna Stampa

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BOLOGNA - È stato inaugurato il nuovo "condominio" per un gruppo di sinti bolognesi; tra case mobili e zona cucina anche un locale per la chiesa, dove il pastore evangelico della comunità potrà tenere i culti a cui partecipa un discreto numero di fedeli.

Ieri sono state assegnate le case a Bruna, Samuel, Nicola, Gabriella, Natalina. Non sono state consegnate loro delle chiavi, ma «un'autorizzazione»: un foglio di carta timbrato, in sostanza un contratto. Le case non sono proprio come le nostre case, ma il nuovo campo nomadi di via Dozza, quartiere Savena, a ridosso dei vivai Ansaloni, che è stato inaugurato ieri, nella giornata della conferenza a Bologna delle Città Europee contro il razzismo, per molti altri aspetti è un condominio.

Vi abiteranno un'ottantina di Sinti: cittadini italiani da generazioni, tutti con residenza nel Comune di Bologna, da una ventina d'anni sistemati qui. Nomadi per cultura e per origine, ma più stanziali di tanti altri cittadini italiani. Il precedente campo, che si stendeva sullo stesso terreno comunale, era solo un'area sosta attrezzata: con bagni e docce in batteria e allacciamenti per le roulotte. C'è stato un periodo in cui una sola doccia funzionava, e le altre no.

Nel 2005, il bando regionale per l'assegnazione di contributi ai Comuni che intendessero migliorare le aree per i nomadi, ha dato la possibilità di ristrutturare ma più ancora di ripensare come organizzare il campo. L'intervento è costato 700mila euro, la Regione l'ha finanziato per l'85 per cento. Ha spiegato ieri la vice sindaco Adriana Scaramuzzino, anche assessore ai servizi sociali, che è possibile dare accoglienza senza creare esclusione, offrire servizi dignitosi senza tradire costumi e tradizioni. La qualità della convivenza si determina in base alla condivisione dei progetti e dei servizi. Qui è stata usata molta pazienza, e poi anche fantasia.

I Sinti hanno scelto alcuni loro rappresentanti, e hanno partecipato a una serie di incontri con gli operatori del Quartiere Savena - c'è un giovane assistente sociale che si occupa specialmente di loro, Marco Tocco - con i funzionari dei Lavori Pubblici del Comune e con il responsabile della progettazione, Piero Vendruscolo, che già tre anni fa aveva disegnato il campo sinti di Borgo Panigale. I sinti desiderano continuare a vivere nelle loro case mobili, come fanno da generazioni. Anche al Savena continueranno a vivere nelle loro roulotte, ma avranno a disposizione, appena fuori casa, bagni riscaldati e cucine, in muratura.

Ma poiché, ad esempio, i piani di cottura in comune non erano graditi, ci si è inventati «i locali cucina» sotto il portico. Ogni portico ne contiene tre, separate da divisori. La comunità conta un'ottantina di persone: il più piccolo, Justin, ha sei mesi, la più anziana 71 anni. È la comunità che ha il più alto grado di scolarizzazione tra i sinti di Bologna, alcuni ragazzi hanno frequentato anche le superiori. È formata da cinque famiglie allargate, composta ciascuna da tre, quattro nuclei. Perciò l'area è stata divisa in cinque «microaree», separate tra loro da una rete: ogni microarea, cioè ogni cortile, accoglie le roulotte e i camper della stessa famiglia allargata.

In ciascuna delle cinque microaree è stata costruita una «casetta» in muratura, dipinta con i colori di Bologna: rosso e ocra gialla, alternati sulle pareti e sotto i portici. Ogni casetta ospita tre (o quattro) bagni completi con antibagno, con altrettante caldaie, e tre (o quattro) cucine, uno e una per ciascun nucleo famigliare. Le cucine sono all'aperto, ma al coperto, riparate dal portico che corre sui tre lati di ciascuna «casetta». È un po' come un campeggio. Ma ogni nucleo familiare è intestatario del contratto per la fornitura di elettricità, acqua e gas: non era mai successo prima. Pagheranno utenze e consumi.

E ogni famiglia, prima di accettare «l'autorizzazione», ha saldato quanto doveva al Quartiere di affitto arretrato per la sosta nel «vecchio» campo. Attorno alle casette è stato steso l'asfalto: e sull'asfalto la comunità di Bruna, Luigi, Natalina, Samuel..., sposterà le sue roulotte, i suoi camper e case mobili che per un anno, quanto sono durati i lavori, ha sistemato, stretto e concentrato sui terreni attigui. C'è anche la chiesa: la comunità ospita un pastore evangelico, e conta un discreto gruppo di fedeli. Potrà fungere anche da sala per riunioni o assemblee.


di: Brunella Torresin
da: espresso.repubblica.it
data: 19 settembre 2008

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