Arabia Saudita, cristiani nel mirino
Inserita il 14/8/2008 alle 12:06 nella categoria: Chiesa Perseguitata
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MILANO - Si susseguono le notizie di persecuzioni verso i cristiani in Arabia Saudita, il Paese paradiso dei petrolieri, ma inferno per chi non è musulmano.
La situazione dei cristiani in Arabia Saudita si fa sempre più difficile, in particolare per i musulmani convertiti al cristianesimo, che vengono sistematicamente perseguitati, percossi e, in alcuni casi, anche uccisi a causa di quello che per la legge islamica è considerato reato, l'apostasia.
Nei Paesi islamici, chi nasce musulmano non può cambiare fede se non a rischio della propria incolumità, considerato che, soprattutto nei luoghi in cui vige la sharia, la cosiddetta legge islamica, condanna la conversione dall'islam ad altra religione.
Eppure, nonostante la rigidità della legge, le punizioni e il carcere e la scarsa presenza di missionari e il difficile contatto con i cristiani, che sono soprattutto immigrati indiani, diversi musulmani abbracciano la fede cristiana (spesso tramite il web, le radio cristiane in lingua araba, la letteratura e le videocassette che circolano clandestinamente, e la tv via satellite), così come hanno fatto le quindici persone che il governo saudita ha espulso dal Paese lo scorso 5 agosto, dopo essere stati arrestati per essere stati colti in "flagranza di reato" da una dozzina di membri della polizia religiosa, che aveva fatto irruzione in un'abitazione privata, mentre i credenti erano riuniti in preghiera.
L'apostasia, ma spesso anche solo l'interesse per il cristianesimo, è considerata talmente grave da indurre persino i familiari del convertito, o del simpatizzante, a denunciarne il reato o a farsi giustizia da sé per riparare il disonore recato all'intera famiglia; ed è di ieri la notizia, riportata dall'Ansa, della morte di una ragazza, il cui padre, membro della Commissione per la promozione della virtù e contro il vizio, ha deciso di punirla tagliandole la lingua e dandole fuoco, perché il fratello della giovane aveva trovato nel computer della sorella diversi articoli sul cristianesimo che aveva scritto su alcuni blog.
Si suppone che molte delle persecuzioni verso i cristiani e degli omicidi avvenuti in ambito familiare non vengano alla luce, perché considerate "normali" azioni di mantenimento dell'ordine e di rispetto della legge islamica. [sr]

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