Sudafrica, gli immigrati si rifugiano nelle chiese
Inserita il 20/5/2008 alle 12:01 nella categoria: Esteri
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JOHANNESBURG (Sudafrica) - Oltre venti persone uccise, alcune bruciate vive, e decine i feriti nella guerriglia xenofoba che si è svolta nei sobborghi di Johannesburg; a migliaia hanno trovato scampo rifugiandosi nelle chiese.
È una guerra tra i poveri più poveri quella esplosa ad Alexandra, sobborgo-baraccopoli di Johannesburg, che ha visto centinaia di persone coinvolte nelle aggressioni ai danni delle migliaia di immigrati, provenienti soprattutto dallo Zimbawe, accusati di portare via il poco lavoro ai residenti del luogo.
Diversi immigrati sono riusciti a sfuggire alle rappresaglie armate nascondendosi nelle chiese. Il vescovo metodista Paul Verryn ospita nei locali della chiesa oltre 1500 persone e ammette di aver già dovuto respingere due assalti da parte dei sudafricani puri, di etnia zulu.
Il South African Council of Churches (SACC) ha espresso profonda preoccupazione per la situazione di grave violenza: «Invitiamo i residenti di queste comunità a desistere dalla violenza - ha detto Makue Eddie, segretario generale del Concilio - e ci impegniamo a lavorare con i pubblici dipendenti e tutti coloro che vivono nelle zone colpite al fine di promuovere la sicurezza umana e sostenibile dei mezzi di sussistenza per i nativi e gli immigrati stessi».
Memori di aver vissuto simili situazioni di povertà e di aver ricevuto aiuti anche da altri Paesi africani durante l'Apartheid, i rappresentanti del SACC, ma anche Jacob Zuma, presidente dell'African National Congress (il partito al potere del Governo), hanno condannato gli atti violenti, richiamando all'accoglienza e al rispetto dei disperati che raggiungono il Sudafrica in cerca di cibo e lavoro.
Il premio Nobel per la Pace, il vescovo Desmond Tutu, in un appello radio rivolto alla popolazione chiede che le violenze vengano immediatamente fermate, perché «quelli che attaccate, che uccidete, che violentate, sono nostri fratelli e sorelle. Anche noi siamo stati aiutati da altri africani, abbiamo sofferto, sappiamo cosa significa fuggire dalla miseria. Noi stiamo uccidendo i loro bambini. Fermatevi, vi imploro: non possiamo disonorare le nostre conquiste. Stiamo di nuovo tornando agli anni delle catene e dei collari». [sr]
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