«Dio disse: "Sia luce". E fu luce. Dio vide la luce: che cosa bella/buona! ... Dio vide tutto ciò che aveva fatto ed ecco, era cosa molto bella/buona» (Gen 1,3-4.31).
Fin dalle primissime pagine dell'in principio, dalla narrazione della creazione, la Bibbia sembra voler legare la parola alla bellezza, anzi a quella pienezza di senso che è l'intima unione tra bello e buono. E questa simbiosi tra parola pronunciata da Dio e bellezza che prende forma nell'esistenza umana attraversa tutta la Scrittura, dallo stupore di Dio di fronte alla bellezza del creato uscito dalla sua bocca fino alla Gerusalemme celeste, «adorna come una sposa per il suo sposo» nelle ultime pagine dell'Apocalisse.
Un intreccio che non si limita all'abbondante ricchezza di immagini poetiche che evocano la bellezza - dalla parabola d'amore del Cantico dei cantici alle meraviglie di Dio celebrate nei Salmi o nelle preghiere di uomini e donne innamorati di Dio, dalla magnificenza del creato fino al volto del «più bello tra i figli dell'uomo» (Sal. 44,3) rivelatosi in Gesù di Nazaret - ma che può divenire una chiave di lettura per l'intera Bibbia, un criterio per discernere ciò che l'insieme della Scrittura indica come «cosa bella/ buona» per l'uomo, come fonte di vita piena, degna di essere vissuta, destinata a trionfare sul male e la morte.
Del resto la stessa «santità» - cioè il rifulgere nell'esistenza di un uomo o una donna dell'assimilazione al solo Santo, Dio; il divenire «brano, parola del santo evangelo» da parte di un discepolo di Cristo attraverso la luminosità della sua condotta - può essere letta come bellezza, come parola che crea e diffonde il bello. Sì, nell'ottica cristiana la santità si declina anche come bellezza: già il Nuovo Testamento associa le esortazioni ai cristiani ad avere «una condotta santa» (cf. 1Pt 1,15-16) e ad avere «una condotta bella » (1Pt 2,12). La gloria di Colui che è «l'autore della bellezza» rifulge sul volto di Gesù, il Cristo (2Cor 4,6) e si effonde nel cuore dei cristiani grazie all'azione dello Spirito santificatore, che plasma il loro volto a immagine e somiglianza del volto di Cristo, trasformando le loro individualità biologiche in eventi di relazione e comunione. E così la vita e la persona del cristiano possono conoscere qualcosa della bellezza della vita divina trinitaria, vita che è comunione d'amore.
In un mondo chiamato alla bellezza, l'uomo, posto come custode del creato, ha la responsabilità della bellezza del mondo e della propria vita, di sé e degli altri. Se la bellezza è «una promessa di felicità» (Stendhal), allora ogni gesto, ogni parola, ogni azione ispirata a bellezza è profezia del mondo redento, dei cieli nuovi e della terra nuova, dell'umanità riunita nella Gerusalemme celeste in una comunione senza fine. La parola di Dio chiama i cristiani alla bellezza: una bellezza da instaurare nelle relazioni, per fare della chiesa una comunità in cui si vivano realmente rapporti fraterni, ispirati a gratuità, misericordia e perdono, perché ogni ferita alla comunione sfigura anche la bellezza dell'unico Corpo di Cristo. È una bellezza che deve essere detta, narrata come parola che crea uno spazio di libertà e non di paura, di dilatazione e non di conculcamento dell'umano, di simpatia e non di contrapposizione con gli uomini, di condivisione e solidarietà.
La parola di bellezza che emana dalla Bibbia deve pervadere gli spazi e gli ambienti abitati dai cristiani e soprattutto quel tempio vivente di Dio che sono le persone stesse. È la bellezza che emerge dalla sobrietà, dalla povertà, dalla lotta contro l'idolatria e contro la mondanità; è la bellezza che rifulge là dove si fa vincere la comunione invece del consumo, la contemplazione e la gratuità invece del possesso e della voracità. Sì, il cristianesimo è filocalia, via di amore del bello, e la vocazione cristiana racchiude una vocazione alla bellezza, a fare della propria vita un capolavoro di amore.
Perché la bellezza cristiana, quella «cosa molto bella/buona» che esce dalla bocca di Dio è un evento di amore che narra sempre di nuovo, in maniera creativa e poetica, nella storia, la follia e la bellezza tragica dell'amore con cui Dio ha amato il mondo.
di: Enzo Bianchi da: La Stampa - Tuttolibri data: 3 maggio 2008