RANGOON (Birmania) - A più di una settimana dalla terribile tragedia causata dal ciclone Nargis, che si è abbattuto sulla Birmania lo scorso 2 maggio, il governo birmano continua a negare l'accesso alle organizzazioni umanitarie.
Secondo il rapporto dell'Ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari, «le Nazioni Unite stimano che da 1.215.885 a 1.919.485 di persone sono state colpite dal ciclone. Il numero di morti può andare dai 63.290 ai 101.682 e 220mila persone sono date per disperse». I senza tetto sarebbero tra uno e due milioni. La situazione è drammatica e il rischio di epidemie di colera è già realtà, anche a causa della mancanza di acqua potabile. L'Onu, inoltre, esprime preoccupazione per la violenza che potrebbe verificarsi tra gli abitanti delle zone colpite, a causa della mancanza di viveri e di sostegni.
Il governo birmano, però, ridimensiona la tragedia e rifiuta gli aiuti umanitari, che numerose organizzazioni in tutto il mondo sono pronte a elargire, distribuendoli direttamente ai bisognosi, ma questo non è consentito: i militari prendono in consegna i contributi umanitari inviati dalle Nazioni Unite tramite il PAM (Programma alimentare mondiale), impedendo di fatto ogni forma di controllo sull'effettivo recapito dei beni alla popolazione indigente e l'accesso alle aree colpite.
Anche diverse associazioni cristiane, italiane e internazionali, attendono che le autorità birmane diano il permesso di inviare beni di prima necessità e sostegni alla popolazione in difficoltà; ma se le condizioni dettate dal governo per poter distribuire gli aiuti sono rigidissime per tutte le organizzazioni umanitarie, ONU compresa, quelle cristiane potrebbero incontrare anche più difficoltà, considerato che i cristiani in Birmania sono puntualmente perseguitati per la loro fede.
Intanto, la chiesa evangelica "Assemblee di Dio" in Birmania, che conta qualche centinaio di comunità sparse nel Paese, sta organizzando soccorsi da prestare nelle zone colpite dal ciclone, in cui si trovavano anche una ventina di chiese evangeliche, che sono state interamente distrutte, mentre una dozzina si trovano in aree devastate e isolate.
Nella già difficile situazione si è verificato un ulteriore ingente danno, infatti una imbarcazione della Croce Rossa, che trasportava beni destinati a un migliaio di persone, è affondata nelle acque del delta dell'Irrawaddy, mentre era diretta a Bogalay, uno dei territori più colpiti. Il carico è andato completamente perduto, ma l'equipaggio e gli operatori dell'associazione sono stati messi in salvo. [sr]